Nei giorni della chiesa sconcertante. Un pensiero di Marcello Veneziani

Poche cose evocano alla mia mente l’immagine della decadenza del nostro mondo come i travagli e il disorientamento della chiesa cattolica, L’ultima storia non ho neppure il coraggio di scriverla, se la cerchi e se la trovi il lettore.

Marcello Veneziani è uno dei più autorevoli opinionisti della destra tradizionale, a un suo articolo ho domandato conforto. “Se le chiese sono vuote di sacerdoti e fedeli si tratta per lui di mutarne la ragione sociale…”

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(…) “La forza suprema della fede è addomesticare la morte, dare uno spiraglio alla vita oltre la parabola terrena, far capire che non finisce tutto qui, che la vita è oltre e fuori il sepolcro, Veni foras; e oltre l’umano c’è il divino, oltre la storia c’è la luce eterna. E su questa scommessa, su questa apertura all’eterno, fonda la morale e le relazioni tra gli uomini e col mondo. Illusione o menzogna per gli atei e gli scettici, speranza o promessa di redenzione per i devoti e i credenti, ma la ragione ultima del credere, del pregare e della morale che ne deriva, è lì, in quell’aspettativa.

La Chiesa di Papa Bergoglio è interamente piegata sul presente, affronta i temi del presente, prende a cuore la condizione contemporanea: i migranti, la fame, la pace, i corrotti, le ingiustizie sociali. Compito prioritario, se non esclusivo, della Chiesa è per lui affrontare questi problemi, esortare all’accoglienza, denunciare le disparità e produrre politiche umanitarie. E se le chiese sono vuote di sacerdoti e fedeli si tratta per lui di mutarne la ragione sociale, e renderle luoghi di accoglienza per i poveri e gli affamati, più assistenza meno preghiera, più solidarietà meno liturgia, sacro e devozione.”