Metti un tigre nel motore! Ma a che serve, se al volante c’è un asino? – Willi Ritschard

Pensiero del giorno, di Marco Jermini

Un socialista d’altri tempi, vicino ai ceti più bassi della popolazione e per questo molto amato dalla gente: questo è stato Willi Ritschard, consigliere federale che non nascose mai le sue umili origini e che amava parlare in modo semplice e diretto.

Nato 100 anni or sono, il 28 settembre 1918, morì il 16 ottobre 1983, pochi giorni dopo aver comunicato le dimissioni. Eletto in Consiglio federale nel 1973, non era il candidato ufficiale del partito socialista. 

Figlio di un calzolaio, di professione installatore di riscaldamenti e sindacalista convinto, Ritschard aveva saputo rimanere vicino all’uomo comune anche nell’esercizio delle più alte cariche dello stato. Dotato di parecchio humor, Ritschard amava vivacizzare i suoi discorsi con espressioni pungenti, alcune delle quali sono rimaste negli annali. Celebre è la battuta “a che serve avere una tigre nel motore se al volante c’è un asino”, oppure la frase “tutti coloro che tacciono non sono necessariamente filosofi: ci sono anche degli armadi chiusi che sono vuoti”. Se si dovesse ricordare Willi Ritschard per l’eternità con un’unica frase, forse la popolazione elvetica sceglierebbe la seguente: “Die Schweizer sind eben ein Volk, das früher aufsteht, aber spät erwacht”, “gli svizzeri sono un popolo che si alza presto, ma si sveglia tardi”.

Marco Jermini