Il miliardo che ci farà amare dall’UE – Battista Ghiggia: “Prima delle elezioni non ne vogliono parlare”

Un recente articolo di Battista Ghiggia, candidato agli Stati per Lega/UDC (come Marco Chiesa), mi spinge ad alcune riflessioni. Questo l’incipit del pezzo:

Giovedì 12 settembre, al Consiglio nazionale, è andato in scena l’ennesimo atto di una tragicommedia imperniata su un canovaccio di ricatti, diktat sussurrati e imbarazzanti umiliazioni: quello del “contributo di coesione”. La richiesta dell’UDC volta a ottenere il voto sull’ormai celeberrima elargizione all’Ue, prima delle elezioni, è stata respinta.

La maggioranza del Parlamento non ha avuto il coraggio delle proprie azioni nel difendere quello che si ostina a ritenere un nobile progetto, concepito per ridurre le disparità economiche e sociali dell’Ue allargata ai nuovi membri. Ma il non indifferente obolo – oltre un miliardo e 300 milioni, peraltro solo parte di una somma che, nell’arco di dieci anni, prevede lo stanziamento di 1.047 miliardi di franchi – dovrebbe far strabuzzare gli occhi anche agli osservatori meno attenti: per quale motivo un Paese non membro dell’Ue, sua sponte e senza ottenere nulla in cambio, dovrebbe contribuire a riempire una buca scavata da altri, senza neppure far parte della cordata impegnata nei lavori in corso?

Ghiggia continua il suo discorso ricordando il voto decisivo di Filippo Lombardi agli Stati a favore del “balzello”, il quale sarebbe da un lato l’espressione della nostra “solidarietà” e dall’altro una base su cui fondare relazioni stabili con l’UE e i suoi stati. Egli deplora che simili ingenti somme non vadano, piuttosto, ad “ossigenare” le sofferenti casse dell’AVS.

(A nostro avviso l’argomentazione fondamentale è un’altra. Pagando la “tangente” non si compera affatto il rispetto e la benevolenza, anzi accade l’esatto contrario).

Il candidato Lega/UDC agli Stati passa poi alla negazione dell’equivalenza borsistica, un evidente ricatto. E la minaccia non è rimasta tale, è stata eseguita. Le contromisure svizzere, tuttavia, si sono rivelate efficaci.

Ghiggia chiude il sui articolo con parole dure: “Che siano gli altri a fare i furbi ci sta. Fa parte della natura umana. Ma che siano i nostri parlamentari a rendersi complici di questo sconcio lascia esterrefatti. Ogni politico, a qualsiasi schieramento appartenga, dovrebbe avere a cuore gli interessi nazionali. Dobbiamo costatare che non è così. È questo a lasciare l’amaro in bocca.”

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Il nostro breve commento. La cosa più grave non è l’esborso (quantificabile in circa 130 milioni all’anno) ma l’incapacità – o addirittura la non volontà – di resistere alla pressione e al ricatto.

Il compianto dottor Gianfranco Soldati aveva coniato il malizioso ossimoro “fermezza nel cedimento”, che era piaciuto molto e si era diffuso nel mondo politico.

L’UDC può continuare a fregiarsi del titolo di “maggior partito svizzero” ma in realtà il primato spetta agli avversari dell’UDC, coalizzati. Rispetto alla fondamentale “questione europea” PLR, PPD e PS sono sostanzialmente uguali.