Addio a Franco Zeffirelli, che diede Vita alla Vera cultura, quella storica, in versi

Franco Zeffirelli è morto in un anno fatale: quello in cui si impone la visione di una sessualità distorta, e quello in cui si celebrano i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Lui, vinciano, omosessuale, come forse il grande Maestro. Lui, che mise in scena la cultura storica, contro quella contemporanea, nichilista e vuota. Lui, che degli omosessuali aveva scritto: “l’omosessuale non è uno che sculetta e si trucca. E’ la Grecia, è Roma. E’ una virilità creativa.”

Franco Zeffirelli diede la vita per il teatro classico, quello di cui oggi il teatro incredibilmente manca e necessita.

Da giovanissimo curò una scena di Troilo e Cressidra, adattamento del dramma Shakespeariano di Luchino Visconti. Di Visconti fu l’aiuto regista in La terra trema, ispirato ai Malavoglia di Verga, sino agli sceneggiati d’argomento più contemporaneo quali Il sole negli occhi l’italiana in Algeri. Il Teatro alla Scala, nel quale aiuta Corrado Pavolini, è il suo trampolino di lancio definitivo: negli anni ’50 esordisce come regista in proprio di cinema e di teatro

Da Cenerentola L’elisir d’amore (1954) a il Turco in italia (1955) con il quale va in trasferta ad Edimburgo, i nomi delle più famose piéces si susseguono, nei quali spiccano i più celebri Lucia di Lammeroor e Cavalleria Rusticana, con la trasposizione cinematografica della quale, più tardil otterrà nell’82 un Emmy Award come miglior regista, ai costumi disegnati, al Covent Garden (il quartiere di londra per gli appassionati dell’Opera) per La Traviata. 

Moltissime le opere che porta in scena, da Shakespeare a Verdi, a Puccini, teatrali e d’opera: Rigoletto, Falstaff, Firenze, Don Giovanni, Tosca, Lucia di Lammermoor, Antony and Cleopatra. 

E’ verso la fine degli anni ’60 che rinnova il cinema, nel nome della tradizione: Rome e Giulietta(1968) che gli vale il primo David come Miglior Regista nel ’69 e il Nastro d’Argento come miglior regista, La bisbetica domata (1967) a un documentario sull’alluvione di Firenze segue l’Amleto con Giorgio Albertazzi, valsoggli il David per miglio film straniero, recitato a Londra in onore dei 400 anni dalla nascita di Shakespeare; poi arriva Fratello Sole e Sorella Luna, del 1971, su San Francesco d’Assisi, che gli vale un secondo David nel ’72 come miglior regista e sempre sul versante lirico religioso, la cura delle riprese per l’anno santo 1974. Nel 1979 arriva Gesù di Nazaret, un successo, nel quale recita, nel ruolo di Maria, la sua amatissima Giulietta.

Seguono altri innumerevoli successi, da Madama Buterfly alla Turandot di Puccini, al Don Giovanni di Mozart; al film Jane Eyre, ancor’oggi una delle migliori trasposizioni.

Nominato nel 2004 dalla regina Elisabetta II Cavaliere Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico. diventa senatore della Repubblica Italiana, vicino al centro-destra di Silvio Berlusconi.

Omosessuale dichiarato, era contro i cortei gay, “l’omosessuale non è uno che sculetta e si trucca. E’ la Grecia, è Roma. E’ una virilità creativa.”

Nato a Vinci, si suppose recentemente che, a seguito di una ricerca genealogica, fosse addirittura discendente dal grande Maestro Leonardo.

Lascia un’eredità inconfondibile, uno stile elegante, melodrammatico, prezioso, talvolta manieristico, esteta.