L’attentatore alla sede della polizia a Parigi aveva legami con la Salafiyya

L’attentatore 45enne Mickael Harpon, nato nell’isola francese della Martinica nei Caraibi, era un grande esperto di computer e lavorava nell’unità antiterrorismo del dipartimento di tecnologia nel quartier generale della Prefettura al centro di Parigi. Harpon è stato ucciso giovedì scorso a colpi di arma da fuoco da un poliziotto, dopo aver pugnalato a morte tre uomini e una donna dello stesso dipartimento di pubblica sicurezza. Aveva lavorato con quei colleghi dal 2003, oltre 15 anni, raccogliendo informazioni sulla radicalizzazione jihadista.

Anche se è stato indagato per violenza domestica nel 2009, al lavoro non aveva mai mostrato alcun problema comportamentale e non aveva mai suscitato il minimo allarme. Era sottoposto oltretutto a controlli di sicurezza regolari e rigorosi perché era in possesso di un’autorizzazione di sicurezza di alto livello per il suo lavoro che lo autorizzava a gestire informazioni sensibili d’importanza nazionale per la difesa.

La moglie di Harpon ha affermato agli investigatori che la notte prima dell’attentato il marito aveva sentito delle voci e che si era svegliato bruscamente mostrando atteggiamenti di squilibrio. Per essere compresa durante l’interrogatorio, ha avuto bisogno di un interprete della lingua dei segni perché ha problemi di udito, proprio come il marito deceduto.

Il procuratore Jean-François Ricard, ha affermato che poco prima dell’attentato, aveva scambiato con la moglie diversi messaggi che riguardavano la religione dicendole che avrebbe dovuto seguire “il nostro amato profeta Maometto e meditare sul Corano”. Harpon si era convertito all’Islam circa 10 anni fa aderendo ad una visione radicale della religione, ed era in contatto con alcuni membri della Salafiyya, la scuola di pensiero sunnita che, malgrado diverse interpretazioni, rappresenterebbe la parte più estremista dei gruppi armati operanti in Mali e in Siria così come le posizioni espresse dalle organizzazioni terroristiche più radicali come al-Qaida.

La portavoce del governo francese, Sibeth Ndiaye, ha detto: “Voglio sottolineare che non sei un terrorista perché sei musulmano, e convertirsi all’Islam non è un segno automatico di radicalizzazione. I fatti avranno bisogno di essere approfonditi con attenzione”. I filmati delle telecamere a circuito chiuso mostrano Harpon la mattina del folle gesto senza nessun segno di nervosismo assentarsi dal lavoro per andare a comprare due coltelli, uno da cucina lungo 33 cm e un altro in ceramica per le ostriche crude, e rientrare nel quartier generale della polizia tenendoli nascosti.

Al suo rientro, ha ucciso prima un maggiore della polizia di 50 anni e poi una guardia di 38 anni che stavano pranzando all’interno del suo stesso ufficio. È andato in seguito in un altro ufficio dello stesso piano dove ha ucciso un impiegato amministrativo di 37 anni. Non essendo riuscito ad entrare in un terzo ufficio che era chiuso a chiave, è sceso nel cortile dove ha pugnalato una poliziotta di 39 anni, morta in seguito alle ferite riportate. È riuscito a ferire lievemente altre due persone prima che un poliziotto tirocinante lo uccidesse alla testa con due colpi di pistola. Il tutto è avvenuto in sette minuti.

Secondo alcune informazioni riservate trapelate dalla Prefettura, sebbene fosse un uomo molto apprezzato dai suoi colleghi, Mickael Harpon provava recentemente una frustrazione professionale. Era pentito di non essere riuscito a salire ulteriormente all’interno della gerarchia. Per diversi mesi aveva richiesto un interprete della lingua dei segni sperando di essere in grado di evolversi in posizioni di grado più alto nella progettazione della rete informatica.

Sarà difficile per il primo ministro francese Edouard Philippe spiegare come abbia fatto Harpon a rimanere “al di sotto” del controllo delle unità radar dell’anti terrorismo francese.