La Torre di Londra | Oppressione e Attrazione, Storia e Immortalità

Sulle rive del Tamigi, di fronte al ridente e ottocentesco Tower Bridge che da essa prende il nome, lei si erge severa e austera, nella sua bianca pietra di Caen e coi suoi merli peculiarmente cinquecenteschi, carca di storia e di leggende. E’ The Tower, la Torre di Londra, castello inizialmente di epoca normanna, (collegato a un giorno di marcia sul Tamigi con Windsor Castle), amatissima da Edoardo III (che la fece anche restaurare, per quanto si possa dire relativamente all’epoca), divenuta, con la dinastia Tudor, simbolo di oppressione.

Qui sono custodite le armi e le armature

La più illustre testa di donna che cadde sotto il ceppo, per mano di un (abile,si spera) boia francese, che perla grande occasione usò la spada invece della scure, fu Anna Bolena, seconda delle sei mogli di Enrico VIII.

Il suo carceriere, fidato uomo del re, racconta gli ultimi momenti della dama all’incirca 30enne (poteva averne 30 come 36, non si sa esattamente la data di nascita), la mattina del 19 maggio 1536:

Veduta del Tower Bridge dalla Torre di Londra

“Mi è venuta incontro e mi ha detto : «Signor Kingston, ho sentito dire che non morirò prima di mezzogiorno. Sono molto dispiaciuta perché pensavo che a quest’ora sarei già morta e non avrei più sofferto». Ho risposto che non avrebbe sofferto, se non un poco. E lei ha detto: «Ho sentito dire che il boia è molto bravo, e poi il mio collo è sottile», quindi ha messo le sue mani attorno al collo e ha riso di cuore. Ho visto molti uomini e molte donne condannati a morte ed erano tutti in gran pena ma, per quello che so, questa donna traeva grande allegria dalla morte. Il suo cappellano le era rimasto sempre vicino, fin dalle due di notte.»

La Torre di Londra è tuttavia celebre anche per i gioielli della Corona, racchiusi in resistenti e sicurissime teche, per accedere alle quali, oltre a quasi un’ora di coda (sono nel palazzo centrale del castello) occorre passare un check-in di sicurezza, come a Windsor.

Tra le tante maschere, la più impressionante è quello di Enrico VIII

Vi si accede come attraverso un rito iniziatico, passando attraverso una camera oscura che mostra ologrammi (dei sovrani Tudor), fotografie e fotogrammi di riprese in mondo visione dell’incoronazione di Elisabetta II. Si parte da Guglielmo il Conquistatore, passando dal decapitato Carlo I per poi giungere alla Regna Madre.

Entrati, il tapis roulant (che impedisce ai turisti di sostare di fronte alle teche per troppo tempo), scorre davanti alle corone seicentesche sino a quella blasone 1953 che si posò sul regale capo di Elisabetta.

Un tripudio di oro, velluto cremisi o porpora, del sangue d’ermellino nemmeno la traccia, se non l’immacolato contorno trapuntato di nero, Poi la fonte battesimale, lo scettro e le ampolle per la sacra unzione. Vietato fare foto, per la tappa (quasi) d’obbligo a Londra.

Verso le cinque del pomeriggio, una gradevole sorpresa: i figuranti (teatranti e assolutamente calati nella parte) di dame Tudor e guardie di James I, potranno dialogare con voi. 

Nel palazzo di fronte a quello custodiente i gioielli della corona, potrete trovare prestigiose armi e armature, tra cui quelle originali di Enrico VIII (che mostrano l’evoluzione del peso della sua possente, ma non alta, figura) e quelle ricostruite in epoca vittoriana e dedicate a ciascun sovrano d’Inghilterra. Affascinano, compresa quella (anacronistica ma fiabesca) dedicata a Guglielmo il Conquistatore.

La cappella normanna, restaurata in epoca vittoriana, dopo che nel XVIII secolo era stata usata come archivio di documenti

Fu quest’ultimo il primo a costruire la Torre, della cui originaria epoca permane una splendida testimonianza: la cappella normanna, argutamente restaurata dalla regina Vittoria e dal Principe Alberto.

Sale con tristi gabbie per animali esotici, oggi fortunatamente vuote, evocano l’interesse orientale del Commonwealth britannico.

Poi altre sale, altri video che raccontano il terribile incendio del 1821, sedato e, ancora una volta, come la torre risorse dalle sue stesse ceneri.

Seguono ologrammi che ripercorrono le vicende della Torre durante la buia epoca dei bombardamenti nazisti (si vedono i missili con la svastica distruggere intere ali del castello) e la successiva ricostruzione per ordine della Corona.

Leggendaria, forse simbolo d’oppressione, la Torre di londra rimane un simbolo e una tappa indimenticabile.