“Stavo quasi sperando in Farinelli… quando Marty, Scacchi e Sadis mi hanno rigettato 10 anni indietro”. Intervista a Sergio Morisoli

Sul PPD. “Il patrimonio della dottrina cristiana sta diventando ingombrante”

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L’ultima intervista che ho fatto a Sergio Morisoli è stata pubblicata su Ticinolive il 12 aprile 2018. Un anno preciso. È sempre un piacere perché Sergio risponde velocemente e fornisce dei testi perfetti. Posso dichiararmi globalmente soddisfatto dei miei intervistati. Solo in un numero ristretto di casi tirano in lungo o, dopo aver accettato, rifiutano con scuse ridicole; oppure forniscono risposte sconclusionate e di scarso valore. Ma, lo ripeto, è raro.

Colgo l’occasione per complimentarmi con tutti i miei intervistati (in fase elettorale) che hanno ottenuto il sospirato “cadreghino”. In ordine temporale inverso: Pellegrini, Ris, Filippini, Vitta, Farinelli, Soldati, Dadò, Pronzini, Merlo, Marchesi, Maderni.

Sia ben chiaro che questi candidati non sono stati eletti grazie alle mie interviste. Sono stati eletti nonostante le mie interviste e quindi il loro merito è ben maggiore.

Un’intervista di Francesco De Maria.

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Francesco De Maria  7 aprile, il suo partito è andato bene. Mi dica perché è andato bene.

Sergio Morisoli  Perché ha fatto più voti delle volte precedenti e ha ottenuto più seggi. A parte queste considerazioni lapalissiane, è andato bene per tre motivi. Il primo. La Destra (unione di UDC-AL) in Gran Consiglio ha lavorato molto e bene: 27 Iniziative, 13 Mozioni, 44 Interrogazioni e 16 Interpellanze. Ci siamo poi mossi con successo anche con la democrazia diretta: vittoria con la Civica e vittoria contro la Scuola che verrà, abbiamo raccolto le firme per il Referendum finanziario obbligatorio e siamo riusciti a facilitare la Democrazia diretta allungando i tempi per la raccolta firme. Gli elettori ci hanno premiato con la scelta della lista ma soprattutto con una marea complessiva di preferenziali come non mai. Secondo. Dopo l’esperimento con la Destra, l’UDC ha capito intelligentemente (primi su tutti Gabriele Pinoja e Marco Chiesa) che necessitava di fare politica oltre al suo tema classico (sovranità) e per questo necessitava di temi e risorse nuove. L’apporto propositivo di AreaLiberale con Paolo Pamini e il sottoscritto in GC, ma anche di altri membri di AL su tematiche di rilievo durante tutto il quadriennio: scuola, civica, fisco, spesa pubblica; hanno certamente permesso all’UDC un riposizionamento sulla scacchiera e sull’agenda politica cantonale.  Il terzo. La grande mobilitazione di una nuova generazione di giovani che è stata attirata dal nuovo corso appena iniziato dal partito. Per finire avrei detto che è andata molto bene se fosse stato rieletto anche Paolo Pamini, un cervello e una professionalità che ha contribuito molto a questo successo.

Ci presenti il nuovo gruppo UDC a 7 membri, spendendo qualche parola per ciascuno di loro.

Piero Marchesi è la speranza nuova, presidente e motivatore del nuovo corso, il futuro è suo. Lara Filippini una gradita conferma, donna di esperienza e preziosa nei complicati meccanismi commissionali. Tiziano Galeazzi, la nostra “antenna” sul territorio, indispensabile per prendere la “febbre” di Lugano. Roberta Soldati la conosco ancora poco, ma certamente ci darà solidità giuridica e di credibilità. Daniele Pinoja, basta il cognome per garantire l’origine doc della sua missione politica. Edo Pellegrini, ci porta esperienza scolastica e finalmente una voce del profondo sud. Per ciò che mi riguarda, dopo 25 anni di politica mi piace definirmi un’”intellettuale di destra” che fa politica liberalconservatrice. Un aneddoto, in una sala diversi anni fa qualcuno mi ha addirittura apostrofato di “cattoliberista”, cosa che in fondo non era e non è così scorretta…

La Lega dei Ticinesi questa volta ha fatto una cattiva votazione. È l’inizio di un’inversione di tendenza?

Ha fatto una cattiva votazione, certo. Ma starei molto attento a parlare di fine ciclo, è come il Real Madrid o il Bayern. Squadroni che a volte mancano un appuntamento, ma poi ritornano più forti di prima. Di sicuro non possono rimanere sul posto come hanno fatto lo scorso quadriennio, e quasi certamente devono pensare a una Lega 2.0. Però hanno un vantaggio enorme: piaccia o no, il Paese è più leghista di 25 anni fa.

La caduta (eventuale) della Lega potrebbe trasformarsi nella fortuna dell’UDC?

Prima di tutto la Lega non cadrà; hanno subito un duro colpo, il primo dalla loro nascita ma reagiranno. Secondo non è scambiandoci seggi tra noi e loro che si fa crescere il centro destra ticinese. La nostra fortuna sarà invece quella di riuscire a trasformare la montagna di voti preferenziali in voti di lista. La fortuna ci sarà solo lavorando a fondo e sodo, dimostrare e convincere l’elettorato che possiamo proporre e fare cose che gli altri partiti non possono fare perché troppo grandi, troppo imbrigliati dal partitismo e troppo burocratizzati per agire in modo efficiente e efficace.

Lei aveva approvato l’accordo concluso tra Lega e UDC per questa elezione?

Ho partecipato fin dall’inizio alle negoziazioni, ed ero sereno nell’accettare la via separata ma non belligerante decisa in ottobre. Poi sono entrati in scena anche interessi, giustamente, di politica nazionale e fu deciso e concordata la formula che sappiamo: 3 + 2 per il Governo e 1+1 per la corsa agli Stati. Oggi sono felice che abbiamo contribuito senza dubbi alla conferma dei 2 leghisti uscenti in Governo. Probabilmente senza l’accordo saremmo cresciuti più noi di loro e loro avrebbero forse perso un consigliere di Stato; ma per noi quello del 7 aprile è stato un risultato ideale che ha fatto chiarezza: crescita in GC e aiuto irrinunciabile per la Lega in Governo.

Una domanda perfida (sono le mie predilette). Lei avrebbe preferito la conferma di Bertoli, o il raddoppio del PLR? Si accettano SOLO risposte sincere.

Devo dire che tifavo, sinceramente PLR fino a poche settimane dal voto, e speravo in Farinelli. Poi le uscite inaccettabili, per un partito che stava crescendo, da parte di Marty, Scacchi e Sadis mi hanno rigettato 10 anni indietro; mi son detto che non cambieranno mai. Preferiscono perdere per ideologia che vincere per pragmatismo.

Uno dei punti che ha suscitato enormi perplessità è il sondaggio del Corriere (in 3 fasi), che ha descritto agli occhi del pubblico una situazione profondamente diversa da quella reale. Il Mattino giunge a ipotizzare che non sia stato un errore (io non lo credo). In ogni caso tutti dicono: è stato un flop. Adesso la ascolto.

Conosco personalmente l’alta professionalità di chi fa i sondaggi e le regole e la metodologia assolutamente scientifica da essi adottate. La Lega non deve prendersela con i sondaggi, anche il mago Otelma a volte cannava. E’ caso mai la dimostrazione che la scientificità, per fortuna, non è in grado di intercettare tutto quello che passa nel cervello, nel cuore e nella pancia di chi vota. Per me è un sollievo, e un motivo di tranquillità: viva i sondaggi sbagliati. La libertà è garantita.

Lei ha fondato Area Liberale. Da quel giorno sono passati 7 lunghi anni. Che risultati ha ottenuto? Rifarebbe quello che ha fatto?

Prima di tutto ci siamo ancora. Il marchio è conosciuto e chi frequenta la politica sa ormai molto bene, chi siamo, quale è il nostro DNA e quindi sa che produciamo proposte con il marchio doc liberalconservatrici. I risultati sono lì da vedere: presenza in GC, proposte forti, controllo del potere del Governo, opposizione critica ma costruttiva, partecipazione al dibattito culturale, lancio di referendum e iniziative. Abbiamo creato il Ginnasio liberalconservatore di cui è direttore Paolo Pamini per preparare la prossima generazione di politici. Abbiamo fatto una joint venture con l’UDC: chi vuole candidarsi e farsi eleggere va sulle sue liste, e noi produciamo e forniamo proposte politiche all’UDC nei settori: scuola, fisco, finanza pubblica, federalismo e sussidiarietà, libertà di mercato. Collaboriamo, senza pregiudizi, con tutte le forze politiche e le entità della società civile che condividono, anche solo puntualmente e selettivamente, parti del nostro DNA. Rifarei domani quello che feci il 2 marzo del 2012: fondare con 31 amici AL. Era la logica conseguenza dell’eccezionale esperienza fatta dal 2009 al 2011 con Idea Liberale per cercare di riformare il PLR sulla destra; non poteva finire tutto perché si era persa un’elezione e perché la riforma fu repressa.  Ma soprattutto lo rifarei per il sapore della libertà propositiva e fattuale in politica, una volta assaggiata non si può farne a meno.

Un programma (e un partito) liberalconservatore sarebbe in grado di ottenere il consenso di un 20% della società svizzera di oggi?

Penso che il liberalconservatorismo, come la miglior fusione di liberalismo e conservatorismo, prima che una formula di successo elettorale potrà essere una formula efficiente e efficace per affrontare i problemi concreti e le sfide che ci stanno davanti. Noi è quello che tentiamo di fare, e per questo l’UDC Ticino si è messa questa definizione nel logo ufficiale. Teoricamente il potenziale è nettamente più alto del 20%, ma passare da idee condivise, da proposte accettate alla scelta di una scheda di partito, c’è molto cammino da fare. Siamo certamente all’alba di una nuova epoca: globalizzazione, immigrazioni, tecnologia, nomadismo, nichilismo stanno cambiando il volto dell’Occidente, dell’Europa e della Svizzera. Il trumpismo, la brexit e i gilets jaunes sono solo delle punte di iceberg rispetto a quello che sta sotto. Ho cercato di descrivere tutto questo nel mio ultimo libro “Liberalconservatorismo: tra buona vita e vita buona”, partendo e mettendo al centro il ceto medio che si sta sfaldando, con i suoi cittadini dimenticati. C’è un gran bisogno di punti cardinali, e allora i principi conservatori di persona, popolo e patria da una parte e i principi liberali di libertà, responsabilità, diritti e doveri dall’altra potrebbero diventare le chiavi per contrastare un declino per ora controllato ma forse presto fuori controllo. Quanto un partito possa fare di fronte a questi mega trend non è possibile saperlo.

Se il PLR offrisse uno spazio – anche limitato – alla destra (ciò che oggi a mio avviso non avviene), lei sarebbe disposto a rientrare in quello che era il suo partito?

Il discorso è più complesso. Già sir Thomas Stearns Eliot nell’opera famosa de I cori della rocca, chiedeva: È la Chiesa che ha abbandonato l’umanità, o è l’umanità che ha abbandonato la Chiesa? Penso che il PLR viva una crisi profonda di identità. Non di destra o sinistra o di liberali contro radicali. Una crisi dovuta all’incapacità di leggere la postmodernità, la società liquida come la definì Zygmunt Bauman. Da partito d’avanguardia sempre in prima posizione ad interpretare i segni dei tempi, si è invece relegato al puro esercizio “elettoralistico”, alla volgare conquista di seggi. Sono passati ormai 12 anni dal famoso 2007, ma a parte il quieto vivere interno non si intravvedono slanci, non diciamo profetici, ma almeno pionieristici per il presente e il futuro. Mi pare stia rincorrendo gli avvenimenti, la SCV è lì a dimostrarlo, invece di provare ad essere protagonista; magari anche a costo di perdere qualche sedia. Però non sono io né lo stratega né il consulente del PLR, hanno persone capacissime se volessero mettersi a tratteggiare una rotta. Il mio rientro o il mio non rientro, non è un tema. Non apporterebbe nulla a questa dinamica, traiettoria e percorso faticoso che deve fare un partito che si definisce liberale.

L’Unione Democratica di Centro… in realtà è il partito della Destra. Non sarebbe ora di cambiare nome?

È un marchio forte, e il mercato insegna, i cambiamenti di nome costano in soldi e in identificazione. Indubbiamente la versione in italiano e quella in francese non corrispondono alla realtà. Però penso che sia a livello nazionale, mi dicono, che la riflessione dovrebbe essere fatta. Non lo so non ho cariche a questo livello. In ogni modo sigla o non sigla, chi vota UDC vota per affinità di centro destra.

In ottobre si vota per il Consiglio Nazionale. Quali sono le sue previsioni sulla ripartizione partitica degli otto seggi? Invariata? La sinistra raddoppia? La ragazzina con le trecce manda i Verdi in paradiso?

La ripartizione politica degli otto seggi dipende essenzialmente da chi si presenta e dalla propensione a rigare i “nemici interni”, in altre parole quanti candidati di nome importante sono disposti ad andare in lista e sacrificarsi sapendo che i posti sono limitatissimi. Una sinistra organizzata potrebbe soffiare un seggio alla Lega, ma anche l’UDC nonostante la congiunzione non è al riparo. Penso che i verdi in Ticino da soli non faranno la differenza, ma se vanno con la sinistra certamente portano acqua preziosa, forse determinante, a quel mulino.

In ottobre si vota per il Consiglio degli Stati. La sinistra PLR troverà il modo di presentare una candidatura? Quali le candidature a destra?

È una corsa molto difficile: maggioritaria ad personam a due turni. Un posto su due sarà libero e il PLR che ha il seggio vacante, per difenderlo dovrà decidere chi battere: Lombardi sulla destra o Carobbio sulla sinistra; in base a questa scelta dovranno scegliere la persona più adatta. Per Lega e UDC il discorso è diverso. L’accordo prevede che al primo turno correranno due candidati, uno per l’UDC e uno per la Lega, in base al risultato continuerà solo quella che ha ottenuto più voti. Quindi ci sarà una sorta di preselezione interna al primo turno, se questo è un vantaggio o uno svantaggio in vista di una gara serratissima al secondo turno è difficile dirlo.

Chiudo con due domande di stretta attualità. I media danno ampio spazio a una “nuova linea” (che definirei politicamente corretta) del PPD sul matrimonio. Una “modernizzazione” indispensabile? Verso quali lidi si dirigono i democristiani?

Che sia una nuova linea è un fatto ormai irrefutabile, come è insindacabile che abbiano adottato un ordine di marcia conforme alle “sensibilità del tempo presente” anche su molti altri temi; detto in inglese seguono il “main stream” o in italiano il “pensiero unico”. Il patrimonio della dottrina cristiana sta diventando ingombrante perché prevede, senza se e senza ma, di andare proprio in senso contrario al main stream di ciò che molti autori chiamano ormai “corrente dei diritti biopolitici”. È evidente che essere cristiani in politica, oggi implica accettare di essere ormai minoranza, e accantonare sogni di gloria. Il cristianesimo va bene quando svolge il ruolo di agenzia sociale o di ong per i poveri, ma non va più bene quando implica l’affermazione e la difesa di principi non negoziabili secondo il catechismo cattolico: vita, famiglia, libertà di educazione e libertà religiosa. Purtroppo, il modernismo è confuso con il progressismo e viceversa; sono tempi duri e cupi per chi vuol testimoniare nel mondo la propria fede cristiana, specie in politica. Il cardinal Ratzinger ci diceva che dobbiamo prepararci ad agire da minoranza delle minoranze, essere come il “sale della terra”. Non penso che rincorrere ciò che va di moda e piace alla maggioranza, porterà a grandi risultati elettorali in più, visto che tutti lo fanno.

Raffaele De Rosa ha stra-vinto l’elezione al consiglio di Stato. . Da più parti gli viene rimproverato il sostegno (non finanziario) ricevuto dal Cardiocentro (che non mi sento di considerare determinante). Ha ragione Farinelli affermando che De Rosa non dovrebbe essere nominato nel CdA dell’Ente ospedaliero?

No, non ha ragione. Il suo ragionamento fila perfettamente se l’EOC fosse un’istituzione privata di diritto pubblico (ci sono molte società in svizzera di servizi pubblici con questo statuto) dove sono chiare le competenze, le regole tra CdA, assemblea degli azionisti e proprietari di riferimento. Siccome invece è un ente dipendente da capitale cantonale e da nomine politiche non c’è nessuna ragione che il consigliere di stato del DSS non debba sedere nel CdA. O le ditte statali vengono messe sotto il codice delle obbligazioni e finalmente si fa chiarezza; o smettiamola di fare finta che non ci siano i conflitti di interesse; è chiaro che ci sono, e ci saranno sempre finché sono i partiti a decidere chi entra dove. Smettiamola di pretendere uno statalismo virtuoso, se sono la politica e le elezioni il sistema di selezione dei dirigenti.

E adesso l’ultima, per finire in bellezza. Lei è di Monte Carasso ma io sono di Besso. Come vede la mia Lugano? La sua vita sociale e culturale, la sua economia, le sue finanze, il suo traffico, il suo leghismo?

Io sono di Monte Carasso e dal 2013 di Bellinzona; sono granata convinto ma il mio elettorato è sproporzionatamente luganese. Forse sono le mie idee e la mia storia personale che negli anni hanno fatto credere a molti che io fossi addirittura luganese. Ciò che accade a Lugano non può lasciare indifferente il resto del Cantone; negli anni ’90 e per il primo decennio degli anni 2’000 è stata la locomotiva del Cantone in senso lato. Dobbiamo esserle riconoscenti. Da un decennio è in cerca di un nuovo ruolo dovendo interpretare una globalizzazione che non l’ha risparmiata. Mi pare che alcuni segnali di miglioramento si inizia a percepirli. Penso che Lugano abbia molto da dire se riuscissimo, grazie a Alptransit del Ceneri, non solo a collegarla con Bellinzona e il locarnese (disteranno circa solo un quarto d’ora di treno una dall’altra!), ma a creare un vero polo ticinese: tre città con vocazioni diverse e complementari messe in rete fisica e virtuale. Si ha sempre bisogno di un fratello o di una sorella maggiore, ecco questo sarebbe lo sbocco naturale di Lugano: da madre (a volte matrigna) a sorella maggiore.