“Marina Carobbio ha dato voce al 30% dei Ticinesi” – Intervista a Sergio Roic

La Sinistra, pur non essendo la mia preferita, è importante. Si può parlare di Blocher (un nome a caso) ma bisogna anche “coprire” la Sinistra. E ancor più quando vince.

Il mio problema è che ho pochi contatti perché quello, lo confesso, non è il mio “giro”. E allora ricorro a Sergio Roic, le cui conoscenze sono precise e profonde. Brillante scrittore e commentatore, tipico intellettuale impegnato, Roic è sempre molto disponibile verso Ticinolive, e di ciò lo ringrazio.

Io giocavo a scacchi con suo padre, il dottor Cedomil Roic.

Un’intervista di Francesco De Maria.

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Francesco De Maria  L’elezione dei due “senatori” è di per sé importante. Ma le conseguenze del 17 novembre non potrebbero essere ancora più sostanziali e più gravi? Se sì, in quale direzione?

Sergio Roic  Le conseguenze del 17 novembre, per quel che concerne il ballottaggio in Ticino per i seggi agli Stati, sono solo parzialmente di ordine numerico, giacché i rapporti di forza fra i partiti nella Camera alta a livello nazionale non sono mutati grandemente. Certo è che, anche psicologicamente e soprattutto dal punto di vista ticinese, qualcosa è cambiato e ciò che è cambiato non è poco, anzi. L’Udc, partito in difficoltà a livello di Consiglio nazionale, agli Stati si è rafforzato, anche se rimane minoritario. Comincia a essere invece “non minoritario” in Ticino anche in previsione: il flusso di voti che dalla Lega dei Ticinesi viene convogliato verso l’Udc rischia di essere sempre più importante mano a mano che la Lega vede svanire, dopo un quarto di secolo di attività politica, la maggior parte dei traguardi che auspicava. Dare, per la mancanza di traguardi raggiunti, sempre la colpa a qualcun altro dopo essere stata (lo è tuttora a Lugano e nel Consiglio di Stato ticinese) partito di maggioranza relativa ticinese ha fiaccato il proprio elettorato. Insomma, se bisogna scegliere, anche in Ticino, tra la memoria di Giuliano Bignasca e la grinta imperitura di Blocher, la scelta cade sempre di più su quest’ultimo. Per quel che riguarda la Sinistra, l’elezione di una senatrice rossa, Marina Carobbio, ha un portato storico: nessuno, prima, ci era riuscito. Che i cosiddetti estremi della politica ticinese finiranno per annullarsi a Berna è quanto meno dubbio: innanzitutto agiranno all’interno della propria compagine politica nazionale, inoltre, finiranno per rafforzare alcune tendenze e non altre e magari anche per prendere scelte diverse da quelle che avrebbe sostenuto il “centro”. Dal punto di vista concreto, infine, questo risultato elettorale chiarisce, se mai ce ne fosse bisogno, che la popolazione ticinese è in cerca – pur da basi diverse – di soluzioni a una crisi che, oltre che percepita, diventa reale soprattutto per la cosiddetta generazione x di giovani in cerca degli (insoddisfacenti) sbocchi lavorativi.

Nel Ticino l’effervescente combinazione PS-Verdi ha dato risultati spettacolari. Ma… son solo rose? Questi alleati non rischiano di diventare troppo invadenti e, alla fine, dominanti?

I partiti socialdemocratici sono in crisi in alcuni paesi europei – vedi Francia e Germania. Il socialismo è invece ben rappresentato in Spagna, ad esempio. Dire e scrivere, come fanno alcuni, che stiamo assistendo alla “fine del socialismo” è quindi arbitrario. È invece certissimo che le risposte socialdemocratiche a una società capitalista globalizzata (e deregolamentata) dal forte orizzonte finanziario e speculativo vengono considerate dalle popolazioni europee se non proprio manchevoli quantomeno insufficienti. Il welfare segna il passo quando non è in ritirata, i sistemi pensionistici, fiore all’occhiello delle democrazie liberal-socialiste, boccheggiano. Le risposte rivalitarie e di odio nei confronti dell’altro invece abbondano. L’orizzonte, insomma, appare cupo per le donne e gli uomini di buona volontà (socialisti). I verdi, al contrario, in questo bailamme di soluzioni socio-economiche quasi sempre negate dal “corpo e dall’anima” di un capitalismo in cerca di costante profitto per la nuova oligarchia terrestre rappresentata oggi dagli investitori, hanno bene in chiaro l’obiettivo principale delle loro rivendicazioni: l’ambiente, il clima. Negare i cambiamenti climatici su base (anche) antropica ha vieppiù del temerario. Le risposte verdi, che tendono naturalmente a limitare l’opulenza del consumismo capitalista, sono chiare e abbastanza comprensibili per fasce di elettorato sempre più grandi. Lo sono, innanzitutto, per i giovani. Ecco, per rispondere alla domanda: il socialismo anche ticinese potrà collaborare efficacemente con i Verdi su un buon numero di temi politici se riuscirà a ringiovanirsi, il che non significa solamente un ringiovanimento anagrafico, ma l’accoglienza (di nuovo) di idee di sinistra concrete e percorribili a forte impatto sociale. Ne cito solo due che secondo me sono da riproporre: forme di autogestione e cogestione nell’economia e nei servizi (la forza di lavoro impiegata cogestisce l’impresa con il padronato-investitore) e forme di de-competizione sul posto di lavoro, ovvero la nascita di un orizzonte davvero collaborativo nella produzione-riproduzione di materia, energia e anche cultura accogliendo i dettami della social production collaborativa a livello globale teorizzati da Yochai Benkler.

Marina Carobbio ce l’ha fatta. Come vede questa donna di successo? Ne descriva la personalità politica (e la carriera).

Marina Carobbio è una politica di carriera. Ottenuti, da giovanissima, incarichi di responsabilità a livello ticinese, ha percorso passo per passo tutto l’iter necessario per affermarsi anche a livello svizzero. Vicepresidente del Partito socialista svizzero già da parecchio, Marina Carobbio si è affermata di recente come incontestata leader socialista a livello ticinese. È emblematico come la proposta di far correre la Carobbio per entrambi i traguardi federali non abbia avuto nessuna critica, quantomeno nessuna critica aperta. Forse sono stato davvero l’unico, durante il congresso preelettorale di Arbedo, a chiedere lumi al presidente del partito Righini su questa doppia candidatura. Doppia candidatura che si è poi rivelata vincente anche e soprattutto perché è scaturita da un fronte di sinistra coeso. Per una volta, i socialisti, ma anche la Sinistra in toto, non hanno riversato i loro voti su candidati magari validi, ma non di sinistra. Insomma, la candidata socialista è stata favorita dal ricompattamento di tutta un’area, dal proprio profilo combattivo ma non velleitario, da una nuova determinazione in campo femminile e, dulcis in fundo, da una campagna elettorale senza se e ma che ha dato voce, secondo i calcoli più accurati, a circa un trenta per cento della popolazione ticinese recatasi alle urne. La Carobbio, al pari dei personaggi politici di centro d’antan, ha saputo pure attrarre voti “esterni” da un elettorato che ha apprezzato il suo anno di presidente del Parlamento svizzero.

Chi è il nuovo consigliere nazionale del PS ? Lei lo conosce personalmente?

Bruno Storni è un amico. Uomo facile alla critica costruttiva, il classico “rompiballe” necessario, è un intellettuale di vedute scientifiche, ingegnere e docente al Politecnico federale di Losanna. È pure municipale a Gordola e attivo in più di un’associazione (è ad esempio vicepresidente svizzero dell’ATA – associazione traffico e ambiente per una mobilità più sostenibile). Granconsigliere ticinese, già durante la tornata precedente, quattro anni fa, si piazzò in seconda posizione dietro Marina Carobbio nella corsa per il Consiglio nazionale. Oggi ha ripetuto questo risultato il che gli ha consentito l’approdo alla Camera bassa.

Lei segue le attività del Forum alternativo il cui leader è Franco Cavalli? Che consistenza ha questo movimento e come valuta il risultato elettorale del leader?

Forse non è un caso che in quest’intervista si parli – e siamo a tre! – di socialisti ticinesi già appartenenti al gruppo “Prospettive socialiste”, attivo qualche anno fa in seno al PS ticinese onde permettere il profilarsi di posizioni di sinistra chiare e forti. Franco Cavalli fu uno degli animatori di questo gruppo. Uomo poco incline al compromesso ideologico eppure luminare nel suo campo medico, Cavalli nel 2019 è riuscito finalmente (si parla di questa stagione politica, naturalmente; in precedenza, Cavalli è stato anche capogruppo socialista a livello svizzero) a trovare la formula che premiasse la sua irruenza politica in un campo che, almeno a livello svizzero, rivendica maggioritariamente la socialdemocrazia piuttosto che un socialismo anticapitalista. La consistenza numerica del Forum alternativo è probabilmente meno importante del suo potere di amalgama con altre forze della Sinistra. In quest’occasione la Sinistra è riuscita a correre finalmente compatta anche a causa di questo “potere di convocazione” rispetto alle altre forze a sinistra del PS. E qui il merito va indubbiamente a Franco Cavalli e ai suoi.

Il politologo Nenad Stojanovic nelle ultime settimane ha sviluppato una intensa attività. Può essere considerato un maître-à-penser della sinistra o, addirittura, della politica nazionale? Che cosa pensa delle sue opinioni?

Abile intellettuale, Nenad Stojanovic è stato colui che mi ha raccomandato al PS in occasione dei miei primi passi politici. Passi politici che mi hanno condotto a un ruolo più che altro di “critico della politica” che politico in prima persona. La medesima sorte è poi toccata allo stesso Stojanovic, che comunque si è saputo ritagliare anche posizioni di primo piano, soprattutto a livello mediatico, in Svizzera. Giovane di belle promesse, Stojanovic è dapprima stato corrispondente del “Giornale del Popolo” a Berna e poi collaboratore personale del consigliere federale PS Leuenberger secondo un “piano di marcia” del tutto inconsueto. Non è ancora chiaro, fra coloro che lo avrebbero sostenuto, perché non abbia accettato, alcuni anni fa, di candidarsi alla presidenza del PS cantonale: aveva buone chances di essere eletto. È da lì in poi che la sua stella prettamente politica ha cominciato a spegnersi. Trasferitosi definitivamente a Berna, Stojanovic ha poi percorso i passi di una profilata carriera politologica abbinati a iniziative personali che, però, hanno creato piuttosto zizzania che altro nel campo della Sinistra svizzera. La sua raccolta di firme per un capzioso tentativo di cambiare le carte in tavola in merito alla politica Svizzera-UE ha scombussolato la sua associazione europeista di appartenenza mentre Stojanovic si recava al congresso nazionale dell’Udc con l’intento di convincere Blocher e correligionari della bontà della sua proposta. Stojanovic, insomma, forse non è il maître-à-penser di cui la Sinistra svizzera avrebbe bisogno; è senz’altro, per contro, un maître-à-provoquer.

Giovedì 28 ci sarà la grande resa dei conti in casa PLR a Locarno. Provi a immaginare lo scenario.

Il PLR deve (doveva?) la sua forza elettorale al fatto di possedere le ali, cioè al fatto di essere in grado di volare elettoralmente. Le sue ali, una di centro-destra e indubbiamente liberale se non, in alcuni suoi rappresentanti, liberista, l’altra di centro-sinistra più attenta alla socialità e ai doveri (otre che ai diritti) all’interno di una società democratica. Quando entrambe le ali erano attive e forti, il PLR volava. Oggi non è più così e i recenti insuccessi elettorali lo attestano. Lo scenario di giovedì 28 novembre è, per i non appartenenti al partito come il sottoscritto, probabilmente inimmaginabile. La forza delle due ali, infatti, non si conterà a livello di semplici voti ma sarà portata avanti in quanto abilità propositiva e oratoria. Ciò che non permette di fare grandi previsioni è una semplice domanda al momento attuale senza risposta: chi e quanti saranno coloro che si esporranno in prima persona, fra le figure di spicco del PLR, onde far quadrare l’insidioso dado di Rubik dell’identità partitica contrapposta alla “voglia di centro condiviso”?

Il Ticket ha perso e il “contro-ticket” Chiesa-Carobbio ha vinto. Qual è il primo commento che le viene alla mente?

Le alleanze “difensive” ed elettorali, come tale è stata presentata questa, possono essere armi a doppio taglio. Se, infatti, favoriscono lo scambio di voti tra aree fino a poco tempo prima diverse e distinte, possono sia scoraggiare sia far arrabbiare i rispettivi elettorati. Secondo me, li hanno scoraggiati.

Ho scritto (suscitando ire, e pazienza): senza la congiunzione di Melide il seggio PPD al Nazionale sarebbe andato perso ma Filippo Lombardi si sarebbe salvato. È una valutazione plausibile? O una provocazione sfacciata?

Non esiste, naturalmente, alcuna controprova riguardo all’esito di un’elezione democratica. La congiunzione elettorale delle liste dei due partiti di centro è stata approvata, secondo le loro regole interne, da una buona maggioranza e quindi era considerata positiva e fruttifera. Già Machiavelli parlò della “fortuna” in politica, che in realtà si può tradurre con il “momento adatto”. PPD e PLR non sono riusciti nel loro intento probabilmente anche per il “momento adatto” e favorevole a Chiesa e Carobbio. Chiesa è stato favorito dalle disavventure di Ghiggia e dalla sconfitta della Lega dapprima alle cantonali e poi al primo turno; Lega che ha poi cercato una parziale rivincita nell’appoggio al candidato “esterno”. Carobbio ha goduto dell’unione della Sinistra e della sfida tutta al femminile che ha portato.

(con riferimento alla Svizzera, e anche al Ticino) Questa veemente avanzata dei Verdi non potrebbe indurre i partiti “borghesi” (ed eventualmente anche il PS) a un “riposizionamento difensivo” per arginare i danni? In altri termini: si può andare avanti così?

In tutta sincerità credo che si “andrà avanti così” sempre di più dato che le problematiche climatiche sono reali e sotto gli occhi di tutti (a parte chi non vuol vederle). Un detto di Gandhi afferma: sulle prime non ti considerano, non sanno nemmeno chi sei, poi provano a metterti in ridicolo, poi ti combattono e alla fine… vinci. È così anche per le idee pro ecologia: alla fine hanno vinto; e vinceranno sempre di più a causa dell’allarme clima e anche a causa del voto giovanile che le sostiene. Piuttosto, le forze politiche tradizionali dovranno cominciare a occuparsi seriamente della problematica ricercando soluzioni ognuna nel proprio campo di competenza politico-social-economico.

Petra Gössi ha fatto la sua mossa, ma il risultato non sembra brillante…

Per questa domanda vale la risposta precedente: anche i liberali dovranno (pre)occuparsi del clima. Prima lo faranno, meglio sarà anche per loro. Oggi non sono ancora del tutto credibili da questo punto di vista per un elettorato attento all’ecologia, domani potrebbero esserlo maggiormente. Probabilmente, la mossa di Gössi, non pagante nell’immediato, è stata considerata necessaria per il futuro del partito.

Regula Rytz bussa alla porta del Consiglio federale? Avrà quello che vuole? Nei prossimi giorni ci sarà una campagna stampa per mobilitare le piazze?

Bah, qui sì che ci sono alleanze difensive à gogo. I “nuovi” a livello del Consiglio federale hanno sempre avuto vita dura. Ma la politica odierna, spesso e volentieri concentrata sul momento presente, potrebbe, chissà, premiare i Verdi, anche se il tutto appare improbabile. È comunque altrettanto se non più improbabile che i Verdi improvvisamente calino a livello di bacino elettorale. In Svizzera interna, ad esempio, la “battaglia verde” è considerata e sostenuta con una serietà a noi ignota. C’è chi propone, ne sono stato testimone all’interno delle associazioni a cui appartengo, il diradamento dei congressi mondiali, la rinuncia al viaggio in aereo ecc. Si tratta di una tendenza forte e diffusa al di là delle Alpi.

Questa l’ho tenuta per ultima, dulcis in fundo. Come vede Sergio Roic, uomo di sinistra, il vincitore indiscusso del 17 novembre, consigliere agli Stati UDC (ma in realtà consigliere agli Stati della destra) Marco Chiesa?

Ho avuto modo di criticarlo – o meglio: di suggerirgli un cambio di passo – nel suo periodo di campagna elettorale, in realtà quella dell’Udc svizzera quando essa presentò le sue mele infestate di vermi. Chiesa, abile, abilissimo, scrisse a due riprese sulla stampa ticinese che non si trattava di vermi, almeno qui fra gli italofoni, ma di innocui (e non offensivi) bruchi. In Romandia, però, la cartellonistica parlava chiaro: gli altri partiti erano davvero vermi-formi. Ebbi persino l’onore (?) di una risposta sulla stampa ticinese da parte del coordinatore della campagna Udc romanda, ovvero Oskar Freysinger. A parte tutte queste considerazioni che sono solo il contorno di una campagna elettorale – anche se l’”insulto dell’avversario” andrebbe evitato con cura – Marco Chiesa e i suoi, come ho scritto sopra, hanno goduto di un momento propizio e di una precedente sconfitta della destra populista che poteva ambire ad una rivincita unicamente nella persona di Marco Chiesa. Così è stato. Vedremo, nel prossimo futuro ma anche a medio termine, se i toni e la gestualità all’apparenza pacata di Chiesa si tramuteranno, a livello federale, in una politica di ricerca del compromesso democratico o se, come professano alcuni tenori dell’Udc, si andrà davvero all’attacco sistematico dei (benedetti) accordi bilaterali con l’UE che ci salvano da un probabilissimo declino economico.

Esclusiva di Ticinolive