Rinchiudere i giovani sino a 18 anni nelle scuole? – di Anna Lauwaert

Rinchiudere i giovani fino ai 18 anni nelle scuole non dà loro la voglia di studiare, imparare, lavorare e nemmeno quella di vivere.

Cosa può stimolare i giovani? L’autostima = dimostrare ad ognuno che è una persona capace.

Dire loro la realtà = nessuno è uguale ad un altro. Siamo fondamentalmente non uguali perché nasciamo con condizioni diverse di DNA, metabolismo, eredità, salute, intelligenza, bellezza, famiglia, tradizione, religione, benessere, ambiente, cultura, educazione e quant’altro.

È grave? No. Perché ognuno ha la possibilità di agire.

Conosciamo persone intelligenti che non combinano niente nella loro vita mentre altri, meno dotati, riescono brillantemente perché sono pazienti, seri, volonterosi, lavoratori, ecc.. Oggi anche gli “andicappati” sono persone dignitose e fiere del loro ruolo nella società.

Ci sono ragazzi svogliati, delusi… infelici…

Un errore ideologico = la competizione tra ragazzi è vietata per non stigmatizzare i più deboli.

Non ci sono “deboli” ma “diversi”. Ogni bambino ha le sue forze e le sue debolezze. Costringere tutti al minore denominatore comune impedisce ai talenti di spiccare. Invece va spinto ogni talento per mezzo di un gareggiamento sportivo valutando con delle note che permettano l’emulazione. È sano gareggiare per essere il primo della classe, ognuno per il proprio talento.

Le note sono demonizzate perché stigmatizzano… Solo che, gli stessi allievi che non possono essere stigmatizzati in chimica o inglese… appena salgono su un terreno sportivo o entrano in una palestra, gareggiano perché conta solo la quantità di goal o i minuti per essere i migliori… vincitori.

Hockey senza squadra vincitrice non ha senso, sci senza migliore tempo non ha senso e si vorrebbe che insegnamento senza emulazione abbia senso?

Senza parlare della vita normale è tutta competizione.

Nella natura è l’animale più forte e più veloce che mangia per primo e sarà lui a riprodursi. Non è politicamente corretto ma è cosi.

Le performance degli allievi dipendono anche dalla qualità degli insegnanti.

La nostra insegnante di chimica non aveva trovato impiego nella ricerca ed era finita come insegnate totalmente incapace di insegnare, mentre la prof di fisica ci entusiasmava addirittura nello studio dei motori… e la prof di latino insegnava a noi, bambine di 12 – 13 anni, le guerre di Cesare in modo che dopo la lezione domandavamo “E poi?” Lei: “Se domani conoscete bene la lezione ed avete fatto bene i compiti: il seguito della storia, se no… grammatica…”

Dipende anche dal grado di maturità degli allievi. Al liceo ho bocciato e raddoppiato due volte, per mio padre era tragedia, per me rinascita.

Ginnastica e sport sono stati incubi, invece da adulta mi sono appassionata per la montagna.

Oggi rimpiango il tempo sprecato con la famigerata ginnastica e l’inutile “religione” invece di dedicare queste ore allo studio di uno strumento musicale che mi avrebbe rallegrata per tutta la vita.

Anna Lauwaert