Sri Lanka, diversi arresti dopo le stragi della domenica di Pasqua

Otto esplosioni hanno colpito oggi chiese e alberghi di lusso in tutto lo Sri Lanka causando oltre 200 morti e 450 feriti. La maggior parte delle persone decedute sono abitanti del luogo ma si ritiene che siano stati uccisi anche oltre 35 stranieri. Il peggior spargimento di sangue da quando la lunga guerra civile si è conclusa nel 2009.

Gli attacchi senza pietà sono stati messi in atto da  terroristi ed estremisti religiosi, alcuni suicidi, durante le funzioni religiose della domenica di Pasqua in diverse chiese e prendendo di mira anche quattro alberghi di lusso delle catene Shangri-La, Kingsbury e Cinnamon Grand Hotel.

Il paese, sotto shock, è paralizzato. Le autorità erano state avvisate dal capo della polizia che aveva messo in guardia alcuni giorni fa contro possibili attentati kamikaze alle chiese del paese dove la minoranza cristiana (cattolica romana) rappresenta circa il 7% della popolazione. La notizia è stata confermata dal primo ministro Ranil Wickremesing, anche se ha dichiarato di non esserne stato messo a conoscenza a tempo debito.

Secondo i funzionari locali, otto persone sospette sono state arrestate in connessione con gli attacchi, ma non sono ancora state rivendicate le responsabilità. Gli aggressori potrebbero essere seguaci di organizzazioni jihadiste come Isis o al-Qaeda, entrambi movimenti radicali dell’islam sunnita. Ma potrebbero essere stati anche gli intransigenti buddisti cingalesi.

Il capo dell’OIC (l’organizzazione della cooperazione islamica cui fanno parte 57 nazioni) Yousef al-Othaimeen, ha condannato gli attacchi definendoli come “codardi” che hanno come bersaglio i fedeli e i civili innocenti.

Le esplosioni quasi simultanee negli alberghi di lusso popolari tra i turisti stranieri a Colombo, suggeriscono che questi attentati suicidi sono il prodotto dell’ostilità anti-occidentale assieme all’odio suscitato dal fanatismo religioso.

La costa di questa piccola nazione insulare nella punta meridionale dell’India ha l’aspetto di un’isola paradisiaca con le sue spiagge di sabbia bianca e acque cristalline di straordinaria bellezza naturale che solo nel 2018 ha attirato oltre 2 milioni di turisti.

Ma il paese ha un passato molto travagliato con una sanguinosa guerra civile finita dieci anni fa che ha ucciso più di 100 mila persone. Molto ancora rimane irrisolto, come le rimostranze delle famiglie Tamil che ancora oggi cercano migliaia di persone che sono scomparse durante la guerra e per il recupero dei terreni ancora detenuti dai militari.

22 milioni di persone che vivono in comunità spesso diverse e miste, dove il 70% della popolazione è buddista e il 12% è musulmana. 26 anni di conflitto tra le forze governative e i ribelli separatisti Tamil Tigers, un’organizzazione militare del gruppo etnico induista che voleva uno stato indipendente secessionista nel nord-est del paese, non sono stati sufficienti a quanto pare a rimettere in piedi l’ex colonia britannica diventata indipendente nel 1948.

Era un decennio di relativa calma, ma il riaccendersi delle tensioni tra la maggioranza cingalese e i musulmani, ha generato violenze portando a dichiarare lo scorso anno lo stato di emergenza nel distretto centrale di Kandy dopo gli attacchi ad aziende e case appartenenti a minoranze musulmane.

Pare che sia ancora lunga la storia di violenza per lo Sri Lanka. Il ministro della Difesa ha esortato i media ad astenersi dal pubblicare i nomi degli aggressori, citando il timore che potrebbe infiammare le tensioni tra le comunità.

Bisognerebbe esaminare come mai per le informazioni avute sui possibili attentati non siano state prese le precauzioni adeguate.