Lo sguardo degli animali nell’arte. Uno zoo artistico nella mostra di Brescia – di Cristina T. Chiochia

L’Italia e i suoi grandi sforzi sul territorio per rendere sempre più fruibile il patrimonio artistico e la sua storia. E, se una domanda sorge spontanea visitando la mostra in anteprima per la stampa de “Gli Animali nell’Arte dal Rinascimento a Ceruti” a Palazzo Martinengo a Brescia, è proprio dove trovassero poi spazio quelle opere e quelle tele in origine, una volta realizzate e dove e perchè, sono ora.

E non solo quelle che riproducono animali in posa che ricordano quelli contemporanei come vere e proprie istantanee, innocenti e soddisfatti di sè, ritratti per il gusto di essere riconosciuti e ritratti, ma anche tutti gli altri, anche quelli reali e non che, volenti o nolenti, diventano grandi protagonisti di quell’immaginario di vivere e riprodursi dal sapore quasi ancestrale e , per questo così familiare.

E così, dopo aver ospitato oltre 200.000 visitatori negli ultimi quattro anni di grandi mostre, l’Associazione chiamata Amici di Palazzo Martinengo, hanno deciso di festeggiare il loro quinto anno di attività con una mostra, curata da Davide Dotti e patrocinata dal WWF, che è un grande dono per la città: riappropriarsi di quel modo di rappresentare i “cari amici animali”, partendo dal Rinascimento, sino a Ceruti, passando quindi anche da tutto il barocco italiano e testimoniando un modo di fare arte, molto tipico della zona, che ha anche una grande valenza storica. Un grande sforzo, di ricerca, recupero delle tele e restauri che merita sicuramente una visita associando perchè no, anche una gita gastronomica.

Non solo quindi , il racconto del ruolo fondamentale che gli animali ritratti nell’economia del racconto di un quadro, ma anche poter vedere , come recita il cominicato stampa , prestiti “di prestigiosi musei, pinacoteche e collezioni private italiane ed estere […]”, dove “sarà possibile dar vita ad un vero e proprio “zoo artistico”, che consentirà al pubblico di comprendere come l’animale abbia da sempre avuto un ruolo fondamentale nella Storia dell’Arte”. E cosi, partendo dal rinascimento ecco snodarsi opere importanti, siano esssi di ispirazione biblica o classica, fino arrivare ad opere indubbiamente inedite per il grande pubblico. E’ il caso del grande pittore dell’immaginario “Maestro della Fertilità dell’Uovo” che, si pensa possa essere appunto originario della provincia di Brescia e molto attivo nel seicento e che la mostra ospita con ben tre opere, ora in una collezione privata di Londra e molto ben trattato nel catalogo da Mariolina Olivari. Quadri oltremodo interessanti, quella dei pittori dell’immaginario a cui è dedicata una sezione della mostra e che spesso usano i soggetti animali come rappresentazioni di vizi e virtù umane.

Inoltre, come nel caso del “Maestro della Fertilità dell’ Uovo”, ha un forte rimando alla storia recente di questi quadri, quasi una legge del contrappasso: tramandati spesso di generazione in generazione, e tipici di questa zona d’ Italia, ai tempi della seconda guerra mondiale, spesso nei castelli bresciani si ospitavano i comandi degli eserciti alleati ed ora, proprio in alcuni musei americani, sono ospitati queste opere.

Ma la mostra che sarà visitabile sino al 9 Giugno 2019, ha anche una grande rilevanza culturale, artistica e scientifica. Interessante il percorso “emozionale” di animali in via di estinzione riprodotti all’ingresso della mostra come in un vero e proprio zoo, e la collaborazione con il Dipartimento di Scienze Naturali e Zoologia dell’Università di Pisa che ha studiato “in maniera scientifica” alcune opere selezionate per trarne delle informazioni su animali ed evoluzioni della razza, nel corso dei secoli.
Concludendo, grazie al patrocinio del WWF Italia, che, come recita il comunicato stampa “permetterà di approfondire durante la visita alcune tematiche particolarmente importanti quali la salvaguardia dell’ambiente, delle specie protette e della biodiversità, la cultura della sostenibilità contro lo spreco di risorse, il rispetto degli ecosistemi e la lotta contro il bracconaggio”. Non solo quindi animali nella pittura, sacra mitologica e non, ma anche ritratti di cani, gatti, pesci , uccelli e splendidi grilli e farfalle, in quel rapporto , millenario che a reso il rapporto uomo e animale intenso e ricco, tanto da evocane anche di onirici, fantastici e buffi.

Una mostra dove gli animali vengono presentati come in uno zoo artistico, così come intervengono nella vita degli uomini, sia essa religiosa, di gioco o di quotidianità in un continuo dialogo e rapporto, tra specie diverse tra il fantastico e spesso il grottesco. In particolare nella sezione sui pittori dell’immaginario quasi ad insegnare ad “uscire dagli schemi”, a vivere liberi e chissà in modo semplice e genuino , come gli animali appunto, e come anche gli artisti dell’Accademia dei Facchini della Svizzera della Val di Blenio, così attiva a Milano nel secondo cinquecento, docet.

Cristina T. Chiochia