“Il Molino non è affatto illegale!” – Intervista a Sergio Roic

Il “volto” del Molino è un volto collettivo
I “muscoli” della maggioranza politica sono stati criticati da Giorgio Giudici…


A sentire Sergio Roic, intellettuale, scrittore, socialista, i Molinari sarebbero una valida componente del tessuto cittadino, portatori di una nuova, più moderna e più libera modalità di vita sociale. Noi abbiamo trascritto, punto per punto, le sue abili risposte.

Ma faremo, per dovere, ancora una cosa. Ascolteremo altre campane, per comporre una musica variata e (verosimilmente) cacofonica. Un’intervista di Francesco De Maria.

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Francesco De Maria  Il Consiglio comunale ha votato. Non mi dica che non se l’aspettava.

Sergio Roic  In effetti, però c’erano delle posizioni di minoranza ben profilate a proposito del Molino e dell’area dell’ex Macello. Da un punto di vista prettamente funzionale ma anche di inclusione sociale le idee buone e democratiche non hanno solo un colore politico ma anche una “intelligenza sociale” che magari potrebbe essere seguita e fatta propria in un contesto di accettazione delle varie espressioni di pensiero, sociali e culturali presenti in città.

E adesso? I Molinari sono spacciati (=sfrattati) oppure hanno ancora una (o magari parecchie) carte da giocare?

Facciamo un po’ di storia: per “sfrattare” in passato i Molinari ci sono voluti (per caso? per volontà di qualcuno?) degli incendi, delle situazioni poco chiare, quindi. Noi dell’associazione AIDA ci battiamo innanzitutto affinché l’autogestione possa esprimersi a Lugano come nel resto del Ticino allo stesso modo in cui si esprime in altre realtà svizzere dove i rapporti fra autorità e centri autogestiti sono stati regolarizzati a vantaggio sia della realtà dell’autogestione sia a vantaggio della politica che ha saputo inglobare questo fenomeno sociale in modo ragionato e ragionevole nel tessuto cittadino.

La maggioranza politica ha “mostrato i muscoli”… sulla cui forza si può legittimamente dubitare. Chi sono gli esponenti di AIDA? Quali fini si ripropongono?

Mi sembra che “i muscoli” della maggioranza politica siano stati immediatamente criticati dal Sindaco di lungo corso Giorgio Giudici che di esperienza di gestione di eventuali conflitti sociali ne ha avuto parecchia negli scorsi decenni, disinnescandoli tutti quanti. Gli esponenti di AIDA sono delle persone di buona volontà, alcune attive nelle istituzioni politiche e altre no, che hanno in mente l’accettazione dell’autogestione come elemento della realtà socio-culturale ticinese. Noi crediamo che l’autogestione sia un tassello della realtà sociale odierna e, possibilmente, pure un arricchimento della stessa.

Una comunità invisibile agli occhi del pubblico…

Sul fatto che la comunità dei Molinari sia parzialmente invisibile agli occhi del pubblico si può anche essere d’accordo. D’altronde, essi stessi non cercano pubblicità considerando che questa realtà innanzitutto culturale è già piuttosto conosciuta soprattutto negli ambienti giovanili e pure condivisa da molti proprio per la sua logica non esclusivista e non piegata alle pure e dure regole del mercato del divertimento e dell’offerta culturale classica. Si sentono e leggono commenti negativi sul Molino da parte di persone che si basano su alcuni luoghi comuni, demonizzandoli. La realtà è ben diversa, si tratta di un luogo e di un ambiente non competitivo che propone un’offerta culturale alternativa.

 Quanti sono i molinari che risiedono stabilmente nel macello?

Il Molino, negli anni, ha diminuito progressivamente il numero di persone che risiedono stabilmente nell’ex Macello. Al giorno d’oggi gli “stabili” sono una categoria in via d’estinzione.

Almeno per Lei, hanno un volto?

Il Molino è, volutamente, rappresentato da un’assemblea che prende le decisioni proprio in quanto assemblea e non singolarmente o attraverso rappresentanti ad hoc. Il “volto” del Molino è quindi un volto collettivo.

Come vivono, giorno per giorno? Di che cosa si occupano? Organizzano eventi?

In effetti, ci sono numerosi eventi musicali e culturali, anche di un certo richiamo, che vengono organizzati lungo l’arco dell’anno al Molino. L’offerta, ancora una volta, è particolarmente gradita da parte dei giovani.

Lei si ricorda di quando le chiesi “mi combini, per favore, un’intervista con un molinaro”? Restai a bocca asciutta.

La logica collettiva di una realtà sociale come quella del Molino può risultare anche misteriosa e in parte incomprensibile a coloro che sono abituati a trattare quotidianamente con l’uno o l’altro dei rappresentanti di gruppi di interesse o associazioni. Il livello collettivo del Molino si esprime attraverso i comunicati presi a seguito di assemblee. Si può essere d’accordo o non con i contenuti espressi, ma è certo che le comunicazioni del Molino sono a tutti gli effetti il prodotto di una discussione interna democratica.

Hanno il concetto della legalità, la rispettano, oppure la disprezzano?

Per quel che concerne la legalità, vi sono in atto delle convenzioni sia con la Città di Lugano sia con il Cantone Ticino. I Molinari, nell’ultimo comunicato, respingono al mittente la totalità delle critiche che vengono loro mosse. Scommetto che sarebbe piuttosto difficile dimostrare che abbiano torto sulla stragrande maggioranza delle questioni tirate in ballo contro di loro.

Si può discutere con loro? Il Sindaco, se ho ben capito, ha detto di no.

Si tratta di una questione complessa che, come sempre, dipende dal tono e dalle vere intenzioni della discussione. Una cosa è discutere dello “sfratto subito o dopo” dei Molinari dal sedime dell’ex Macello e tutta un’altra discutere e cercare di arrivare a degli accordi sul proseguimento della loro attività, cosa che succede tranquillamente nelle altre città svizzere. Sono convinto che se il Molino venisse approcciato con una proposta del tipo: volete continuare con la vostra attività in loco? Noi potremmo aiutarvi… i “problemi” di comunicazione scomparirebbero in breve tempo, Da notare è che questo tipo e questo livello di discussione non viene praticato su qualche pianeta alieno e lontano, ma nelle stesse città svizzere come Zugiro, Basilea, Ginevra, Lucerna ecc.

Io mi ricordo (ero giovane ma non piccolo) quando il PSA proclamò il “diritto all’illegalità”. Sono fantasmi che tornano? È il Sessantotto che torna? E questa “assolutizzazione”, anzi “divinizzazione” dell’Assemblea? Parlano come Mario Capanna…

Il Molino non è affatto illegale, c’è, come ho sottolineato prima, una convenzione controfirmata in primo luogo dal Cantone che ne regola uso e modalità. L’assemblea, con tutte le sue possibili forme politiche e sociali, sta alla radice dell’esperienza politica svizzera (cosa sono le Landsgemeinde se non assemblee popolari pubbliche in cui si prendono decisioni?) ed è stata pure alla base, nell’Agorà ateniese, delle prime esperienze democratiche dell’Occidente tout court. Sono sicuro che, chiedendo oggi ai frequentatori del Molino chi è Mario Capanna, risponderebbero cose tipo “ma non è quello scrittore montanaro che parla della natura incontaminata?”.

Gli autogestiti hanno delle carte da giocare sul piano giuridico?

La convenzione con il Cantone è tuttora in atto. Bisogna vedere come sarà interpretata dal punto di vista giuridico nel caso di confronti radicali e del tanto propagandato “sfratto”.

E sul piano politico?

Sul piano politico la sinistra è compatta nel difendere il diritto all’autogestione. Negli ultimi tempi, poi, si nota una sempre maggiore consapevolezza, a livello della popolazione, dell’auspicabilità se non della vera e propria necessità di mantenere vive e vegete esperienze socio-culturali diversificate rispetto al mainstrea­m imperante.

Quali frange dei partiti non di sinistra (PLR, PPD, Lega, UDC) potrebbero sostenere i Molinari? In che forma e con quali argomentazioni?

Quelle che vorranno seguire i ragionamenti, ad esempio, dell’ex Sindaco.

Il timing di questa operazione parlamentare (parlamento comunale) è a suo avviso sospetto? La decisione di “sfratto” (molto teorica a mio modo di vedere) che effetti produrrà in campagna elettorale?

Sarà senz’altro uno dei temi “caldi” delle prossime elezioni comunali a Lugano. Vedremo se prevarrà una politica d’apertura o la ricerca, politica, di un confronto senza se e ma.

Il tema “macello” potrà pesare sulla battaglia per il Municipio o, addirittura, per la conquista del Sindacato?

Dipende da come si muoveranno le varie forze politiche in campo. Certo è che, a Lugano, i temi del dibattito politico sono numerosi.

Schematizziamo brutalmente. Se i cittadini di Lugano votassero oggi “macello Sì – macello No”, quale sarebbe il risultato?

Grandi sorprese si profilano dietro l’”angolo dell’autogestione”. E se essa, a Lugano come altrove, fosse finalmente compresa e interpretata come un’opportunità?

Esclusiva di Ticinolive