Bertini, Jelmini e il PVP

Ogni giorno un articolo nuovo, due, cinque, dieci articoli nuovi. È la nostra regola, è la nostra vita, è la nostra condanna. 

Ma può essere bello anche rivisitare vecchie cose,  misurando l’effetto del tempo che passa, confrontando il nuovo all’antico.

Il PVP è tornato alla ribalta grazie a un’esternazione del Vicesindaco Michele Bertini, che ha immediatamente ricevuto un cactus dal Caffè. La nostra opinione – non di oggi ma di sempre – è che certi cactus siano da considerare come medaglie al valore. Per il “gruppo anti-PVP” (che non conosciamo con precisione) la mossa – certo non improvvisata – del Vicesindaco rappresenta un grosso atout. Affaire à suivre!

Il frammento seguente è tratto (copia-incolla) da un pezzo pubblicato su Ticinolive il 29 novembre 2012.

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Difendere l’indifendibile. In un’interessante intervista concessa alla liberatv di Marco Bazzi il municipale popolare democratico Angelo Jelmini dichiara, facendo prova di un sostanzioso ottimismo: “L’indice di gradimento del PVP è molto polarizzato”. Vorrei raccomandare al successore del Putto Verde (riprendo dal Mattino della Domenica lo scherzoso soprannome affibbiato al mio ex alunno) di non affannarsi a difendere l’indifendibile, soprattutto in tempi cruciali e perigliosi come il tempo presente. In realtà un’opera vantaggiosa e buona (il tunnel) è stata accompagnata da un piano viario per il centro città perfidamente ideologico, elaborato all’insegna del motto: l’automobilista è un furfante, puniamolo!

Mi trovo alla pensilina Botta e voglio raggiungere il Palacongressi. Saranno 200 metri? Forse 150? Lo intravvedo oltre l’Alhambra. Ma sono obbligato a svoltare a sinistra nella via Pioda. Poi a destra in via Bossi, un cunicolo stretto con macchine parcheggiate sui due lati. Un SUV davanti a me ha fortunosamente trovato un buco e sta facendo manovra. Non è facile, e il guidatore si innervosisce. Qualche timido clacson (che gente educata). Arrivo se Dio vuole al corso Elvezia e giro a destra, solo quando tocca a me, finalmente. Punto verso il lago e scorgo un angolino del Palacongressi. Svolto infine a sinistra imboccando il viale Cattaneo, che ha ritrovato il doppio senso di percorrenza che aveva quando andavo al Ginnasio con i calzoni corti. On. Jelmini, cinquant’anni mi hai tolto! On. Jelmini, non difendere l’indifendibile.