Il 20 luglio 1944 Hitler doveva morire – Tre quarti di secolo sono passati da quel giorno fatale

StauffenbergIl 20 luglio 1944 il colonnello conte von Stauffenberg, poco dopo mezzogiorno, fece esplodere una bomba durante una conferenza militare che si teneva, alla presenza di Hitler, nella “Wolfsschanze”, la tana del lupo, un campo militare situato nel nord est della Polonia.

Il Führer rimase praticamente illeso, mentre alcuni ufficiali morirono.

Stauffenberg, che vide la violenta esplosione dalla distanza di un centinaio di metri, non sospettando di nulla partì immediatamente per Berlino per dirigere il colpo di stato. Molti erano i cospiratori, soprattutto alti ufficiali agli occhi dei quali la sconfitta della Germania appariva ormai inevitabile.

Ma Hitler era ben vivo e dopo molte ore, la sera tardi, parlò alla nazione. Il complotto era stato male organizzato. Non funzionò nulla. Dieci minuti dopo la mezzanotte Stauffenberg (con altri) cadeva fucilato, condannato a morte dopo un processo sommario di pochi minuti.

immagine Wikicommons (Bundesarchiv)

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Per circa tre anni Hitler aveva guidato il Terzo Reich da questo quartier generale, due chilometri quadrati di blocchi immersi nella foresta polacca. Esso poteva ospitare 2’000 soldati in circa 200 blocchi e bunker, grandi costruzioni con muri spessi fino a 6 metri.

A detta di Jan Oldakowski, direttore del Museo dell’insurrezione di Varsavia, questo sito di grande significato storico è stato trasformato in una “grottesca Disneyland”. Affittati alla società Wolf’s nest dalla caduta del regime comunista, nel 1989, i bunker della “tana del lupo” sono stati trasformati in camere d’hotel e ristoranti. Vi si tengono corsi di ceramica ed è anche possibile giocare a paintball.

In particolare, i visitatori possono farsi fotografare indossando uniformi dell’esercito di Hitler. Il luogo è visitato da una media di 200’000 turisti ogni anno, in particolare tedeschi.

Tomasz Chincincki, uno storico che lavora a un progetto di restauro del sito del governo polacco, spiega : “Dobbiamo lavorare su nuovi modi di raccontare la storia, dobbiamo invogliare le giovani generazioni a imparare e a capire la Storia.”