Officine- Il Referendum non si farà. L’amara delusione dell’MPS

Municipi e associazioni contadine si inchinano al volere delle FFS (e del governo) (titolo originale)

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Abbiamo letto il comunicato dei sindaci e degli agricoltori e – dobbiamo confessarlo – ci è parso poco convincente. Se le prospettive erano così buone (raccolta delle firme facile, possibilità di un voto vincente), perché rinunciare? Perché non c’era il sostegno delle forze politiche maggioritarie?

Quando fu lanciato il referendum contro la Scuola che verrà, c’era forse il sostegno della politica? Il voto del parlamento era stato netto e pesante. Ma un manipolo di audaci non si perse d’animo, promosse un atto di democrazia diretta e… vinse alla grande.

Dopo le “dichiarazioni altisonanti di guerra” questa timida ritirata non è brillantissima.

Vorremmo consolare Pronzini e Sergi, ma non li vediamo quasi mai. Loro erano ansiosi di battersi ma probabilmente si erano illusi.

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Il Movimento per il socialismo (MPS) prende atto che i comuni interessati, nonché gli ambienti agricoli hanno dichiarato di rinunciare al lancio del referendum contro l’ubicazione della cosiddetta “nuova” Officina a Castione.

Le dichiarazioni altisonanti di guerra contro quella che, sicuramente, è una decisione sbagliata, abusiva e penalizzante per le Tre Valli e per il mondo agricolo si sono arrese di fronte alle vaghe e inconsistenti promesse di governo e FFS.

Eppure dovrebbe essere chiaro a tutti in questo Cantone che una promessa fatta dalle FFS non vale assolutamente nulla: ne hanno fatto l’amara esperienza proprio i lavoratori delle Officine che hanno visto gettate alle ortiche, nello spazio di poche settimane, promesse e impegni sottoscritti dalle FFS e dal governo Cantonale.

La resa dei Municipi della regione è ancora più preoccupante pensando al fatto che le Tre Valli continuano a soffrire sul sociale e occupazionale. Basti ricordare, ad esempio, ai progetti di smantellamento in campo sanitario (ospedali di valle) che, in modo sotterraneo, avanzano giorno dopo giorno.

Negli ultimi mesi poi si sono susseguiti gli annunci di soppressioni di posti di lavoro nelle poche imprese industriali rimaste nelle Tre Valli; resti di una politica industriale sostanzialmente fallita, malgrado le promesse e i vantaggi fiscali concessi nelle varie edizioni delle cosiddette “zone industriali” susseguitesi con gli anni.

Ora vi è questo triste esito in relazione attorno all’insediamento della futura “nuova” Officina. Come noto l’MPS si oppone al progetto di “nuova” Officina voluto dalle FFS, dal Cantone e dalla città di Bellinzona. Sostiene, quale alternativa, l’iniziativa “giù le mani dall’Officina” sulla quale saremo presto chiamati a votare.

Ci opponiamo poiché si tratta, di fatto, dello smantellamento dell’Officina di Bellinzona per costruire un “moderno deposito” che avrà al massimo 130 posti di lavoro (3/4 di posti in meno di quanti ve ne sono oggi a Bellinzona).

Ma se l’Officina dovesse essere spostata (naturalmente per noi questo potrebbe essere possibile solo costruendone una che, partendo dagli attuali effettivi e dall’attuale volume di lavoro, pensasse a svilupparli ulteriormente) non vi sono dubbi che la zona della bassa Leventina, già sede di importanti industrie, sarebbe la zona privilegiata: non certo Castione con l’inaccettabile sacrificio di terreni agricoli.

Ancora una volta le FFS, nella loro politica di discriminazione del Ticino e delle regioni periferiche, hanno potuto contare sul sostegno dei maggiori partiti di governo (e dei loro rappresentanti nei Municipi dei comuni interessati) che si sono arresi di fronte ai diktat delle FFS.

Sanità, occupazione, aziende pubbliche: ancora una volta dobbiamo constatare come la logica di questo sistema tenda a discriminare le regioni periferiche, come le promesse elettorali dei partiti maggiori siano destinate a restare tali; come sia necessario continuare a battersi e a mobilitarsi per difendere il futuro delle Tre Valli.

Movimento per il Socialismo