La Corsi (Consiglio del pubblico) condanna senza appello il siparietto di Casolini: “inaccettabile”

Un testo di una lunghezza impressionante (ed estremamente ripetitivo). Sembra trattarsi di un caso di stato. Per un commento sull’attacco alle Twin Towers sarebbe bastata la metà di questa concione. La nostra opinione? (che non ha alcun peso particolare). È la seguente: ci dovrebbe essere un limite alla panna montata. Non è morto nessuno, i valori della Repubblica (dell’iperbole) non sono stati intaccati, il sesso femminile (“l’altra metà del cielo”) non è stato offeso e umiliato. Certe scalmane parlamentari da osteria (maschile) hanno l’effetto di sbalordire qualunque persona normale.  Ma per De Rosa una lode sincera: equilibrato, disponibile, modesto, simpatico.

Nel diluviale testo qualcosa manca. Possibile? direte voi. Sì. Manca il nome di Sergio Savoia, la voce fuori campo, verosimilmente l’inventore della (innocua) sceneggiata. Recuperato da Canetta dopo cent’anni di esilio, è quello che a Comano se la passa meglio di tutti. Politicamente ha fallito, ma la politica non è tutto!

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CONSIGLIO DEL PUBBLICO (testo integrale)  Come già prontamente comunicato alla Direzione della RSI, il Consiglio del pubblico della CORSI ritiene non solo inopportuno, ma inaccettabile per il servizio pubblico quanto proposto dal programma RSI “Politicamente scorretto”. Ci si riferisce al deplorevole siparietto che ha occupato ben 1/3 della puntata, quando sono state chiamate in scena due donne e la voce fuori campo ha chiesto al conduttore e all’ospite di sfidarsi indicando sul corpo delle donne, tramite una bacchetta, la parte del corpo citata. Ma non è tutto. Le battute eccessive e poco opportune fra il conduttore e la voce fuori campo, l’invadenza a tratti della conduzione “a due” per rapporto all’ospite, i ripetuti applausi forzati, il ritmo, i toni e il linguaggio del programma, i contenuti delle interviste come pure la scelta e la gestione degli ospiti, in questo caso e in generale, hanno riconfermato le fragilità strutturali del format già evidenziate dal Consiglio del pubblico.

Una scelta redazionale come quella compiuta per la puntata di sabato scorso non può essere semplicemente ricondotta a una mera superficialità, a un incidente di percorso o a uno scivolone occasionale. Il Consiglio del pubblico ha già manifestato a più riprese fin dalla prima edizione del programma nella primavera 2018, formalizzandole anche nel rapporto di monitoraggio discusso con la RSI e reso pubblico attraverso il sito CORSI, forti perplessità su “Politicamente scorretto” auspicando un riorientamento del programma per un intrattenimento di maggiore spessore e qualità, auspici che purtroppo la RSI non ha raccolto. Per completezza ricordiamo alcuni passaggi del nostro rapporto, disponibile in versione integrale sul sito CORSI.

“Politicamente scorretto” pare essere un format ancora sperimentale e non ben definito, tant’è che il Consiglio del pubblico ha incontrato qualche difficoltà a identificarne l’esatta tipologia. Non si tratta evidentemente di un talk show giornalistico, quanto piuttosto di un programma di intrattenimento. La sperimentazione concerne più livelli, dalla conduzione alla scenografia, dall’impostazione redazionale del talk show alla scelta degli ospiti, al linguaggio, alla narrazione, fino agli elementi di “spalla” come la musica. Rileviamo anche una certa ambiguità nel target del programma: a chi si rivolge esattamente? Come spiegatoci dai produttori, il programma intende traghettare, attraverso il conduttore Nicolò Casolini, che ha un grande pubblico anche sui social network ma che proviene da un altro ambito, dalla redazione sportiva, un pubblico giovane senza tuttavia perdere il pubblico generalista e più grande d’età, che abitualmente fruisce dell’offerta in questa casella fra la fascia informativa e il prime time.

Una sfida non facile, che probabilmente contribuisce, almeno questa è l’impressione maturata visionando queste (prime) otto puntate, a creare una certa ambiguità attorno al prodotto, ambiguità alimentata anche dalla scelta degli ospiti e dal genere di conduzione. Si tratta di una conduzione che ci sembra possa funzionare con un certo tipo di ospiti, ma che con un altro genere di ospiti risulta inadeguata. Lo stesso discorso vale per la scenografia, più in linea con l’atmosfera e la complicità che il conduttore è capace di creare con un certo genere di ospite a lui più congeniale (per età, per esperienza di vita, per modalità espressive ecc.). Se questa scenografia “multiuso” e probabilmente a costo contenuto in dotazione allo studio di Lamone è da ritenere una soluzione ragionevole per sole 8 puntate “sperimentali”, qualora il programma dovesse continuare, sarebbe auspicabile rivedere l’impianto scenografico e grafico dando maggiore identità al programma.

Vi è pure l’impressione che a prevalere nell’intervista sia la scaletta (le domande già pronte, le gag già previste, ecc.), piuttosto che l’ascolto. Non si è in grado di determinare se ciò sia riconducibile a una carenza redazionale nel preparare i temi, all’inesperienza del conduttore in un nuovo genere di format e di ambito/alla sua abitudine di giornalista sportivo (dove spesso il ritmo è molto veloce) o piuttosto a una scaletta troppo rigida e troppo ricca, che non permette un vero dialogo, bensì una sequenza di domande e risposte.

Vi è inoltre la sensazione che nel programma non siano state investite risorse sufficienti per garantire che questa sperimentazione su più piani funzioni. “Politicamente scorretto” è un talk show low cost che secondo noi, soprattutto se lo si vuol riproporre sul medio-lungo periodo, avrebbe bisogno di un maggiore impegno a livello di redazione, conduzione e produzione. Al Consiglio del pubblico piace l’idea di un talk show impertinente, ma ritiene necessario intervenire sulla redazione e sulla conduzione per ottenere un programma che abbia mordente e irriverenza a livello di sostanza. Attualmente l’impertinenza pare declinata più sull’informalità della conduzione, del linguaggio verbale e non verbale, che non sull’impostazione di fondo e sui testi.

In conclusione riteniamo valida l’idea di un talk show in questa fascia, ma suggeriamo una migliore definizione del format intervenendo sulla redazione, produzione e conduzione e assegnando adeguate risorse finanziarie per permettere a un prodotto che al momento sembra ancora piuttosto sperimentale e ibrido di acquisire maggiore identità, carattere e qualità. Da questa maggiore caratterizzazione del programma dovrebbe emergere un format più organico e coerente in e fra tutti i suoi elementi (stile di conduzione, impostazione dell’intervista, scelta degli ospiti, scenografia, pubblico target ecc.). Auspichiamo anche una declinazione più di sostanza di quel “politicamente scorretto” tanto sbandierato nel titolo e nei lanci del programma.