Viaggio italiano nella bellezza della comunicazione – di Cristina T. Chiochia

Tra IETM network mondiale degli operatori culturali e Festival del Silenzio delle pari opportunità

L’italia è da sempre sensibile alla bellezza ed alla comunicazione, spesso con buoni risultati, altri meno. Dal 2018 nella vicina Milano si svolge un festival silenzioso, di nome e di fatto ( con oltre 2.000 spettatori in tre giorni e la Medaglia del Presidente della Repubblica, rinnovata anche per questa seconda edizione), il Festival del Silenzio che racchiude un pò di questa bellezza oltralpe, provando a declinarla in modo internazionale. Il Festival del Silenzio: ovvero un vero e proprio festival internazionale di performing arts con un focus sull’accesso di lingua e comunicazione promosso da Fattoria Vittadini con la direzione artistica di Rita Mazza, come appunto recita il comunicato stampa.

Lo abbiamo seguito per voi in questa seconda edizione, un po’ personalmente convinti, di chi sta scrivendo, dell’alto valore delle pari opportunità attraverso avvenimenti culturali, un pò perchè sono eventi come questo che fanno comprendere come in Italia le cose, dal basso si stiano cercando davvero di cambiare rendendosi sempre più internazionali. Anche nella danza, poesia, fotografia, arti e del teatro.

Questa II edizione, andata in scena dal 2 al 5 maggio alla Fabbrica del Vapore di Milano, vantava poi un avvenimento mondiale importante, l’evento del “circuito satellite” di IETM, il network mondiale di operatori culturali che vedono nelle performing arts “uno strumento di cambiamento e coesione sociale, facendosi promotore di un modo di fare cultura e arte inclusive”.

Prima tappa quindi, questo salone satellite chiamato “Satellite Meeting IETM” che aveva come tema “Barriere di lingua e comunicazione nelle performing arts”. Un vero e proprio evento mondiale con tanti operatori stranieri giunti in Italia per confrontarsi sull’idea dell’ “unlimited” con incontri, workshop e tanti ,tantissimi momenti di confronto.

Tutto poi focalizzandosi con quella idea della lingua come comunicazione strutturale, dove l’accesso equo alle informazioni crea coscienza e sviluppo. La domanda a cui si è appunto cercato di rispondere era: “alla luce delle differenze di lingua, comunicazione, nazionalità per ciascuno di noi si può parlare di accesso equo (EQUAL ACCESS) alla cultura? ” Si, per un’arte accessibile sempre a tutti. A rispondere alla domanda eccolo. il Festival del Silenzio che supporta il riconoscimento della lingua dei segni per sordomuti con la sua direttrice artistica Rita Mazza, madrelingua segnante dalla nascita.
Un gigantesco contenitore di idee “dal basso”, pronte a fertilizzare quello che è lo scambio culturale tra abilità e disabilità con lavori di artisti di origini e culture molto differenti quindi che però con danza, teatro, video ed arti visive, paradossalmente non confonde, ma arricchisce il pubblico di qualsiasi lingua (molti i francesi, inglesi ,olandesi, tedeschi ed italiani) e di provenienza culturale o geografica.

Una tappa di questo processo da segnalare è sicuramente il percorso del Laboratorio SIlenzioso con Serena Crocco per Silenziose Tracce: l’idea di spettacolo e di “arte” come idea di benessere percepito da chi vi partecipa, a discapito di barriere e di comunicazioni al fine di cogliere il bello attorno e dentro di sè, anche al fine solo di ascoltarsi. Come recita il comunicato stampa: “in una società sovraccarica di stimoli sonori, SI’LɛNTSJOse Tracce propone un’esperienza di silenzio condiviso e di riconnessione con il paesaggio. I partecipanti, condotti in una camminata silenziosa in fila indiana per le vie della città vengono chiamati a riscoprire in modo extraquotidiano lo spazio che li circonda e a lasciare tracce del loro passaggio attraverso piccole azioni performative. Il silenzio diviene uno stato dell’anima che permette di affinare gli altri sensi e mettersi in una situazione di reale ascolto”.

Un’altra tappa è sicuramente lo spettacolo di Carlo Maria Vella in collaborazione con il Festival stesso essendo vincitore del bando dello scorso anno: Nel Segno del Minotauro si presenta così come una sorta di “chiave di volta” per comprendere il festival stesso: valorizzare la cultura sorda segnante attraverso la sperimentazione di diversi linguaggi non verbali.

Difficile definire quando accade in scena, non essendoci la parola per farlo, ma i segni combinati della lingua dei segni italiani e la figura mitologica di un “diverso”, come il Minotauro eppure, le attrici, sorde ed udenti, decidono di esprimersi solo con i segni , la danza ed il corpo escludendo la parola che irrompe forte solo sul finale, quando labirinto e personaggi sono divenuti al pubblico, cari, sinceri ed onesti da ascoltare “a loro modo”. Uno spettacolo unico, come il festival di cui si citano altre due tappe, tra le innumerevoli proposte, sempre nel segno di abitare l’ascolto attivo di sé e degli altri: il progetto “FeMale”, sulla violenza sulle donne e creato dal gruppo Fragile Artists che unisce fotografia (al maschile) e danza (al femminile) con gesti opposti e molto simbolici e che danno vita ad una sorta di spettacolo-installazione live dove “i ritratti maschili, stampati come Manifesti, vengono abitati e animati dai corpi Femminili delle performer”.

Concludendo, idealmente l’ultima tappa parla di ciascuno di noi, uomini “normali” con vite “normali”: l’ “homo peregrinus” come appunto dice il titolo “Peregrinus”, tratto da una poesia di T.Eliot. Il bel progetto di ZONA K in collaborazione con Fattoria Vittadini per la regia di Jerzy Zon e la creazione delle maschere della Spitfire Company su disegni di Joanna Jaśko-Sroka, vanta le coreografie di Eryk Makohon e le performance di Karolina Bondaronek, Paulina Lasyk, Grażyna Srebrny-Rosa, Justyna Wójcik, Marta Zoń, Sławek Bendykowski, Bartek Cieniawa, Paweł Monsiel/Krzysztof Tyszko, Michał Orzyłowski. Uno spettacolo itinerante che si è sviluppato in una zona della città milanese simbolo della “città che sale” ed aperta a tutta la cittadinanza. Un festival quindi che lascia con il fiato sospeso tra la bellezza e la purezza delle arti, così come dovrebbero essere. Imprevedibili, emozionanti e ricche di personalità. In un mondo invece che rende gli uomini sempre più “formattati” come lo spettacolo di Zona K ben ha significato, prevedibili, privi di emozioni e di personalità. Incapaci di riconoscere la bellezza. Fuori e dentro di sè. Da segnalare anche la presenza della community Urban Sketchers Milano che gratuitamente, hanno disegnanto a matita, acquarello e tanto altro, le emozioni di questi percorsi. Arte nell’arte. Un festival interessante. Sicuramente da raccontare come esempio di buona pratica italiana.

Cristina T. Chiochia