Il caso del molestatore innominato. “Un’amministrazione pubblica che sembra inerte e insensibile” – Intervista al professor Orlando Del Don

Questa intervista è stata realizzata a tempo di record (grazie Orlando). Il caso è di bruciante attualità, tutti ne parlano, è imperversante sui “social”. Coinvolge il governo (per la precisione: il DSS prima del Beltra) e mette sotto pressione il Partito socialista. Intendiamoci: non il PS in quanto partito, sarebbe una forzatura. Ma le persone sono quelle, i funzionari sono quelli, gli uffici sono quelli (per quanto si è visto sinora).

La verbosa concione del presidente Righini sembra inadeguata, soprattutto per la totale mancanza di concretezza. Declamazioni, retorica,tolleranza zero!, parole a effetto, ma poi?

Che fare? La situazione è precaria, l’attacco politico (sarebbe sciocco negarlo) è in atto ed è molto duro. Mi permetto di suggerire al presidente una mia personale interpretazione del mantra Tolleranza Zero! 

Non tollerare che, ancor oggi, coloro che sanno, tacciano. I dirigenti del partito possono sapere quali coperture sono state messe in opera? Sicuramente sì. Le dicano, e diverranno credibili.

Orlando Del Don è medico psichiatra e psicoterapeuta, professore e scrittore. E politico, come si sa.

Un’intervista di Francesco De Maria.

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Francesco De Maria  Professor Del Don, qual è il suo commento generale a questa vicenda?

Orlando Del Don  La mia prima impressione – al di là evidentemente dell’ovvia e naturale esecrazione nei confronti di chi ha commesso questi atti ignobili – è stata un misto di sconforto e di irritazione rispetto ad un’amministrazione pubblica che sembra inerte e/o insensibile nonché arroccata in una ridicola e fallimentare autodifesa di fronte a questioni di questa importanza e gravità.

Sono rimasto impressionato (anche se me l’aspettavo) dalla violentissima reazione dei “social”. In particolare dalla ferocia punitiva della quale erano intrisi numerosi post. Quale “meccanismo psicologico” scatta nel pubblico in simili casi?

Non sono affatto sorpreso da questa violentissima reazione da parte dei “social media”. Reazione – che Lei definisce ferocia punitiva – a mio avviso giusta, commisurata e direi anche opportuna. Il meccanismo psicologico di tutto ciò sta proprio nel fatto che qui è stato violato un tabù, un limite invalicabile che non deve mai essere travalicato e che – a livello conscio o inconscio – nessuno può permettersi impunemente di misconoscere; pena l’allontanamento dal consorzio umano. Purtroppo però questa giusta reazione da parte della gente appare monca, parziale, perché nel concentrare il fuoco sacro dell’ira e dell’indignazione sulla figura del reo si trascura l’altro aspetto non meno importante della vicenda, e cioè il fatto che è venuto a mancare il senso di responsabilità delle nostre istituzioni pubbliche che, come ho ricordato sopra, sembrano essere state inerti e/o insensibili di fronte a questioni di questa importanza e gravità. Insomma, fino ad ora si è visto unicamente un vergognoso fuggi fuggi, un pavido scaricabarile e una passività imbarazzante da parte di chi avrebbe dovuto vegliare, supervisionare, tutelare, che non poteva non sapere ed agire … e che lascia tutti noi basiti.

L’indignazione esasperata della gente (che si autoalimenta) ha qualche aspetto positivo? O è un puro sfogo delle frustrazioni, unito a desiderio di vendetta?

Gli aspetti da tenere in considerazione di fronte a questa indignazione esasperata sono di due ordini specifici. Il primo è legato al fatto che la gente in questo modo esprime e scarica (giustamente) tutta la rabbia e la frustrazione di fronte a abusi e manipolazioni del più forte nei confronti del più debole – di colui, cioè, che deve essere sempre difeso e tutelato perché ciò è vitale per il suo divenire e la sua salute mentale, se non per la sua stessa sopravvivenza. Il secondo è invece da ravvisare nel fatto che la gente, in questo caso, si sente ingannata e indignata per il fatto che proprio lo Stato, le Istituzioni – che dovrebbero in primis assicurare e garantire il rigore, la giustizia, la correttezza, la tutela e la responsabilità soggettiva e d’ufficio in quanto espressione di un’amministrazione che si ritiene virtuosa e irreprensibile – proprio loro, lo Stato e le Istituzioni, siano complici, collusi e/o coinvolti in questo tipo di riprovevoli vicende. Non si tratta quindi affatto di una questione legata al desiderio di vendetta ma unicamente l’espressione di un bisogno esasperato di stigmatizzare, sanzionare, rettificare e correggere quanto non è in nessun modo tollerabile e ammissibile all’interno della società che la esprime e nella quale ci si riconosce.

Molti in questa circostanza specifica   hanno usato il termine “pedofilia”, che a mio avviso è improprio…

In effetti, a rigor di logica, di dovrebbe piuttosto parlare di perversioni. Il che non cambia però di molto i termini del problema dal punto di vista sociale ed istituzionale.

Ci furono, sembra assodato, superiori e colleghi che finsero di non vedere e non mossero un dito. Perché si comportarono così, per quale condizionamento psicologico?

Ciò lo possiamo far risalire ad una mancanza di consapevolezza piena, ad un gap etico/morale, ad atteggiamenti pavidi, che siano o no legati a complicità o al timore di ritorsioni e colpi di coda. In una parola ad una mancanza di autorevolezza, che è intimamente legata alla personalità, parallelamente ad una mancanza di conoscenze e preparazione, a sua volta legata ad una formazione specifica carente se non addirittura assente.

Terminiamo con la politica. Le persone coinvolte, a cominciare dal molestatore, appartengono – per quanto se ne sa a tutt’oggi – al Partito socialista. È in atto a suo avviso un tentativo di sfruttare la vicenda per fini elettorali? Quanto ne sarà danneggiato il PS ? Come può reagire efficacemente il partito?

Evidentemente il quadro generale in cui si inserisce questa squallida e preoccupante vicenda si presta a forme di sfruttamento per fini elettorali. Inevitabile e, allo stesso tempo, neanche tanto biasimabile. Il PS ne uscirà necessariamente e pesantemente danneggiato, a meno di una chiara e decisa presa di posizione nei confronti di coloro che si sono resi direttamente o indirettamente responsabili di tutto ciò. Ma questo dovrà essere fatto subito, senza nascondere nulla, senza tentare soluzioni di accomodamento, senza scuse, senza risibili tentativi di insabbiare e/o annacquare il vino! La gente ha capito quello che il PS forse non ha ancora capito (o non vuole ancora capire) e questo è un bene per il Paese, indipendentemente dal colore e dalla fede dei politici che in questi casi sono chiamati a rispondere della gestione della pubblica amministrazione.

Ivan Pau-Lessi, membro in quota PS del Consiglio della magistratura, si è autosospeso dalla carica. Un gesto opportuno? Un gesto obbligato? Un gesto errato?

Si tratta di un gesto opportuno ma, purtroppo, tardivo e fors’anche obbligato. Il che non aiuta a ridare credibilità a nessuno.

Il giudice Villa ha chiesto scusa alle vittime a nome di tutti i ticinesi. Un gesto forte, “spettacolare”. Condivisibile?

Pienamente condivisibile e necessario. L’unica persona che in tutta questa vicenda si salva e ci dà un po’ di speranza è proprio il giudice Villa, al quale va il plauso della gente comune. Di tutti noi e del mio sicuramente.

Esclusiva di Ticinolive