Emily Zamourka, la senzatetto che in America canta Puccini con voce d’angelo

Emily Zamourka ha 52 anni, capelli biondi striati di bianco, aspetto esile. E’ stata malata di tumore. I soldi spesi in America per le cure, per poter continuare a vivere, le hanno portato via tutto. E così da due anni è diventata una senzatetto, che vive nei bassifondi di Los Angeles, e canta nelle stazioni Metro.

Una storia di paura, aggressioni (verbali e psichiche) che tuttavia non hanno trasformato quell’angelo caduto.

Emily, infatti, non è sempre stata una senzatetto: nasce in Russia, e si diploma al conservatorio in canto lirico e violino. Emigra negli USA, dove per vivere dà ripetizioni di musica e canto. Poi, la malattia, le spese, l’affitto da pagare, il baratro.

Finisce a vivere nelle stazioni della metro di Los Angeles, vittima di aggressioni di gente che, come lei stessa ha raccontato, la insultano senza motivo. “Io volevo solo” dirà in un’intervista, tra le lacrime “che la gente si avvicinasse al divino insito nella musica”:

Un vandalo arriva persino a romperle il violino. Così, per Emily, la vita sembra averle sbaragliato anche quell’ultima balulginante scintilla che era la sua stessa essenza: la musica.

Ma la donna non si arrende, e sfodera, con la dolcezza che le è propria, la sua non meno pallida arte: il canto. Così, canta nelle stazioni metro di Los Angeles, per qualche soldo, continuando a dormire “dove capita”.

26 settembre 2019: un agente di polizia, in servizio sulla Matero Purple Line Wilthsire/Normandie Losa Angeles subway station, la filma, estasiato: Emily sta cantando O babbino caro di Puccini.

Il video diventa virale. La nota il produttore Joel Diamond, che le offre un contratto. Emily registrerà un album. Ad oggi è già una star: nel quartiere di Little Italy ha cantato nuovamente Puccini. La gente si commuove, la applaude, le compra (con una colletta che sorpassa i 78.000 dollari!) un nuovo violino. Per Emily è l’inizio di una nuova vita.

Cosa ha da insegnarci questa storia?  Molto, o forse niente. Meglio non fare morali, solo riflessioni. Due. In primis: l’arte è la scintilla divina che brilla in ognuno di noi. Perderla, o calpestarla (in noi o a qualcun altro) è peccato morale. Si uccide l’anima. In secondo luogo, Puccini, esponente di una gloriosa italia oggi abbandonata con ignoranza e delinquenza, rappresenta quella parte d’Italicità perduta, ma che mai si spegnerà. E forse, brillerà nel mondo, ma non (più) in Italia.