Verso l’elezione di ottobre. Riconosciamo i partiti ma poniamo la Questione fondamentale

Il Palazzo federale il 21 ottobre 2012. Immagine Wiki commons (Cristian NX)

Negare la rilevanza dei partiti sarebbe sciocco.

Il PPD vuole Lombardi. Il PLR vuole Merlini. L’UDC vuole Chiesa. La Lega vuole Ghiggia (non ufficializzato). Il PS vuole Carobbio. I Verdi (rossi) vogliono Gysin (Righini no).

Fare astrazione da questo semplice fatto sarebbe irrealistico. Infatti, io sono disposto a tenerlo ben presente.

Accanto alle (legittime) esigenze dei partiti io propongo però che venga messa in evidenza assoluta la Questione fondamentale, che concerne la sovranità del nostro Paese e la salvezza delle sue istituzioni. La Questione fondamentale dovrebbe separare i campi e ritagliare i partiti.

A ognuna delle due squadre servono capi autorevoli e riconosciuti. Se una squadra non li ha, se li deve procurare al più presto, pena la sconfitta e il disastro. Immagino di essere stato chiaro.

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Secondo me il gesto platealmente ricattatorio compiuto nei giorni scorsi dall’Unione Europea apporterà un vantaggio ai difensori della cittadella assediata. Meglio: uno svantaggio ai loro avversari. Infatti, che cosa resterà a costoro da dire al popolo, se non: “Cercate la vostra salvezza cedendo al ricatto?”

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La politica è bizzarra, la comunicazione stupefacente. L’altro giorno il quotidiano socialista titolava senza vergogna: “Un accordo non vitale”. Se la situazione non fosse maledettamente seria, sarebbe il caso di concedersi una risata liberatoria.