Aumenta la tensione tra Stati Uniti e Iran per l’attacco alle petroliere nel Golfo dell’Oman

Washington ha espressamente accusato Teheran di aver attaccato nel Golfo dell’Oman, lo scorso 13 giugno, due navi petroliere. La Front Altair, di proprietà norvegese battente bandiera delle Isole Marshall, e la Kokuka Courageous, di proprietà giapponese battente bandiera di Panama.  I due incidenti hanno fatto aumentare la tensione e il timore di un conflitto USA-Iran che potrebbe minacciare la sicurezza globale.

Il presidente Trump ha affermato di non avere dubbi che l’Iran sia responsabile degli attacchi, dopo che quest’ultimo ha cercato di abbattere un drone statunitense per interrompere la sorveglianza, mentre questo si trovava sopra la petroliera Front Altair in fiamme.Il Pentagono ha rilasciato un video che mostra un’imbarcazione delle Guardie rivoluzionarie, il corpo scelto della Marina iraniana, recuperare un’oggetto da una delle due navi cisterna per distruggere le prove del coinvolgimento. Probabilmente una mina inesplosa, sostiene l’intelligence americana.

Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha respinto le accuse, definite ridicole e pericolose, negando di aver compiuto il sabotaggio e contestando le riprese (sgranate) rilasciate dall’esercito americano. Gli Stati Uniti vengono considerati come una seria minaccia alla stabilità della regione. I leader iraniani hanno avvertito che potrebbero usare delle contromisure bloccando lo strategico passaggio marittimo dello Stretto di Hormuz per interrompere i viaggi delle petroliere verso l’Oceano Indiano e le rotte commerciali di esportazione globale. Oltre un terzo di tutto il petrolio scambiato via mare passa in quel punto regolamentato in percorsi stabiliti secondo accordi precisi tra Iran e Oman stipulati nel 1975. “Se un giorno vogliono impedire l’esportazione del petrolio iraniano, allora nessun petrolio verrà esportato dal Golfo Persico”, dichiarò lo scorso dicembre il presidente Rouhani.

Il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, ha anche definito “sospetti” i tempi degli attacchi, dato che una nave di proprietà giapponese è stata danneggiata proprio mentre il primo ministro giapponese Shinzo Abe era in visita a Teheran per cercare di disinnescare le frizioni USA-Iran. L’armatore della nave cisterna giapponese, che si stava dirigendo verso gli Emirati Arabi Uniti, ha escluso l’esplosione a causa di una mina. Testimonianze parlano di un oggetto volante, forse un missile terra-aria SA-7 modificato non ancora identificato, e mettono in dubbio la narrativa americana.

Da quando gli USA si sono ritirati dal patto nucleare nel 2015, l’amministrazione di Trump ha perseguito una politica di sanzioni economiche contro l’Iran, nel tentativo di costringerlo ad accettare restrizioni e fermare il suo programma missilistico. Ha anche rafforzato la presenza militare nella regione con lo spiegamento di una portaerei, bombardieri e 1’500 soldati. La relazione tra i due paesi è molto peggiorata in quest’ultimo anno.

Le pesanti multe americane applicabili su qualsiasi azienda che dovesse intrattenere rapporti commerciali con l’Iran, hanno fatto prendere la decisione a molte società europee di abbandonare il paese, soffocando l’economia iraniana già in difficoltà. Gli Stati Uniti non hanno neanche rinnovato le esenzioni concesse a otto paesi per continuare a importare petrolio dall’Iran, ma viceversa di punire con ulteriori sanzioni chiunque continuerà a farlo. Questo peggiora la situazione per un paese dove il petrolio è la maggiore fonte di ricchezza.

Gli ultimi due attacchi nel Golfo dell’Oman, così come il sabotaggio di quattro petroliere al largo degli Emirati Arabi Uniti il mese scorso e un attacco ai droni che sorvolavano un oleodotto saudita, stanno aumentando le preoccupazioni per la vulnerabilità delle forniture energetiche nella regione.

Anche i sauditi, per bocca del principe ereditario Mohammed bin Salman, hanno accusato il rivale Iran per gli attacchi alle due navi cisterna, e hanno giurato che non esiteranno a fronteggiare alcuna minaccia per la sovranità e gli interessi del regno. Il ministro per l’energia, Khalid al-Falih, ha chiesto una risposta rapida e decisiva alle minacce contro l’approvvigionamento energetico dopo gli attacchi che vengono considerati terroristici, chiedendo alle potenze mondiali di assicurare la navigazione internazionale.

A livello internazionale esiste però un certo scetticismo. Se fossero stati gli iraniani a commettere un attacco del genere, danneggerebbero soltanto il proprio paese sulla scena mondiale e aiuterebbero i loro nemici. Ed inoltre lo scetticismo è giustificato anche da una certa inattendibilità emersa nel video dell’intelligence statunitense.

Molti analisti ritengono che uno scontro su vasta scala nel Golfo sia improbabile perché un conflitto avrebbe conseguenze gravi anche per gli Stati Uniti e i suoi alleati regionali. Un eventuale conflitto non sarebbe limitato, sarebbe una guerra totale per l’Iran.

Molti parlamentari statunitensi, sia democratici che repubblicani, temendo questo, stanno studiando un modo per bloccare la vendita delle armi e vietare l’uso dei fondi federali. In sostanza il Congresso americano è pronto a fermare il presidente Trump.