Sventata strage di 51 bambini: senegalese voleva fare un attentato terroristico a Linate dirottando lo scuolabus che poi ha incendiato

Ouesseynou Sy nonostante i suoi precedenti per spaccio e abuso su minori e violenza sessuale, era di ruolo come autista, alla guida di uno scuolabus sulla tangeziale tra Paullo e San Donato, nel milanese. Ora si indaga sull’azienda che lo aveva assunto. A bordo c’erano 51 ragazzi tra i 5 egli 11 anni, con i rispettivi insegnati e personale ATA. Ad un tratto l’autista, senegalese con cittadinanza italiana, ha iniziato a cospargere id benzina i sedili o, secondo un’altra versione raccontata dai ragazzini, aveva già messo panni imbevuti di benzina tra i sedili. Ha fermato il bus, ha minacciato la bidella accompagnatrice costringendola a legare con fascette elettriche i bambini. Tremante e pentita, ma impossibilitata ad opporsi, la signora racconta di averne legati solo 5 “con fasce allentate, sperando che potessero liberarsi.”

Poi Ouesseynou ha iniziato a dirottare il bus, guidando a tutta velocità verso l’aeroporto di Linate, dove voleva fare una strage: “nessuno di qui uscirà vivo”, ha gridato.

Il terrorista ha poi minacciato i bambini costringendoli a consegnare il telefono cellulare. Ramis, uno di loro, però, ha nascosto il proprio telefonino, dopodiché ha chiamato la polizia. “Aiuto, l’autista dice che farà una strage”. Un eroe, dicono giustamente in molti, lui marocchino, e altri due coetanei italiani.

I poliziotti sono intervenuti sulla tangenziale, speronando il bus, ma l’autista terrorista non si è fermato. Attimi di terrore: i poliziotti riescono a rompere il vetro posteriore, i bambini si gettano, chi prima e chi poi, fuori sull’asfalto: alcuni cadono, altri corrono piangendo. Il terrorista allora da fuoco al bus.

Nell’incendio va distrutto anche il telefonino del terrorista, con il quale aveva fatto un video nel quale spiegava il perché del crudelissimo gesto: voleva fare una strage, in risposta ai freni imposti “ai suoi fratelli africani” dalle politiche di Salvini.

E’ un attentato terroristico a tutti gli effetti. Sventato, grazie alla prontezza dei poliziotti e alla straordinaria lucidità dei ragazzini. E’ nun attentato terroristico, ma così, forse, non sarà chiamato: Ouesseynou, sorvegliato a vista in carcere, anziché il rimpatrio, attende la visita dello psichiatra.