UBS alla ricerca di un nuovo asset di gestione patrimoniale

La più grande banca elvetica era il più grande gestore patrimoniale del mondo. Ma le attività sono diminuite drasticamente a causa della crisi finanziaria. Una marea di deflusso di investitori durante gran parte dell’ultimo decennio ha visto UBS scendere al sedicesimo posto a livello mondiale lo scorso anno.

Secondo indiscrezioni, i rami di gestione patrimoniale di UBS e di Deutsche Bank stanno portando avanti serie trattative per una potenziale fusione che creerebbe un nuovo gigante europeo con un asset stimato di 1.4 trilioni di euro.

Sono un paio di mesi che UBS Group AG sta valutando le varie opzioni di accordo che comprendono la vendita parziale o la fusione del business per la sua unità di gestione patrimoniale, considerando di acquisire l’asset management DWS Group della Deutsche Bank per creare una nuova entità separata.

Se l’accordo andrà in porto, il nuovo gruppo diventerà un rivale della francese Amundi, il più grande gestore di fondi in Europa fondato da Crédit Agricole e Société Générale con oltre 1’500 miliardi di euro di asset in gestione, e sarà più grande del gestore francese AXA e del gestore inglese LGIM.

Il consiglio di amministrazione di UBS sta valutando acquisizioni e altri modi per far crescere il business dell’asset management che supervisiona circa 800 miliardi di dollari. Questo per assicurare la sopravvivenza a lungo termine e combattere la concorrenza dei rivali statunitensi più grandi e tecnologicamente avanzati.  Ma un accordo non è scontato. DWS, che è considerato come uno dei gioielli della corona nel portafoglio di Deutsche Bank, attrae altri corteggiatori.

Il più grande gruppo assicurativo tedesco, Allianz, ha esaminato una potenziale offerta per l’azienda DWS. Anche Amundi, che sta completando l’integrazione dell’acquisizione di 3.5 miliardi di euro di Pioneer dalla Unicredit Italia e delle multi-boutique (termine per definire una struttura composta da gestori patrimoniali) Natixis Investment Managers e Generali, potrebbe essere un potenziale partner.

C’è da dire che, un po’ come tutti, DWS ha avuto un 2018 difficile dopo aver visto il suo attivo scendere del 5.4% a 662 miliardi di euro e ha subito deflussi di 22 miliardi di euro attribuiti all’effetto una tantum dei rimborsi relativi alla riforma fiscale degli Stati Uniti, alla direttiva “MiFID II” che regolamenta i mercati finanziari e le protezioni per gli investitori, e un numero di grandi mandati assicurativi ritirati.

Le fusioni comportano il rischio che i clienti che hanno investito in entrambe le aziende fuggano per evitare di avere tutte le loro uova in un unico paniere. Ma come dice giustamente il ticinese Sergio Ermotti, CEO di UBS, il problema non è too big to fail ma too small to survive.