“Vogliamo pranzare con i nostri bambini!” – Intervista al presidente dell’ARIPE Enrico Ferrari

Intervista di Liliane Tami

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L’intervista solleva un problema il cui significato va oltre lo specifico oggetto. Ticinolive (come sempre) sta dalla parte della libertà. Nella nostra società “liberale” – è un’amara costatazione – gli spazi di libertà si restringono ogni giorno di più.

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ARIPE, l’Associazione per il Rispetto di un’Infanzia Pedagogicamente Equa, si batte per il più importante dei diritti umani, ossia la libertà dei genitori di stare coi propri figli. Quest’associazione non opera in un lontano Stato totalitarista e liberticida, bensì, paradossalmente, nella democratica Svizzera: in Canton Ticino, infatti, i fanciulli di quattro anni sono obbligati a stare in una struttura pubblica per 7 ore consecutive, mensa compresa, anche se i genitori vorrebbero pranzare con loro. L’associazione ARIPE si impegna affinché il Ticino, unico cantone in Svizzera – e in Europa! – in cui vige questa legge kibbutziana, i bambini piccoli possano tornare a casa a mangiare con mamma e papà. Ne parliamo con Enrico Ferrari, presidente dell’associazione ARIPE.

Liliane Tami  Qui non siamo in una dittatura comunista come la Corea del Nord, eppure i bambini a 4 anni sono costretti a stare in una struttura pubblica per 7 ore consecutive al giorno per 4 giorni a settimana. Come è possibile che in Svizzera, emblema mondiale di democrazia e libertà, esista una legge simile?

Enrico Ferrari  La creazione di un simile legge totalitaria è stata progressiva e nessuno se n’è accorto, un po’ come la teoria della rana che quando viene riscaldata lentamente non si accorge di morire bollita. Tutto è iniziato semplicemente col Concordato HarmoS, che prevede che dai 4 anni tutti i bambini frequentino obbligatoriamente la scuola dell’infanzia, e fin qui tutto bene. 15 cantoni svizzeri vi hanno infatti aderito. Il problema di questa legge intercantonale è che qui in Ticino si è sommata alla pre-esistente norma statale che obbliga la refezione scolastica all’asilo. Due leggi, apparentemente innocue, incrociandosi, hanno dato luogo ad una situazione degna dei peggiori regimi totalitari. Una nazione che vuole definirsi libera non dovrebbe imporre ai genitori una separazione forzata dai figli per così tante ore consecutive.

Prima del Concordato HarmoS com’era la legge relativa alla frequentazione della Scuola dell’Infanzia?

Prima di questo Concordato non vi era nemmeno l’obbligo di frequenza dell’asilo. Un famiglia era libera di scegliere se far frequentare o meno l’asilo ai propri figli. Ora non solo questa libera scelta non c’è più, ma addirittura i bambini sono obbligati a mangiare a scuola, anche contro la volontà dei genitori. Fino al 2015 non vi era l’obbligo di frequenza dell’asilo, infatti vi erano tante belle attività aggregative per i più piccini, come gli asili nel bosco o le mamme diurne, che non ledono la libertà dei singoli nuclei famigliari.

Cosa vuole l’associazione ARIPE?

Noi siamo mammiferi e siamo biologicamente fatti per stare vicino ai nostri cuccioli. L’associazione vuole permettere ai genitori di pranzare coi propri figli dai 4 ai 6 anni. Vogliamo solo assecondare la nostra natura. Un padre che ha la fortuna di poter pranzare a casa è ben contento di mangiare coi suoi figli, ma se la Legge gli nega questa libertà egli viene privato di ben 256 pasti con tutta la famiglia in due anni. Uno Stato che nega questa gioia naturale ai genitori è crudele.

Il problema quindi è la mensa della Scuola dell’Infanzia ?

La mensa dell’asilo è un servizio molto utile per quei nuclei famigliari in cui entrambi i genitori lavorano, ma essa non deve essere una costrizione. Con questa iniziativa non chiediamo la soppressione della mensa o il pomeriggio nel primo anno di obbligo scolastico, bensì di renderli facoltativi. La volontà dei genitori che desiderano trascorrere più tempo coi figli deve essere rispettata, anche se questi rappresentano solo il 4%.

Come si può cambiare la legge?

Il Parlamento, accettando un semplice punto a favore della libertà di scelta dei genitori, potrebbe cambiare la vita di tante famiglie. Sergio Morisoli, nella sua iniziativa parlamentare dal titolo “ libertà di stare a mensa o a casa per gli allievi della scuola dell’infanzia”, ha proposto di aggiungere all’articolo 55 della legge della scuola del 1°febbraio 1990 la frase “I genitori hanno il diritto di scegliere se beneficiare o meno per i propri figli che frequentano le scuole dell’infanzia del servizio di refezione scolastica offerto dalla sede”. Noi speriamo che questa piccola richiesta, venga al più presto votata ed accolta dal Gran Consiglio.

Esistono comuni che rispettano la volontà dei genitori di pranzare coi loro figli?

Alcuni comuni, come Cureglia o Ponte Capriasca, hanno deciso di mantenere il servizio della mensa facoltativo. E’ importante che i municipali di quanti più comuni possibile si impegnino affinché il servizio venga reso facoltativo anziché obbligatorio.

Un genitore che vuole, nonostante il divieto, mangiare a casa col proprio figlio, cosa deve fare?

Se un genitore ha la sfortuna di trovarsi in un comune che non contempla la libertà di scelta relativa alla refezione scolastica, può contattare tramite Facebook la nostra associazione e chiedere una lettera standard da inviare alla direzione scolastica. Molti genitori si sono già rivolti a noi per chiederci aiuto. Purtroppo nella maggior parte dei casi i direttori scolastici rispondono che devono attenersi alla Legge e di conseguenza ARIPE si sta organizzando per avviare un’azione legale collettiva richiedente una parità di trattamento generalizzata su tutto il territorio ticinese. Ricordando che per ammissione del DECS non tutti gli asili ticinesi sono dotati di refezione, è ingiusto che a decidere su quest’obbligo sia il fato di abitare in un comune piuttosto che in un altro.

Il 13 maggio 2019, l’associazione aveva inoltrato una lettera aperta ai Gran Consiglieri della Commissione Formazione e Cultura rallegrandosi dell’iniziativa parlamentare elaborata depositata da Morisoli e chiedendo che oltre alla libera scelta di frequenza della refezione, venisse inserito pure nella legge il diritto di poter tenere a casa i bambini di 4 anni durante il pomeriggio. Che risultati avete ottenuto?

Malgrado l’associazione ARIPE avesse atteso la “giornata internazionale della famiglia” per chiedere null’altro che un allineamento legislativo del Canton Ticino al resto dei cantoni aderenti ad HarmoS ed a tutti gli altri che hanno pure previsto una scolarizzazione a questa tenera età, a tutt’oggi non abbiamo ancora ottenuto nulla di tangibile.

Anzi, il 21 agosto 2019 il Consiglio di Stato ha emanato un Messaggio parlamentare per chiedere ai Gran Consiglieri di respingere la citata iniziativa parlamentare.

Dal rapporto del Consiglio di Stato prevale l’interesse puramente economico del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) che ritiene che i grandi investimenti economici fatti dai Comuni per creare le mense scolastiche possano essere resi vani da un semplice diritto di libera scelta di frequenza della mensa; dimenticando che tutto questo era stato attuato e creato proprio negli anni dove non vigeva neppure l’obbligo di andare all’asilo.

Per dovere di cronaca, dobbiamo ammettere che tra alcune settimane una delegazione di ARIPE verrà ascoltata in audizione presso la ex Commissione Scolastica. Seppur ritenendo di fondamentale importanza questa possibilità concessaci, deploriamo il fatto che purtroppo siamo arrivati troppo tardi e che da novembre 2019 vi saranno ulteriori bambini di 4 anni che verranno privati di un importante tempo di qualità da poter trascorrere con gli affetti familiari.

Quale è la differenza tra un servizio sociale e un obbligo?

Lo Stato, in questo caso, deve aiutare il cittadino senza opprimerlo. Se una famiglia può e desidera che la mamma faccia la casalinga e si occupi personalmente della crescita dei figli, è giusto che non venga privata di questo diritto naturale. Proprio come vengono rispettate le famiglie in cui la donna per motivi di lavoro non vuole o non può stare tutto il giorno coi bambini, anche le mamme o i papà che invece vogliono crescere i bambini a tempo pieno o parziale, almeno fino ai 6 anni, andrebbero rispettati.  E’ importante che il Cantone garantisca la possibilità di frequenza completa a favore delle famiglie che la richiedono – e ciò già a partire dal terzo anno di età – ma è altrettanto importante lasciare alle famiglie, almeno nel primo anno d’asilo, una sufficiente libertà di scelta in merito alle modalità di frequenza.