Il Caffè: “Caprara ha fatto un passo… di lato” – Pensiero del giorno

“Il PLR è in mezzo al guado”

foto pixabay

Maramaldo è simpatico a pochi. Sconfitto nella battaglia di Gavinana il capitano fiorentino Francesco Ferrucci gli gridò in faccia: “Vile, tu uccidi un uomo morto!” e poi fu trucidato.

La domenica 17 è stata domenica di passione per il PLR (non solo) e il domenicale “politicamente corretto” (l’altro non lo è) non fa sconti, pubblicando un articolo abbastanza spietato, del quale ho scelto un passaggio.

“Citando Churchill, Caprara si è assunto la responsabilità della clamorosa disfatta, ma non ha fatto un passo indietro. Solo di lato. Rimettendosi alle decisioni del comitato cantonale del 28 novembre. Ma, ormai, per il partito non è solo un problema di presidenza. Il Plrt è in mezzo al guado, la congiunzione col Ppd più che un salvagente è stata una zavorra, che ha mandato a picco un candidato del calibro di Giovanni Merlini, e ora annaspa tra le correnti della polarizzazione destra-sinistra senza sapere che fare.”

C’è un punto specifico che mi lascia perplesso. La congiunzione con il PPD quale “zavorra” che avrebbe mandato a casa Merlini. Ma Merlini era un candidato vincente? Fatta astrazione delle sue qualità e del suo prestigio, noi pensiamo esattamente il contrario. Chi ha seguito sui media il breve ma emozionante spoglio lo ha visto, sin dall’inizio, sempre in ultima posizione. Una personalità che ne sa più di me (ci vuole poco), un alto dignitario del partito, ha detto prima (del 20 ottobre): “Giovanni non può vincere”. Anch’io la pensavo così. A questo punto, tuttavia, uno potrebbe domandare: chi altri?

Rispetto al Caffè la mia opinione è all’opposto (come è normale). Ho scritto che Filippo Lombardi è stato danneggiato dalla Congiunzione decisa dal PPD e, a maggioranza, dalla “base” PLR riunita a Melide (i famosi 112 di quel torrido giovedì d’estate). Accettata veramente da pochi, anche se – con qualche rara eccezione – le bocche restavano cucite. Il PPD se la faceva facile: “salviamo il soldato Ryan, e il presidente dell’Ambrì-Piotta vincerà comunque”. Ora è capitato l’ “inimmaginabile” (esagero) ma il fatto è che la Congiunzione infelice ha indebolito e minato il risultato di Filippo. La salvezza (sesto mandato) era vicina.

Queste mie opinioni (che restano… opinabili) sono state fermamente respinte dal presidente Dadò.

ADDENDA (ore 17)

  1. Al di là delle caratteristiche dei candidati, resto convinto che la sconfitta sia da attribuirsi alla posizione dei due partiti sul rapporto con l’EU e sulla libera circolazione.  PLR e PPD credevano che non parlandone (o parlandone il meno possibile) il problema si sarebbe risolto da sé. Un drammatico errore.
  2. Il presidente Dadò, che non è affatto di buon umore, mi fa notare che Lombardi ha perso di pochissimo. Poteva, al contrario, vincere per un pelo. Evidente. Nel qual caso dal cilindro sarebbe uscito un CHIESA-LOMBARDI. Quali sarebbero stati i commenti? Di questo tipo: Dadò è il  più furbo di tutti e ha fregato i Liberali.
  3. Dadò mi accusa di “parlar male di Lombardi. Ciò è semplicemente falso. Certamente disapprovo le sue posizioni sulla questione Europea, ma questo non è “parlar male”. I miei rapporti con lui (non stretti) sono amichevoli. Ancora il giorno 13 Filippo mi ha scritto, chiamandomi con il mio antico “nickname”, per propormi la ripubblicazione di un articolo da lui composto a quattro mani con Giovanni Merlini. Ciò che io ho fatto, e con piacere. Per concludere. Io speravo che Lombardi, e non Carobbio, vincesse.