Milano celebra il cenacolo artistico di Paolo VI a Villa Clerici

di Cristina T. Chiochia

Milano e la chiesa cattolica. La vicina città italiana si è sempre distinta in un singolare rapporto rispetto alla chiesa di Roma. A partire dal rito. Il rito ambrosiano usato al posto di quello romano, e che aveva una diffusione molto vasta in tempi antichi, su tutto il nord d’Italia fino a sud della città di Bologna mentre ora è seguito solo nella maggior parte dell’arcidiocesi di Milano.

Eppure proprio Milano celebra al GASC, galleria d’arte sacra dei Contemporanei, l’amore della Chiesa Cattolica per l’arte, in un luogo, la bellissima Villa Clerici, sconosciuta agli stessi milanesi ed ubicata nella periferia del centro del quartire Niguarda.

La villa, che è parte integrante di un progetto più vasto, la Casa di Redenzione Sociale, è un ente ecclesistico nato nel 1927 e che vanta opere in ambito sia culturale e sociale.

Antica “villa di delizie” che sul retro ha anche due splendidi teatri all’aperto costruiti nel secondo dopoguerra con resti dei palazzi milanesi bombardati durante il secondo conflitto mondiale. Eppure, location quasi sconosciuta ai suoi stessi concittadini.

Per celebrare e proiettare verso il futuro questo luogo, si svolge dal 15/2 al 14/4 la mostra che documenta la svolta verso l’arte contemporanea di un Papa, Paolo VI che ha vissuto a lungo a Milano e frequentato la Galleria prima del suo pontificato grazie al direttore di allora, Dandolo Bellini, ed il suo lavoro per creare un cenacolo di artisti. La mostra, dal titolo “Torniamo amici-Paolo VI e gli artisti” comprende ben 50 Lavori tra dipinti sculture, bozzetti e grafiche che testimoniano i lavori di contemporanei che hanno dato vita ad un cenacolo con il futuro Papa di Roma, come Francesco Messina, Aldo Carpi, Angelo Biancini e molti altri artisti di sesso maschile .

Dalla sua fondazione nel 1955, la Galleria d’arte sacra dei contemporanei ha rappresentato in primis una “fucina di idee” di apertura sul mondo, uno sguardo che ricorda quello cardinalizio di un tempo, dove l’arte aveva due visioni: una privata ed una pubblica.

E mentre quella pubblica si snoda in un percorso espositivo che richiama tutti i linguaggi artistici del 900 in particolare per quel rapporto di amicizia e di collaborazione con un gruppo di autori attenti a coniugare i temi del sacro con i linguaggi artistici del novecento, quello privato propone l’intimità della devozione e preghiera di un Papa attraverso l’arte,con calchi ed esempi della Cappella Privata di Paolo VI in Vaticano, in un iter che ha accompagnato un arcivescovo a diventare pontefice ma anche grande promotore di opere d’arte sacra.

L’arte come veicolo di fede, con un esempio coraggioso di riavvicinare o come dice il titolo della mostra “tornare amici”, gli artisti alla Chiesa, dopo che per lungo tempo si erano affievoliti, fino a quasi allentarsi.

Una nuova dimensione quasi antropologica della mostra che fa comprendere il perchè l’arte sacra sia cosi importante. Per chi la riceve, il pubblico che ne gode, sia per chi la crea, l’artista, sia per chi la promuove, con consapevolezza.

Concludendo l’arte rende visibile l’invisibile e facendo questo promuove cultura in una distinzione tra sacro e profano tra splendore e gioiosità che nelle opere in mostra si evince pienamente come la tempera su tavola di Floriano Bodini “l’ultima cena” o il San Giorgio di Francesco Messina fino a Virginio Cimanaghi edil suo “disputa di dottori Gesu cammina sulle acque la samaritana”, china su carta. In particolare la mostra offre bene la visione tutta milanese dell’arte sacra, dal Cardianale Borromeo (si ricordi il suo libro “De pictura sacra” del 1624) in poi. Per una consapevole e rinnovata ricerca verso Dio che si fonde con la stesso storia di Milano e che gli stessi milanesi spesso ignorano.

Da segnalare la presenza dell’artista contemporaneo Davide Coltro che è presente con Inter Mirifica 2.0, pittore elettronico che ci dichiara: “Nei miei sette quadri elettronici presento un tipo di media diverso il giradischi il telefono la radio le casse ecc. Sono strumenti da quelli che utilizzava al tempo Papa Montini ai mezzi digitali di oggi. I mezzi di comunicazione si evolvono diventando sempre più non solo strumenti di collegamento ma anche luighi da abitare in continuità con l’ambiente in cui si vive”. Un lento e continuo fluire, in sequenze aperte, con dissolvenze incrociate che proietta l’arte Sacra dei Contempranei presenta al GASC di Milano nella dimensione del luogo delle relazioni in divenire. Cercando e forse trovando, sicuramente lodando Dio “anche quando è nascosto nel fluire dell’esperienza nel mutare della natura” come ha detto Luigi Codemo parlando dell’artista Davide Coltro e come il GASC con questa mostra in generale testimonia appieno. Da vedere per comprende meglio un territorio.