“Caro Manuele, non volevo offenderti”. Sergio Morisoli prende la parola in Gran Consiglio

Sicuramente un bel gesto, che permette un’opportuna riconciliazione. Bertoli ha avuto soddisfazione e può dedicarsi in pace al suo problema fondamentale, che è la rielezione.

Morisoli è un politico esperto ma nell’occasione ha dimenticato che toccare certi tasti è come giocare col fuoco. Difendersi poi diventa impossibile.

Bertoli è un uomo che ha saputo superare il suo handicap e per questa ragione merita ammirazione. Ma il suo operato di uomo di governo – successi e fallimenti – è sotto gli occhi di tutti e sottoposto al giudizio di tutti. Privilegio inalienabile del cittadino elettore.

Ieri ho ricevuto a casa il materiale di voto. Anche voi?

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Egregio signor Consigliere di Stato, caro Manuele,

ho atteso oggi il momento giusto e il posto adatto per scusarmi con lei se il mio articolo di mercoledì scorso l’ha in qualche modo ferita direttamente o indirettamente. Mi dispiace. Ho scritto in buona fede, non era nelle mie intenzioni offendere lei o altre persone, e in lunghi anni di politica, come ben sa, non è mai stato il mio stile.

Ho atteso perché ritengo che la sede giusta per esprimermi sia qui, in Parlamento. Un deputato eletto, deve risolvere le situazioni con decoro e trasparenza nella sede adeguata; davanti alle colleghe e ai colleghi deputati e non sbraitando né sui media né a colpi di messaggini; sono fatto alla vecchia ma per me è così.

Un tema definito da molti come “tabù” anche se solo sfiorato, non doveva finire in un articolo di giornale in periodo elettorale; non doveva essere trattato in modo approssimativo, en passant, in un paio di frasi con significato forzatamente riduttivo; ma soprattutto, mi scuso, perché la tematica che mi sta a cuore da molto tempo, e continuerà ad esserlo, prima dovevo trattarla, per la sua importanza, delicatezza e serietà, discretamente e bilateralmente con il diretto interessato.

Sergio Morisoli, capogruppo UDC in Gran Consiglio