L’ISIS rivendica gli attentati dello Sri Lanka

 

Lo stato islamico ha rivendicato la responsabilità dei molteplici attentati di Pasqua nello Sri Lanka, diffondendo i nomi dei sette attentatori suicidi. Il bilancio delle vittime è salito a 321 persone, tra cui 38 stranieri. Il ministro della Difesa, Ruwan Wijewardene, ha detto che gli attacchi sono avvenuti in rappresaglia per la strage avvenuta lo scorso marzo a Christchurch in Nuova Zelanda contro fedeli musulmani.

Attraverso una nota dell’intelligence, le autorità dello Sri Lanka erano state avvisate all’inizio del mese dei possibili attacchi. In particolare da quando il leader del gruppo terroristico islamista “National Thowheeth Jama’ath” è stato osservato aggiornare i suoi social media account con contenuti estremisti dopo le sparatorie in Nuova Zelanda. Wijewardene ha tenuto a precisare che il primo ministro e altri funzionari importanti non sono stati mai informati della possibilità di un attacco imminente.

Con tutta probabilità, la natura sofisticata dell’attacco e le attrezzature utilizzate, avrebbero richiesto mesi di preparazione. Tra cui anche la ricognizione degli obiettivi, il reclutamento dei kamikaze e la produzione degli esplosivi. Ma uno scenario emergente è quello che il gruppo terroristico dell’Isis ha stabilito un collegamento con le reti estremiste dello Sri Lanka, attratte dall’ideologia radicale islamica anche se mancanti ancora di organizzazione ed esperienza. I veterani srilankesi che avevano combattuto per l’Isis in Siria e in Iraq, potrebbero aver agito da “connettori” avendo imparato a “subappaltare” le operazioni ai locali militanti.

Mentre le forze di sicurezza stanno continuando a combattere contro gli esplosivi trovati nella città di Colombo, l’attenzione si sta spostando sul ruolo che le lotte interne del governo hanno potuto giocare nel permettere che gli attacchi si verificassero. La nota informativa dell’intelligence con i nomi, gli obiettivi e la sorte dei possibili attentatori, è stata fatta circolare da alcuni esponenti del governo, ma si ritiene che non abbia mai raggiunto il gabinetto del consiglio dei ministri, né il primo ministro. Non è chiaro nemmeno se il consiglio di sicurezza del paese abbia preso in considerazione gli avvertimenti.

Il governo dello Sri Lanka è diviso in fazioni a causa di una crisi costituzionale nata alla fine dello scorso anno, quando il primo ministro e i suoi alleati hanno smesso di essere invitati alle riunioni dei massimi funzionari della sicurezza del paese.

C’è ancora molto da scoprire dunque sugli attacchi avvenuti la domenica di Pasqua, dove attentatori suicidi hanno coordinato una carneficina in chiese e alberghi. È stato accusato un gruppo terroristico islamico poco conosciuto.

Una spiegazione a tutto questo esiste. Gli attacchi pasquali hanno una trama locale diversa dalla guerra civile decennale che è stata combattuta lungo linee etniche a differenza degli attentati che sembrano appartenere a sette religiose. È probabile che le nuove generazioni siano cresciute nella violenza, come il nuovo esercito repubblicano irlandese, erede dei paramilitari repubblicani della lunga faida settenaria dell’Irlanda del Nord.

La storia locale da sola non spiega l’intero terrorismo come è conosciuto oggi. Anche se l’Islam radicale che è stato allevato nei violenti conflitti del Medio Oriente appare spesso citato come fonte, le due moschee in Nuova Zelanda e la sinagoga di Pittsburgh, furono colpite da nazionalisti bianchi. Come rimane un mistero la sparatoria di un lupo solitario avvenuta nel massacro di Las Vegas nel 2017.

Tutti questi attacchi hanno un denominatore comune: quello dell’odio diffuso sui social media che incontriamo ogni giorno sempre di più. Non a caso il governo dello Sri Lanka ha chiuso l’accesso ai servizi dei social media affermando di impedire che la disinformazione si diffondesse.

Inoltre, quelli che domenica hanno fatto esplodere bombe e ucciso centinaia di persone, lo hanno fatto scegliendo i loro obiettivi con finalità ideologiche. Le chiese del cristianesimo cattolico occidentale e gli alberghi di lusso destinati all’individualismo liberale occidentale, sono nell’immaginario jihadista i nemici congiunti della loro utopia religiosa, la loro versione religiosa totalitaria dell’Islam.

Turisti, Coca-Cola e la Chiesa cattolica, sono gli stessi invasori nemici, marchi diversi per la stessa crociata.