Avevo il mio ufficio al 24 di Foro Bonaparte. Anni e persone indimenticabili – di Umberto Giovine

Foro Bonaparte a Milano è il cuore del Quartiere napoleonico, che ha grande valore architettonico e storico e rispecchia la passione tutta milanese e stendhaliana per Napoleone. Li’ vicino c’è anche via Moscova. Anche la stazione della metropolitana si chiama Moscova, e quando c’è di mezzo la metropolitana i nomi sono per l’eternità.

Per esempio, una stazione di capolinea è intitolato a Bisceglie, grosso borgo pugliese, solo perchè lo spiazzo deserto precedente la metropolitana stessa prendeva il nome da un vicolo che si chiamava Bisceglie chissà perchè. E ora è diventato parte della grande toponomastica milanese.

Ancora peggiore il caso della stazione TIBB, che vuol dire Tecnomasio Italiano Brown Boveri. Ma prima ancora che fosse inaugurata quella stazione, già “TIBB” non esisteva piu’ perchè l’Italo-Svizzera Brown Boveri era diventata la svizzero-svedese ABB, Asea Brown Boveri.

Solo i numeri civici non tradiscono (quasi) mai, nel senso che rimangono quasi sempre fedeli a sé stessi. Per esempio, al numero 38 di Foro Bonaparte abito’ Benito Mussolini quando dirigeva “Il Popolo d’Italia”, e questo è un fatto storico. Al numero 24 invece, negli anni 60 e 70 del secolo XX abitava Silvio Berlusconi, un uomo che spesso ha usato la sua casa di abitazione come indirizzo di ufficio e viceversa.

Al 24 di Foro Bonaparte lui aveva solo un ufficio. Come mai un immobiliarista che costruiva decine di appartamenti dovesse abitare in affitto in un immobile di proprietà della Cassa di Risparmio delle Provimce Lonbarde (oggi Banca Intesa) risulterebbe curioso se non sapessimo tutti che gli immobiliaristi sanno fare i loro conti, percio’ Berlusconi ci avrà avuto il suo tornaconto a abitare li’…

Foto Wiki Commons

Io il mio ufficio di direttore della “Critica Sociale”, la rivista socialista fondata da Filippo Turati e Anna Kuliscioff, ce l’avevo allo stesso numero ma al piano di sopra, e ogni volta che salivo le scale pensavo alla favola di Fedro *Superior stabat lupus…” Ma questo a Berlusconi non l’ho mai detto. Riservatezza milanese. C’era anche, beninteso, un grande ascensore, che per evitare un improbabile affollamento era diviso un due da una sbarra di ottone. Dalle due parti c’erano comodi sedili di velluto porpora un po’ funebri.
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La mia segretaria svizzera, la mitica ex partigiana Anna Sciomachen, mi disse di aver incontrato un paio di volte Silvio per le scale. Io mai. Che non volesse farsi vedere li’ in giro da chi lo conosceva? Io invece incontravo il fratello Paolo il cui solo incarico visibile era di portare a spasso il bastardino (un quasi-volpino) di Silvio, che abbaiava in modo sgradevolissimo e si faceva sentire per le scale finché il Paolo non lo riportava in tutta fretta fuori a orinare nelle aiole di Foro Bonaparte..

Di li’ a poco comparve non molto distante un immenso van televisivo e si capì che Berlusconi, usando “Milano 2” come esca, aveva fiutato l’affare televisivo e stava per trasformarsi in tai-kun dei media.

In quel periodo quello doveva essere il solo indirizzo noto di Berlusconi, perché è li’ che la Guardia di Finanza lo venne a cercare una mattina. Trovarono Berlusconi che in quell’occasione supero’ se stesso. Non solo disse che passava di li’ per caso – magari avrà anche detto che ci sveva perso il cane – ma nego’ di avere un’altra residenza a Milano. Questo si venne a sapere dopo.

Anche nel nostro ufficio venne la polizia, ma per altre e piu’ serie ragioni. Durante il sequestro di Aldo Moro prestai il mio modesto ufficio a Bettino Craxi per incontrarci il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, nell’unico incontro a tre che avemmo in quei frenetici giorni della “fermezza” catto-comunista…

Che io sappia, al numero 24 non accadde nient’ altro di rilevante dopo la morte di Moro

Al numero 38 invece dicono che il fantasma di Mussolini si faccia ancorasentire. Ma nessuno ci crede. Siamo nel centro di Milano, dopotutto.

Umberto Giovine

P.S. Come mai in quei giorni le riunioni con Craxi e Dalla Chiesa dovevano essere cosi’ segrete? Perché le forze dell’ordine anziché usare i loro scarsi mezzi per cercare la prigione di Moro cercavano invece di bloccare noi, che Moro volevmo salvarlo dal “combinato disposto” DC-PCI…