Pittura, incisione e fotografia nell’Ottocento – alla Pinacoteca Züst di Rancate

20 ottobre 2019 – 2 febbraio 2020

A cura di: Matteo Bianchi in collaborazione con Mariangela Agliati Ruggia ed Elisabetta Chiodini. Coordinamento scientifico e organizzativo: Alessandra Brambilla

Il 7 gennaio 1839 all’Accademia delle Scienze di Parigi veniva presentata ufficialmente la scoperta della fotografia, merito di Niépce e Daguerre. Per molti decenni un pregiudizio tuttavia aleggiò nei confronti della nuova tecnica: con l’arte si crea, con la fotografia si riproduce solo meccanicamente. È nota la frase di Paul Gauguin: “Sono entrate le macchine, l’arte è uscita… Sono lontano dal pensare che la fotografia possa esserci utile”. Essa darà invece origine a un nuovo modo di rapportarsi al reale e molti saranno i pittori che sapranno farne un uso originale.

Luigi Rossi, Genzianella

L’intensa esposizione “Arte e arti. Pittura, grafica e fotografia nell’Ottocento” – proposta dal 20 ottobre 2019 al 2 febbraio 2020 alla Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, a Rancate nel Cantone Ticino – ripercorre le tappe dell’affermarsi di questa invenzione. Ma anche del suo rapporto con altre forme di “riproduzione”, conosciute da secoli e legate all’incisione. La mostra propone quindi un confronto serrato e stimolante tra fotografie, dipinti, incisioni, disegni, libri, permettendo di comprendere come quella di metà Ottocento fu una vera e propria rivoluzione nel modo di vedere la realtà e di diffondere conoscenze e informazioni da cui non ci sarebbe stato ritorno.

Matteo Bianchi

Quanto può influire un’invenzione tecnica sul modo in cui guardiamo il mondo?
Cosa è accaduto alla pittura e alla scultura quando a metà Ottocento la fotografia arriva a sconvolgere il concetto stesso di arte, come da secoli lo si era pensato? Cosa ne è dell’opera d’arte “nell’epoca della riproducibilità tecnica”, arrivata oggi alle estreme conseguenze, in un mondo in cui siamo sommersi dalle immagini?

Corot, Avray

L’epicentro dello scontro ideologico, o dell’utile connubio, tra obiettivo e pennello, è collocato in Francia, laddove è nata la fotografia. Erano gli anni dello sviluppo della pittura en plein air che condusse all’Impressionismo. Intorno al 1830 la foresta di Fontainebleau, situata circa a sessanta chilometri a Sud-Est di Parigi, attirava un numero crescente di giovani artisti. In questo luogo a contatto con la natura più rigogliosa, i pittori osservavano le foreste, le paludi, le greggi e gli effetti della luce che filtrava nel sottobosco attraverso le fronde, traendone dipinti di grande suggestione.

la direttrice Mariangela Agliati Ruggia

La mostra approfondisce esempi offerti da noti pittori ticinesi e italiani. Luigi Rossi ai primi del Novecento utilizza, ad esempio, la fotografia quale complemento ideale all’album di schizzi nella costruzione della posa, come avviene nei dipinti Primi raggi e Riposo. Così come Filippo Franzoni fa largo uso della nuova tecnica nella costruzione di autoritratti e paesaggi, Luigi Monteverde inizia addirittura la sua carriera come fotografo. Fra gli artisti italiani saranno proposti lavori di autori che fin dagli anni sessanta dell’Ottocento hanno affrontato il rapporto con il mezzo fotografico.

Daumier, Nadar

L’intera mostra si snoda su un binario doppio: una “linea” riservata ai dipinti, una parallela alle fotografie (con importante presenza di originali) che ricostruiscono il processo creativo seguito dagli artisti. Un tema affascinante, indagato anche attraverso la presenza di numerosi inediti da collezioni private, che questa rassegna ha il merito di far scoprire al grande pubblico.

Lorenzo Vela, Leone