“Le lobby del petrolio (magari) ci forniranno energia rinnovabile. E ci guadagneranno ancora!” – Marco Gaia intervistato da Francesco De Maria

La sera del 23 settembre si è svolto all’USI un interessante dibattito sul clima. Si confrontavano l’ing. Ferruccio Ferroni e il responsabile regionale sud di Meteo Swiss Marco Gaia, laureato in Fisica dell’atmosfera. Conduceva Paolo Pamini e commentava (da profano, come ha tenuto a sottolineare) Tito Tettamanti.

Di Marco Gaia ho apprezzato (ovviamente) la competenza e ancor più lo stile sobriamente scientifico. Poche concessioni alla platea e all’emotività.

Anch’io ho avuto una formazione scientifica, da matematico. Ma in questo enorme “dramma” che agita il nostro presente sono incline a considerare attentamente l’elemento psicologico, soprattutto in relazione al comportamento dei giovani. Il mio pensiero corre, per analogia, al Sessantotto. Le somiglianze ci sono (le differenze anche).

Quel senso di “aggregazione vincente” (on est tous des copains); quel desiderio bruciante di “salvare il mondo”; l’esistenza di una figura sublime e totalizzante (allora Mao Tse Tung). E un’accelerazione potente, con elementi di irrazionalità, sino ad un culmine, un “climax”. 

Nulla di tutto ciò si riferisce all’uomo di scienza Marco Gaia, il cui discorso rimane rigorosamente scientifico (nonostante alcune mie innocenti provocazioni). Sono onorato che mi abbia concesso questa intervista.

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Francesco De Maria  Le azioni dell’uomo causano il riscaldamento del clima terrestre. Lei ne è convinto?

Marco Gaia  Con i dati raccolti dagli strumenti di misura e le attuali conoscenze scientifiche la spiegazione più robusta e ragionevole a nostra disposizione del riscaldamento globale in atto negli ultimi 30 – 50 anni è legata ai gas ad effetto serra emessi alle attività umane.

Di quanti gradi è aumentata la temperatura media del globo negli ultimi 100 anni? E negli ultimi 20 ?

Il rapporto dell’IPCC (il gruppo intergovernativo istituto dall’ONU per lo studio dei cambiamenti climatici) pubblicato nel 2018 indica come fino al 2017 il riscaldamento medio su scala globale sia approssimativamente di 1°C (probabile incertezza di ±0.2°C) rispetto al periodo preindustriale, con tendenza all’accelerazione. Di questo riscaldamento circa 0.25 °C sono avvenuti negli ultimi 20 anni.

La percentuale di CO2 (sul totale) di origine antropica è determinabile? Si ottiene un dato non contestabile? Qual è? Oppure ci sono al proposito vari metodi di calcolo in contrasto tra loro?

Secondo il V rapporto IPCC nell’atmosfera vi erano in epoca preindustriale circa 589 miliardi di tonnellate (Gtonn) di CO2. Ad esse sono state aggiunte dalle emissioni antropiche ulteriori 240 Gtonn. L’aumento dal 1750 circa è stato dunque del 40%. Sostanzialmente questo valore non è contestato, trattandosi di misure e non di calcoli modellistici.

C’è un modello matematico che metta in relazione il raddoppio (ad esempio) della % di CO2 con il conseguente aumento di temperatura? E che valore si ottiene?

Vi sono diversi modelli che descrivono l’impatto di un raddoppio di CO2 sui processi atmosferici. A seconda del modello considerato, l’ultimo rapporto IPCC indica che con un raddoppio della concentrazione di CO2 la temperatura si stabilizzerebbe dopo secoli a valori superiori a quella preindustriale compresi fra 1.5 e 4.5 °C.

L’accordo di Parigi pone un obiettivo realizzabile?

I provvedimenti necessari al raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi sono senz’altro ambiziosi. Metterli in pratica non sarà banale. Però più attendiamo, più sarà impegnativo gestire i cambiamenti climatici.

Un aumento di 2 gradi in quanti anni potrebbe verificarsi (se non si prendono provvedimenti)? Con quali conseguenze macroscopiche?

Secondo l’IPCC con l’attuale ritmo di emissioni di gas ad effetto serra la soglia di un aumento di 1.5 °C rispetto al periodo preindustriale sarà raggiunta attorno al 2040. Il raggiungimento della soglia di 2 °C seguirebbe poco dopo. Le conseguenze macroscopiche spaziano dall’ulteriore aumento generalizzato delle temperature, all’ulteriore fusione dei ghiacciai e delle calotte polari, all’ulteriore rialzo del livello del mare, all’influsso sulla distribuzione delle precipitazioni, solo per citarne alcune.

La legge svizzera Energia 2050, che contiene la rinuncia al nucleare, con quale efficacia si opporrà all’aumento della CO2?

Il 21 maggio 2017 l’elettorato svizzero ha approvato la nuova legge sull’energia. Le nuove disposizioni di legge serviranno a ridurre il consumo di energia, aumentare l’efficienza energetica e a promuovere le energie rinnovabili. Fra i vari obiettivi la legge persegue la diminuzione dalla dipendenza dalle energie fossili importate, rafforzando nel contempo le energie rinnovabili indigene. Sono tutti obiettivi che aiuteranno a diminuire le emissioni della CO2 ma che andranno affiancati anche da cambiamenti a livello individuale. Siamo tutti dei consumatori e con il nostro comportamento possiamo influenzare anche noi le emissioni di CO2.

Se si considerano le (immense) implicazioni economiche e politiche del movimento globale “la terra brucia!” (Greta) i sospetti pullulano. Come diceva Andreotti…

La medesima considerazione la si può fare sia verso coloro che sostengono l’origine antropica del riscaldamento globale, sia verso coloro che la contrastano. Con i sospetti non si va molto distante. Non è un modo costruttivo per gestire una questione così complessa come quella del cambiamento climatico in atto.

Gli “attivisti del clima” hanno dalla loro la scienza (la maggioranza degli scienziati) ma, accanto a ciò, la loro azione assume forme spettacolari e massificanti: scioperi di studenti, cortei e, al di sopra di tutto, come un’invincibile divinità, lei! Non è un contrasto paradossale? È lecito parlare di “isteria di massa”?

I climatologi richiamano l’attenzione dei politici, degli industriali e della popolazione sulle cause del cambiamento climatico in atto da diversi decenni. La presa di coscienza sull’importanza di evitare le emissioni di gas ad effetto serra e di proteggere le risorse della Terra e le azioni che ne derivano avanzano però lentamente. Di fronte a questi lenti cambiamenti negli ultimi 6 – 12 mesi sono nati numerosi movimenti giovanili che cercano di sensibilizzare a loro modo politici, industriali e popolazione. Ognuno usa i metodi e i registri che gli sono propri. I cortei non portano direttamente alla soluzione ai problemi complessi, ma possono aiutare a creare l’humus nella popolazione su cui far nascere le azioni concrete proposte in modo lucido e ragionato dai tecnici.

Tra quanti anni il “maledetto” petrolio non conterà e non varrà più nulla? Di fronte a Greta la lobby del petrolio è impotente e destinata alla rovina?

Difficile da dirlo per me che mi occupo di previsioni del tempo e non di previsioni economico-energetiche. La presa di coscienza che la Terra e le risorse di cui dispone sono limitate e non infinite sta avanzando e ciò porta inevitabilmente a mettere in crisi un modello di sviluppo basato fondamentalmente sull’uso intensivo dei combustibili fossili. Le lobby del petrolio sono delle lobby della fornitura di energia: magari accettano la sfida e continueranno in futuro a fornirci energia, ma da fonti non più fossili bensì rinnovabili. In tal caso piuttosto che andare in rovina riusciranno ancora a guadagnare.

Il premio Nobel Carlo Rubbia ha assunto posizioni chiaramente “negazioniste”. Un originale, un anticonformista? Come valuta le sue argomentazioni?

Non conosco le argomentazioni di Rubbia. Un veloce “giro” su internet mi ha messo a disposizione informazioni contrastanti sulla sua posizione, ma non ho avuto tempo per approfondire la questione a sufficienza per rispondere in modo adeguato a questa domanda.

Termino con una domanda maliziosa. Se lei dovesse partecipare a un dibattito in rappresentanza dei Negazionisti, come si preparerebbe all’evento e quali astute strategie adotterebbe?

Di formazione sono un fisico dell’atmosfera. Frequentando il Politecnico di Zurigo mi hanno insegnato ad affrontare i problemi complessi in modo razionale e applicando il metodo scientifico. Se dovessi partecipare ad un simile dibattito cercherei di applicare tale metodo, evitando dunque di argomentare in modo soggettivo e/o ideologico, per partito preso. È un approccio che ritengo debba sempre valere per gli uomini di scienza, indipendentemente da quale posizione si rappresenta.

Esclusiva di Ticinolive