Caso Cucchi: Ilaria querela Salvini per frase “la droga fa male” dopo la condanna ai carabinieri per omicidio preterintenzionale

Una faccenda dolorosa quanto straziante: un giovane romano, dieci anni fa, veniva arrestato per spaccio. In carcere, lo spacciatore venne percosso dai poliziotti, ciò che si riuscì a provare solo molto più tardi. Il 14 novembre, la sentenza, dieci anni dopo il caso di cronaca nera: i due carabinieri Alessio DI Bernardo e Raffaele D’Alessandro, vengono condannati a 12 anni di carcere per omicidio preterintenzionale.

Matteo Salvini commenta, subito dopo la sentenza, “rispetto la famiglia Cucchi, ma il caso dimostra che la droga fa male.”

Ilaria Cucchi, cinque giorni dopo, querela il politico per l’asserzione. “Anch’io” dice “da madre sono contro la droga. Ma cosa c’entra? Stefano non è morto di droga. ” E posta, in un lungo commento su Facebook, la foto del cadavere tumefatto del fratello, in obitorio.

L’ex ministro della Lega si dice “tranquillissimo”, Ilaria Cucchi ribatte “si occupi dei suoi debiti. Evidentemente è ancora sotto l’effetto del mojito.”

Il 22 ottobre 2009 Stefano Cucchi morì sotto custodia cautelare, dopo essere stato arrestato, essendo stato visto cedere, a Emanuele Mancini delle confezioni trasparenti in cambio di una bancanota. Perquisito, il giovane romano fu trovato in possesso di hashish, cocaina e un medicinale per curare l’epilessia da cui era affetto.

Durante il processo il ragazzo ha difficoltà a camminare e ha ematomi agli occhi ma, pur parlando col padre, non gli riferisce d’essere stato picchiato. Pochi giorni dopo, peggiorato, rifiuta il ricovero. Trasferito successivamente all’ospedale Pertini, muore all’alba del 22 ottobre. Al momento del decesso pesa solo 37 kg.

Solo successivamente verranno accreditate, incastranti anche le telefonate dei carabinieri, le percosse, inflitte a Cucchi da questi ultimi e l’omertà dei medici del Pertini che non avrebbero riferito l’aggressione al carcerato. Così, con due processi BIS, il caso si riapre, per concludersi solo dieci anni dopo, con una condanna a 12 anni ai due carabinieri coinvolti nell’omicidio preterintenzionale.

Il caso, coinvolgendo medici e l’Arma dei Carabinieri ha da sempre coinvolto, oltre che i media, anche l’attenzione di politici divenendo ago della bilancia di giudizio in un paese chiamato Italia.