“Nel mio gruppo sono il più a destra ma nell’intero Parlamento… perfettamente al centro!”- Fabio Regazzi intervistato da Francesco De Maria

Questa intervista è stata realizzata mercoledì 28 agosto all’Hotel Dante. L’on. Regazzi si è mostrato molto disponibile e mi ha regalato un’ora del suo tempo. 

Imprenditore di successo a capo di un’azienda di tradizione famigliare, presidente dell’AITI e dei Cacciatori, Fabio Regazzi è una personalità di primo piano nella nostra società. Il suo pensiero “di centro-destra” – ma non di destra sovranista – emerge chiaramente dal colloquio.

Un’intervista di Francesco De Maria. 

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Francesco De Maria  Incominciamo dalla vera novità di questa elezione: la congiunzione delle liste.

Fabio Regazzi  È senza dubbio una novità, soprattutto se si pensa al passato. Ma a questa decisione si sta attribuendo una valenza eccessiva. Non è il caso di scomodare i padri fondatori dei due partiti. È qualcosa di pragmatico, ed è una mossa difensiva e non offensiva. Siamo accusati di difendere le nostre poltrone (cadreghe). Forse che gli accusatori non fanno lo stesso con le loro?

Il cambiamento per quel che riguarda il Nazionale viene dal fatto che quasi tutti ritengono il raddoppio a sinistra inevitabile.

Proprio così. L’aggregazione a sinistra ha smosso le acque e, se loro guadagnano un seggio… qualcuno deve pur perderlo!

Già, il PPD o la destra. Nel suo partito nessuno ha fiatato, mentre nel PLR una certa (blanda) opposizione si è fatta sentire… Parliamo un po’ degli Stati, questi famosi “senatori” che senatori non sono. Sembra che il PLR tema per Merlini, la sua elezione è a rischio.

Questa volta io le dico che nessuno è sicuro. Nemmeno Lombardi. A sinistra Marina Carobbio è forte. A destra ci sono Ghiggia e Chiesa.

Già. Ghiggia o Chiesa?

Secondo me Ghiggia è in vantaggio perché i leghisti sono più numerosi degli UDC. Ricordo che quattro anni fa perse il ballottaggio per un migliaio di voti insidiando Abate che fu salvato dalla sinistra. Ma anche Chiesa è un buon candidato, ha lavorato sodo e ha saputo stabilire dei contatti importanti in seno al suo partito.

Si sfideranno al primo turno, poi il migliore al ballottaggio.

Dal loro punto di vista penso sarebbe forse stato preferibile un candidato unico, perché il vincitore del primo turno al ballottaggio potrebbe non ricevere il pieno appoggio dai sostenitori del battuto.

Ambasciator non porta pena. Le presento uno dei più classici argomenti della destra. I ticinesi a Berna sono 10. I ticinesi “sovranisti” sono 3 (Quadri, Pantani, Chiesa). Il 30%. Ma quando i ticinesi votano (Europa, immigrazione, armi, …) arrivano anche al 60% e oltre. E allora la destra si lamenta: il Ticino non è fedelmente rappresentato!

L’argomento non è infondato ma ci sono altri temi importanti: l’economia, la fiscalità, i trasporti, l’ecologia. La destra vede soltanto il rapporto con l’UE (in perfetta negatività).

Lei è favorevole alla firma dell’accordo quadro?

No. Bisogna sicuramente chiarire e rispettivamente ri-negoziare alcuni punti.

Ma se l’UE ha detto che non intende rinegoziare!

Se la Svizzera ha bisogno dell’UE… anche l’UE ha bisogno della Svizzera! Siamo in posizione strategica, non siamo così deboli e privi di risorse come alcuni credono. Uno spazio di contrattazione rimane. Con l’accordo quadro (se si farà) le nostre istituzioni, la nostra democrazia diretta non saranno minacciate. Il pericolo viene esagerato ad arte. Ma una certa limitazione, lo ammetto, ci sarà.

La sua posizione di presidente dell’AITI condiziona la sua linea politica?

No, nella mia azione politica mi sento e sono autonomo. Si possono talvolta creare delle situazioni delicate, come nel caso recente della votazione sulle armi. L’AITI era favorevole all’acquisizione del diritto UE, io contrario. L’ho fatto presente all’Associazione e non ci sono stati problemi.

Veniamo alla libera circolazione, duramente accusata dalla destra.

È chiaro che ha degli aspetti positivi e negativi, ma quelli positivi a mio avviso prevalgono. E’ innegabile che ci sono degli abusi, è evidente. Debbono essere individuati, combattuti e sanzionati. Un fattore preoccupante è l’“effetto sostituzione” nel terziario, che si sta espandendo. Nell’industria e nell’edilizia non c’è aumento, o è molto moderato. Efficaci nella lotta agli abusi e al dumping salariale sono i contratti collettivi, di cui c’è carenza soprattutto, e non un caso nel terziario. Lì bisogna lavorare.

Abolire la libera circolazione?

No, questo no. Questo lo vuole l’UDC. Il dibattito e il voto ci attendono al Consiglio nazionale, in settembre.

Io (con molti altri) vedo l’UDC in difficoltà sul piano nazionale.

Loro stessi temono di perdere posizioni. Secondo me il “giro di boa” è avvenuto il 9 febbraio 2014, in un certo senso quello fu una sorta di spartiacque. Dopo non ne hanno vinta più una.

Nel Ticino, lei auspicherebbe uno spostamento di voti dalla Lega verso l’UDC? In caso affermativo, perché?

Io non metto il naso in casa di altri e in ogni caso saranno gli elettori a decidere. Preferisco occuparmi dei nostri problemi interni, e fare il possibile per contribuire a salvare i nostri tre seggi a Berna.

Che cos’è, oggi, Christoph Blocher per la destra?

Non è più il leader incontrastato, perché la legge del tempo è inesorabile. Vale per lui quello che vale per Berlusconi e altri leader. Rimane un finanziatore importante e un consigliere influente ma non ha più la forza che aveva una volta.

L’UDC non manca oggi di un leader carismatico?

L’ha detto lei ma la mia risposta è sì. Ed è un grave handicap per il partito.

E Magdalena?

È una brava imprenditrice ma politicamente le manca qualcosa.

On. Fabio Regazzi, molti la vedono (io per primo) come uomo di destra. Confessa?

In effetti io stesso mi definisco “di centro-destra”. Tra i 26 o 27 membri del gruppo PPD al Nazionale sono stato classificato come “fra i più a destra”.

Fantastico.

Ma attenzione! Se si considera invece l’insieme del Parlamento, allora risulto esattamente al centro. Il rating pubblicato qualche mese fa dalla NZZ mi colloca esattamente al centro del Consiglio Nazionale. Qualcuno mi ha addirittura definito un estremista di centro, classificazione che però non mi entusiasma…

Un’ultima domanda di assoluta attualità, l’unica che va “oltre la ramina”. Che cosa ha combinato Salvini e quale futuro lo attende?

Il capo leghista ha fatto male i suoi calcoli. Dopo l’ampia vittoria alle Europee è stato colto da una specie di delirio di onnipotenza. Voleva le elezioni immediate ma non le avrà. Ha rimesso in gioco il PD, che era nell’angolo. Un disastro (dal suo punto di vista).

È finito?

Ma no. Ha solo battuto il naso nel vetro e questa scoppola non può fargli che bene per ritornare con i piedi per terra.

Esclusiva di Ticinolive