“Alessandria. Quei tre anni lontani in Egitto hanno modellato la mia arte” – Intervista ad Anna Sala

La campagna elettorale sta entrando nel vivo, è tempo di interviste politiche. Ma Ticinolive non rinuncia all’arte!

Anna Sala è nata a Milano, poi è andata in Egitto, poi ha studiato  e si è laureata a Siena. Oggi vive e lavora a Varese. Anna conosce bene il Ticino e lo frequenta da anni, ha esposto in numerosi spazi e gallerie. Siamo andati a trovarla nel suo atelier (ben ordinato, lindo e poco bohémien) a Varese.

Opere di Anna Sala sono esposte alla galleria Sergio Maina di Caslano sino al 15 gennaio.

Un’intervista di Francesco De Maria.

 

Franesco De Maria  In quali anni ha vissuto ad Alessandria d’Egitto?

Anna Sala  Ho vissuto ad Alessandria d’Egitto dagli inizi degli anni ottanta, per tre anni. Presidente dell’Egitto era allora Hosm Mubarak appena eletto e succeduto ad Anwar al Sadat assassinato nel 1981.

Quanto è grande e come è strutturata la città? È vero che è lunga 32 chilometri?

Alessandria d’Egitto (in arabo al Iskandariyya) è la seconda più grande città dell’Egitto e si estende, si, per 32 chilometri lungo la costa del Mediterraneo (nella parte settentrionale del Paese) è il principale porto egiziano con una popolazione di oltre 4 milioni di abitanti (e più, ora). Alessandria occupa la striscia di terra che separa il Mar Mediterraneo dalla palude “Mariout”. L’isoletta di Faro congiunta alla terraferma da una diga, determina due golfi: l’orientale, il “porto grande” degli antichi, e l’occidentale, di costruzione moderna. A sud, fra la città e la palude Mareotide corre il canale di Mahùdiyya che sbocca nel porto occidentale. La piazza principale di Alessandria, chiamata “Piazza Grande” è dedicata a Muhammad’ Ali, è uno spazio oblungo fiancheggiato da edifici in stile italiano. Inutile ricordare che Alessandria fin dal periodo ellenistico era celebre per i suoi meravigliosi monumenti, antichi caffè, spiagge sabbiose che determinarono già la struttura della città. Basti menzionare il Faro, una delle sette meraviglie del mondo antico, la biblioteca alessandrina, la Cittadella di Quaitbay, il Palazzo di Montaza, la Colonna di Pompeo, l’anfiteatro di Kom el dik.

Villaggio egiziano

Come si compone la sua popolazione? Che forme ha la sua architettura? Alessandria e il Cairo sono città molto diverse, non è vero? Che caratteristiche ha il suo clima?

Alessandria, già negli anni 40, era occupata da numerose famiglie europee ed ebraiche che ne controllavano l’economia e la cultura, colmata, poi, da una massiccia immigrazione di arabofoni, soprattutto dopo la rivoluzione repubblicana di Nasser, attratti dal rapido sviluppo industriale almeno fino agli anni ottanta. Purtroppo le colate di cemento, i grandi grattacieli, hanno cancellato le eleganti ville dell’elitè di un tempo che si affacciavano sul lungomare.  Una certa atmosfera, più mediterranea che araba, con la presenza di numerose etnie in continua crescita demografica, danno ad Alessandria un carattere più europeo rispetto al Cairo, enorme metropoli caotica, disarmonica, contraddittoria e profondamente araba. Alessandria gode di un clima mite, inverni variabili con piogge ed estati calde, spesso molto umide.

Quale esperienza ha avuto dell’Islam?

La religione islamica è presente in tutti gli aspetti della vita anche quelli più quotidiani. Soggiornando in un paese islamico ho dovuto adattarmi agli usi e costumi di una società tanto diversa dalla nostra, anche se, pochi popoli sono comprensibili nei confronti dello straniero quanto lo è il popolo egiziano. La condizione della donna, nel mondo islamico, è dettata dalla religione. La legge coranica pone la donna sotto la tutela degli uomini. E’ impensabile, quindi, per una donna straniera, trovare nel mondo arabo, le stesse condizioni sociali presenti nel proprio paese d’origine seppur, se devo esser sincera, per mia esperienza personale, in più occasioni, ho trovato più rispetto in Egitto che nella nostra Europa.

Qual è il legame tra l’Egitto e la sua arte? Quali altre attività svolgeva ad Alessandria?

La permanenza in Egitto, col suo paesaggio e la sua luce, seppur solo di tre anni, ha prodotto un’influenza profonda sulla mia pittura. In Egitto non ho svolto particolari attività lavorative. Il tempo che ho trascorso in questo affascinante Paese l’ho dedicato soprattutto ai viaggi, alla scoperta di luoghi leggendari ricchi di imponenti e fastosi templi, edifici prestigiosi testimoni di una massiccia e grande storia antica dove un tempo viveva un fiorente commercio ed un altissimo livello culturale.

Che cosa ha dipinto dell’Egitto? Il mare senza alcun dubbio. Poi… il Nilo, i monumenti, il deserto?

La prima personale tenutasi alla Badia di San Gemolo a Ganna, in provincia di Varese, era intitolata Helwa ya Baladi (il mio Bel Paese). Era dedicata all’Egitto, nei suoi aspetti più poveri, più quotidiani, scene di vita nei souk, al Khan el Khalili, il grande bazar della città vecchia del Cairo, paesaggi delle strade desertiche che costeggiano il lungomare da Alessandria al confine libico o tra i monasteri copti disseminati nel deserto fra Alessandria e il Cairo, villaggi beduini sparsi qua e là fra la Valle dei Re (Luxor) fino a Berenis, quasi al confine col Sudan, Assuan ed Abu Simbel e poi il mare, quel favoloso mare, fra cieli e marine, terra e mare e spiagge che costeggia questo meraviglioso, affascinante Paese in quasi tutto il suo perimetro, dal Mediterraneo fino a scendere lungo il Canale di Suez e poi lungo tutta la Penisola del Sinai fino al golfo di Aqaba dove il deserto incontra il Mar Rosso. Questi sono i temi che via via ho sviluppato nelle mostre a seguire e che ancora oggi fanno parte del mio repertorio.

Quali materiali usa e quali sono le sue tecniche di pittura?

Due sono le tecniche di pittura che prediligo: la pittura da olio su tavola e l’acquerello. I materiali che utilizzo sono, per la prima, i colori ad olio diluiti con essenza di trementina, olio di lino o colla di coniglio, stesi con pennelli di martora, su tavole di legno (pioppo) preparate a gesso e, per la seconda, i colori ad acquerello, in tubetto, stesi sempre con morbidi pennelli di martora su carta di spessa grammatura, anche 620 gr, in cotone. Le opere ad olio su tavola sono dipinte nel rispetto di un mestiere antico, come lo intende Cennino Cennini, pittore trattatista di fine Trecento del famoso “Libro dell’Arte”, come lo intendevano i Maestri del Quattrocento, come lo intende l’Antica Cultura del Nord (quel “nitore fiammingo”). Le tavole di legno sono percorse da strati di gesso sulle quali la pittura è stesa per velature lucenti. La colla di coniglio sposa i pigmenti lucidi d’olio in superfici simili alla glassa. Amo l’acquerello perché è per sua natura immediato e si crea nell’attimo. L’acqua è il suo elemento essenziale che si mischia con i colori, in punta di pennello. Le pennellate leggere, piene d’acqua, danzano sulla carta e scivolano liquide sui fogli bagnati e si fermano sulla carta con segni misurati. Il disegno, sul foglio bagnato, che è la struttura della composizione, non è cancellato, rimane e riaffiora dall’acqua, insieme ai suoi colori.

Il bianco e il blu. Perché ha dipinto non so quante volte la spiaggia e il mare?

Il bianco inteso come luce soffusa nello spazio, “luce in senso materiale come fenomeno ottico, ma anche luce in senso mentale e spirituale”. Amo la terra e il mare, l’acqua col suo battito regolare, la spiaggia sabbiosa, in un orizzonte senza fine. Il blu, l’azzurro, dice il sogno, la distanza, “lo sguardo”, che non mira ad alcun oggetto definito. I miei dipinti sono costituiti da una cifra d’azzurro che è via via espressione, unità, che è il celeste, il luminoso, la distanza, in composizioni incorniciate dl silenzio.

Piccoli frutti maturi

Ci parli delle sue nature morte. Perché dipinge così raramente la figura umana?

Le “mie” nature morte attingono alla tradizione lombarda del realismo e della luce. Sono dipinte su tavole di legno preparate a gesso levigate, sulle quali la pittura ad olio è stesa per velature. Sono preparate su fondi nei toni dell’azzurro o del nero con strati di pennellate piene di tinte calde che seguono il profilo tondo dei frutti maturi e li scolpiscono nello spazio. Prendono corpo tra colpi di luce affilata e sfumature d’ombra. Emergono dal fondo e si librano nel vuoto, con un minimo piano d’appoggio, un vassoio, una fruttiera. La trasformazione del peso in dinamicità è confermata dal movimento della pennellata dove il frutto è una tensione di pennellate scattanti, limpide; composizioni dove domina il silenzio e si crea un equilibrio tra leggerezza e solidità della forma. Dipingo la figura umana, ma come apparizione umana, nelle spiagge e nelle marine, hanno un movimento, un lieve tocco espressionistico; “come sillaba di una lingua muta nel vento della vita”.

Ha mai dipinto un suo autoritratto?

Si, durante le lezioni di Disegno dal Vero, all’Istituto d’Arte Duccio di Buoninsegna di Siena, dove mi sono diplomata. A Siena, mi sono poi laureata in Storia dell’Arte Contemporanea con Enrico Crispolti.

Valli di silenzio

Lei ha realizzato parecchie mostre nel Ticino. In quali luoghi e con quali temi?

Si, molte, mi soffermo solo sulle personali. La prima, tenutasi in Ticino, risale al 2003, nell’elegante spazio dell’Ex Municipio di Castagnola (Lugano). Presentazione e testo in catalogo di Stefano Crespi dal titolo “L’altro sguardo”. “Davanti ai quadri (paesaggi toscani e andalusi, marine, nature morte) lo sguardo sembra fermarsi fuori dal tempo dentro una discreta, nascosta presenza mentale.. l’intuizione, il movimento irriflesso che presiede ai quadri, sembrano costituiti da una cifra di azzurro che è via via espressione, evento, unità.. che dice il celeste, il luminoso, la distanza, lo sguardo”. Nel 2004 alla Galleria d’Arte Fondazione Patrizio Patelli a Locarno con la testimonianza di Ruggero Savinio, figlio di Alberto Savinio e nipote di Giorgio De Chirico, “L’immagine spaziosa”. “Lo spazio dei suoi quadri è concentrato e complesso fino a dilatarsi nella monumentalità”. (Le marine erano il tema predominante). Nel 2008 alla Galleria Mosaico a Chiasso con presentazione e testimonianza di Chiara Gatti “Oltre la spiaggia”, con un ciclo di marine “spazzolate da colpi di vento tesi che corrono dritti nello spazio” e nature morte composte da frutti maturi scolpiti nello spazio e galleggianti nel vuoto.

Sempre nel 2008, un’altra personale alla Sala del Torchio a Balerna con presentazione e testo in catalogo di Giuseppe Curonici intitolato “Il mondo nello spazio luminoso. La pittura di Anna Sala”. In questa occasione concentro lo sguardo su tre temi principali: il paesaggio collinare, la marina e la natura morta colti nella luce diffusa  nello spazio “ luce in senso materiale come fenomeno ottico, ma anche luce in senso mentale e spirituale.. dal paesaggio collinare a ritmo ondulato e ampio, agli immensi spazi degli orizzonti marini, alle composizioni di frutta e foglie, di densità carnale, sollevati o librati nel vuoto, dove una mela o un melograno sono non un oggetto statico ma una tensione di pennellate scattanti, limpide e tenaci”. Nel 2009 l’elegante  Residenza Rivabella a Magliaso mi invita per una personale. Testimonianza e presentazione di Stefano Crespi “Il qui e l’altrove” delle nature morte e delle marine in un orizzonte senza fine”. “Presenza e cielo, visibile e invisibile, segno e sogno, il giorno e la notte, la luce e l’ombra”. Nel 2010 il Dicastero della Cultura di Ligornetto ospita a Casa Pessina una personale con testimonianza e presentazione di Angela Madesani intitolata “Sensazioni di paesaggio”. “I paesaggi esposti fanno da sfondo al Guidoricccio Da Fogliano di Simone Martini ma anche a opere dei fratelli Lorenzetti. Le piccole dimensioni, nella maggior parte dei casi, proporzionalmente allungate in orizzontale, rimandano a certi formati di Giovanni Fattori”. Nel 2011, sempre con presentazione e testo in catalogo di Stefano Crespi la mostra “L’azzurro, il vento, la lontananza” alla Galleria l’incontro a Lugano. Una mostra, questa, dedicata esclusivamente alle marine. “L’azzurro, in una esauribile dimensione linguistica.. l’azzurro (tra cieli e marine).. il sogno, la distanza, lo sguardo che non mira ad alcun oggetto definito, che è prima e dopo la scritta, in un disancoramento da certezze preventive .. tra paesaggio e cielo, terra e mare.. è a volte ricorrente .. una striscia orizzontale di forme, piccoli alberi, apparizioni umane.. E’ il vento della vita .. infine un terzo movimento indicato come lontananza che può avere un riscontro nella nozione di frontiera.. tra l’azzurro della propria pittura e la Svizzera, un Paese senza mare”. Infine, nel 2013, alla Sestante Galleria d’Arte a Lugano con presentazione e testimonianza di Giuseppe Curonici. Qui, il tema della natura morta, sintetizzata nel piazzo di frutta, il paesaggio esteso in orizzontale. “i due temi formano un dialogo di spazi desunti dalla stessa origine, la natura .. la singolarità della pittura di Anna Sala sta nel fatto che nonostante una base così terrestre, l’immagine risultante è psicologica e mentale… la materia diventa interiorità”. Poi mi piace ricordare la collettiva, ancora in corso, termina il 15 gennaio, al Museo Sergio Maina a Caslano intitolata “Impronte africane attraverso le Alpi” dove a tema sono i soprattutto i paesaggi di terra da quelli africani a quelli toscani .. appunti di un viaggio senza mai la fine.

Che cos’è la piccola Lugano per la grande Lombardia? Che cosa può offrire, in ambito finanziario, artistico, residenziale, lavorativo?

Lugano non è affatto piccola e, in ambito artistico, mi limito a rispondere solo per questo aspetto, offre molto. Il LAC, grande Centro Culturale della città, è un grande esempio di incontro tra le arti, teatro, musica, arti visive.

Quale sarà la sua prossima mostra?

Ho in cantiere diversi progetti. Sicuramente una personale la dedicherò alla mia amata Toscana in terra toscana.

Se un giudice onnipotente la condannasse a NON fare la pittrice in tutta la sua vita, quale mestiere sceglierebbe?

La viaggiatrice!

Esclusiva di Ticinolive