Il Gran Consiglio ha votato su Lugano Airport. I referendisti dissotterrano l’ascia di guerra

Certezze per i dipendenti invece di false speranze, sì al referendum! (titolo originale)

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Ticinolive è contrario alla ricapitalizzazione non perché pensa che gli aerei distruggeranno il Globo, non perché vuole “il campo di patate”, non perché  si oppone a un uso ragionevole del denaro pubblico. Nulla di tutto ciò.

È contrario perché gli scenari proposti dagli “accaniti terapeuti” non sono plausibili, sono al limite del fantasioso. “Prima colmiamo tutti buchi, paghiamo i milioni; poi ci inventiamo il futuro”. Ah così?

Non escludo che gli “irriducibili”, i cultori dell’ “atto di fede” (e poi dicono che la religione declina) in ultima analisi desiderino il referendum. Succeda quel che deve succedere. Alla fine diranno: Vox populi vox Dei, e saranno usciti dal vicolo cieco.

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immagine Pixabay (Vermont)

I Verdi del Ticino, come preannunciato nelle scorse settimane, a seguito della decisione di ieri sera del Gran Consiglio di finanziare un massiccio rilancio dello scalo di Lugano Agno, si impegneranno in prima linea nella raccolta firme per il referendum contro questo credito.

Per uno scalo che negli ultimi 13 anni ha solo accumulato debiti e che ora si trova senza voli di linea, abbandonato dalle compagnie aeree (Swiss compresa) poiché i collegamenti verso Lugano non sono gestibili in maniera redditizia, è ora di pianificare con saggezza un’uscita ordinata invece di compiere ulteriori investimenti fallimentari. Per I Verdi del Ticino i soldi pubblici si devono utilizzare per offrire ai dipendenti la possibilità di una riconversione professionale solida piuttosto di nutrire false speranze di un ritorno, a breve, della piena attività dei voli di linea. Un massiccio aumento del volume di passeggeri è paventato ormai da mesi dai vertici di LASA e dagli azionisti (Comune di Lugano e Cantone), seppure, una dopo l’altra, le compagnie che volavano da Lugano siano fallite e nuovi accordi non abbiano mai visto la luce.

Dal 2006 il contribuente luganese ha già pagato 37 milioni di franchi, e, con il piano di rilancio previsto, ne verranno chiesti, complessivamente, altri 67 milioni. Il risultato degli investimenti e dei continui e fiduciosi piani di rilancio perpetrati in questi 13 anni è stato purtroppo il definitivo abbandono di Swiss dallo scalo, e una costante e profonda incertezza lavorativa dei 70 lavoratori impiegati. Oggi le famiglie meritano serietà da parte della classe politica e la garanzia, per gli impiegati, della possibilità di una solida ed efficace riconversione professionale e non il perpetrare di false speranze basate solo su utopie e sogni di gloria.

Va ricordato che l’inevitabile declino dello scalo luganese sia connesso al massiccio incremento di altre forme di trasporto pubblico, decisamente evolutesi negli ultimi anni. L’avvento del collegamento ferroviario veloce tra il Ticino e il resto della Svizzera ha fornito un’alternativa più sicura, ecologica ed economica all’aeroplano, in particolare tra Lugano e Zurigo. Con l’emergenza climatica i cittadini stanno dimostrando di tenere in grande considerazione anche la scelta ecologica nella pianificazione dei viaggi.

I fatti intercorsi in questi ultimi 13 anni dimostrano l’incapacità della classe politica di anticipare il futuro preferendo basarsi, per le proprie decisioni, sulla buona volontà altrui e sui sogni. I Verdi del Ticino ritengono quindi giunto il momento che sul futuro dello scalo luganese sia il popolo ad esprimersi ovvero colui che alla fine è chiamato a pagare per gli errori dei politici.

Verdi dei Ticino