Le troppe commissioni federali – di Tito Tettamanti

Immagine Wiki commons (Felix Imobersteg)

Siamo in clima di elezioni ancora per pochi giorni. I candidati sono pieni di buoni propositi e inclini a far progetti e promesse. I problemi sono tanti, alcuni particolarmente di peso anche per l’impatto internazionale, altri riguardano il futuro della socialità. Vi sono anche temi apparentemente meno incombenti ma ugualmente importanti e che riguardano il funzionamento del nostro sistema democratico. Siamo, come è stato detto, una democrazia che si distingue per essere del consenso e meno della maggioranza, con un Governo a presenza plurima di partiti che ha il compito di un direttorio per la cura e il disbrigo degli affari della nazione.

Siamo una delle poche (se non l’unica) democrazia (semi)diretta esistente. Il nostro costrutto istituzionale è un delicato congegno di poteri e contropoteri. Al di là della cura dei problemi incombenti dobbiamo gelosamente e costantemente assicurarne il funzionamento, evitando tra l’altro che la continua maggiore influenza di una sempre più vasta burocrazia ne condizioni l’efficienza. Per questa ragione sarebbe opportuno che i nuovi eletti si preoccupassero tra l’altro di sfoltire la selva selvaggia delle commissioni federali, che per venir tutte elencate necessitano di un libro di ben 229 pagine. Le sole commissioni che dipendono dal Consiglio federale sono 118, cifra impressionante.

Vi è ad esempio una commissione mista che si occupa di problemi viari con la Germania, una per la sicurezza nucleare, una per le case da gioco, una per le poste, per il traffico ferroviario, una per la concorrenza, una per l’etica, una per la protezione dei monumenti, una per l’armamento, per l’agricoltura, per la cultura, una commissione delle indennità estese (non so di che si tratta), per la cooperazione internazionale, delle statistiche federali, per la promozione cinematografica, per il design, per le infezioni sessualmente trasferibili, per l’idoneità della terapia dei criminali internati a vita e smetto perché tutte le pagine del giornale non basterebbero. Alcune delle commissioni contano decine di membri e per talune di queste il presidente (spesso con incarico che dovrebbe essere a tempo pieno) riceve indennità annue che vanno dai 200 ai 280 mila franchi.

Il notevole costo non è solo determinato dalla struttura delle commissioni stesse, ma dal fatto che alcune di loro fanno opera di interessato lobbismo verso la Confederazione dalla quale ottengono decine e decine di milioni per attività attinenti direttamente o indirettamente alla commissione stessa, e in tal modo giustificano, specie nei confronti dei beneficiati, la loro esistenza e attività.

Vi è inoltre una commistione di interessi talvolta per la presenza nelle commissioni di parlamentari federali che, come auspicabile, dovrebbero esercitare una generica forma di controllo anche su queste attività. Il caso tipico del controllato che fa anche il controllore. Inoltre la presenza nelle commissioni di ex parlamentari ed ex consiglieri di Stato, pur non negando le loro specifiche competenze, lascia il dubbio di un elegante (ma costoso) sistema per arrotondarsi la pensione. È sotto gli occhi di tutti la crisi della politica (e dei partiti) a livello europeo, e tra le ragioni maggiori dello scadimento di stima e autorevolezza dei politici vi è il talvolta scandaloso abuso di privilegi. Attenzione a non scivolare seguendo il cattivo esempio di Stati confinanti. Sicuramente i membri di queste commissioni e la burocrazia che li origina e accompagna, troveranno per ognuno dei casi ragioni a sostegno dell’esistenza, dell’indispensabilità della singola funzione. Ragioni talvolta anche accettabili, tal altra eccessivamente enfatizzate e in qualche caso semplicemente pretestuose.

Questa bulimia non solo costa direttamente e per il possibile zelo nel chiedere interventi che indirettamente giustificano anche la propria esistenza, ma pure indirettamente per l’aumento della già preoccupante obesità burocratica, o addirittura per la richiesta di ulteriori regolamentazioni proposte da qualche commissione e che spesso appesantiscono l’esercizio delle attività interessate. Vi è da chiedersi inoltre quante di queste funzioni commissionali non rappresentino almeno parzialmente un doppione con i compiti dell’Amministrazione federale o addirittura di enti politici, e se non possano venir, con vantaggio di tutti, concentrate.

In un’epoca nella quale ci si preoccupa per il sentimento di esclusione che parte della società lamenta, non l’unico, ma uno dei rimedi è cercare di semplificare i complessi problemi della gestione della società, aumentare la trasparenza e favorire il contatto diretto. La selva selvaggia di commissioni crea una paraburocrazia che – non dovendo rispondere agli elettori – costituisce una paratia tra il potere dei cittadini e l’attività delle istituzioni elette.

Gli argomenti che le Camere dovranno affrontare nella prossima legislatura possono condizionare il futuro del nostro Paese. A maggior ragione non dobbiamo permettere che gli eccessi burocratici e dirigisti appesantiscano il funzionamento della nostra struttura democratico-partecipativa. Auguriamoci che gli eletti se ne ricordino.

Tito Tettamanti

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