Bangladesh: 16 persone condannate a morte per aver bruciato viva una ragazza

 

Sentenza storica in Bangladesh dove 16 persone sono state condannate a morte da un tribunale in quanto coinvolti nell’efferata uccisione della 19enne Nusrat Jahan Rafi.

Nusrat era una studentessa di una scuola islamica che il 27 marzo aveva trovato il coraggio di denunciare il preside dell’istituto per le molestie sessuali che le ha inflitto. Immediato l’arresto dell’uomo accolto con una certa indignazione da molte persone, scese in piazza per chiederne il rilascio. Il clima ostile verso le ragazza si era sparso in tutta la scuola ed è culminato in una tragedia. La 19enne è stata infatti condotta sul tetto della scuola quando vi si era recata per fare un esame. Quando si è rifiutata di ritirare la denuncia, è stata legata, cosparsa di paraffina e arsa viva. La giovane è riuscita a sopravvivere per 5 giorni con gravi ustioni su 80% del corpo e a denunciare i suoi assassini: “L’insegnante mi ha toccato. Combatterò questo crimine fino al mio ultimo respiro” sono state le sue parole.

Il primo ad essere incriminato il preside stesso, Siraj Ud Doula che ha commissionato l’omicidio dalla prigione. L’assalto alla ragazza era stato organizzato con un vero e proprio “piano militare”, gli assassini si erano mascherati con delle burqua e tra di loro c’erano anche due membri del partito di maggioranza del governo.

In molti hanno chiesto giustizia per Nusrat e la sentenza è stata accolta con soddisfazione dalla popolazione. L’organizzazione Human Right Watch ha ribadito la sua posizione contraria alla pena capitale ma ha anche affermato di aver accolto “con favore il fatto che le autorità abbiano perseguito gli autori”.

Il gesto coraggioso di Nusrat ha causato un’ondata di denunce da parte di giovani ragazzi e ragazze che hanno raccontato sui social, e in alcuni casi alla polizia, gli abusi subiti nelle scuole coraniche. Lo scorso luglio le denunce hanno portato all’arresto di almeno cinque insegnanti accusati di stupro ma anche all’uccisioni di studenti che hanno minacciato di raccontare la verità. Tra loro anche l’11enne Abir Hossain trovato decapitato in una piantagione di mango.

La speranza è che la tragica morte di Nusrat possa abbattere per sempre questo muro di omertà.