La scuola di Bertoli e il Pensiero Unico. Il Maestro, Margherita… e Dillena

PENSIERO DEL GIORNO. Il riferimento è a un editoriale di Dillena dal titolo “Il maestro, Margherita e le paure ” e a una replica di Bertoli. Citazione dall’editoriale odierno di Giancarlo Dillena nel CdT.

“Il maestro è il pensiero dominante, che non può essere contraddetto, pena la delegittimazione, l’accusa di negazionismo, ignoranza, irresponsabilità (quando non quella, impropria quanto abusata, di «fascismo»). I maestri di questo PUL (pensiero unico legittimo) sono nei media, fra i politici, in generale fra coloro che sulla paura del futuro costruiscono la loro immagine (e magari fanno anche affari). Forse c’è anche qualche docente, inevitabilmente. Convinto, insieme ad una parte dei suoi allievi, che scioperare e criminalizzare l’industria e le banche sia un modo efficace per contrastare le conseguenze del cambiamento climatico.”

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IL MAESTRO E MARGHERITA

Nel grande romanzo bulgakoviano “Il Maestro e Margherita” il Demonio giunge a Mosca sotto il nome di professor Woland, esperto di magia nera, accompagnato da una piccola corte di attendenti: il gatto Behemoth, Azazello, Korovev-Fagotto, Abadonna che dà la morte, la strega Hella spesso nuda e con una cicatrice sul collo. In questo brano le parole chiave suonano: “Solo, sono sempre solo”.

Quando il libro giunse in Italia Eugenio Montale non esitò a definirlo “un miracolo che tutti dobbiamo salutare con commozione”.

Bulg MM– Il fatto è… – qui il professore si guardò intorno con fare impaurito, e proseguì in un sussurro: – che ho assistito personalmente a tutto questo. Ero sul balcone con Ponzio Pilato, nel giardino quando parlava con Caifa, e sul palco, ma in segreto, in incognito, per cosi dire; vi prego quindi di non farne parola con nessuno e di serbare il segreto più assoluto, tsss…

Subentrò il silenzio, e Berlioz impallidi.

– Lei… lei è a Mosca da molto tempo? – chiese con voce tremante.

– Sono appena arrivato, – rispose smarrito il professore; solo allora agli amici venne in mente di guardarlo ben bene negli occhi, e si convinsero che quello verde, sinistro, era completamente dissennato, e il destro era vuoto, nero e spento.

≪Adesso si spiega tutto! – pensò Berlioz sconcertato. E arrivato un tedesco pazzo, oppure è ammattito adesso, ai Patriaršie. Che storia!≫

Sì, questo spiegava veramente tutto: sia la stranissima colazione col defunto professor Kant, sia gli stupidi discorsi sull’olio di girasole e Annuška, sia la predizione della testa tagliata, sia tutto il resto: il professore era pazzo. Berlioz capì subito quello che conveniva fare. Addossandosi allo schienale della panchina, ammiccò a Bezdomnyj dietro le spalle del professore, come a dire: non contraddirlo; ma il poeta, smarrito, non capì quei segnali.

– Sì, sì, sì, – diceva eccitato Berlioz, – del resto, tutto questo è possibile… anzi, possibilissimo, e Ponzio Pilato e la loggia, eccetera, eccetera… Lei è venuto qui da solo o con la sua signora?

– Solo, solo, sono sempre solo, – rispose amaro il professore.

– Dov’è la sua roba, professore? – indagava con aria insinuante Berlioz. – Al Metropole? Dove alloggia?

– Io?… Da nessuna parte, – rispose il tedesco pazzo mentre il suo occhio verde sorvolava, malinconico e stralunato, l’acqua dello stagno.

– Come?… Ma allora… dove abiterà?

– Nel suo appartamento, – rispose con disinvoltura il pazzo, e ammiccò.

– Io… ne sarò lietissimo… – borbottò Berlioz, – ma veramente, a casa mia non starà comodo… al Metropole, invece, ci sono camere splendide, è un albergo di prim’ordine…

– E neppure il diavolo esiste? – chiese allegramente l’alienato a Ivan Nikolaevič.

– Neppure…

– Non contraddirlo, – disse Berlioz col solo movimento delle labbra, nascondendosi d’impeto dietro le spalle del professore e facendo smorfie.

– Non c’è il diavolo! – esclamò Ivan Nikolaevič, confuso da tutto quel garbuglio. – Proprio a me doveva capitare? La smetta di dare i numeri!

Qui il folle scoppiò in una risata tale che dal tiglio sopra le loro teste si alzò in volo un passero.

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