LdT – Salario minimo e preferenza indigena: due facce della stessa medaglia

Questa è la presa di posizione di un partito politico, che viene pubblicata come documento. Non è dunque necessario che Ticinolive approvi o disapprovi il testo.

Su un punto specifico sembrano concordare tutti. Per una considerevole parte dei Ticinesi le condizioni di vita (lavoro) sono nettamente peggiorate. Che i partiti “di centro” siano responsabili o meno di questa decadenza è opinabile. Ma il consenso di cui godono si sta erodendo.

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Comunicato stampa

Sul complesso tema del salario minimo, la Lega dei Ticinesi esprime le seguenti considerazioni.

La Lega dei Ticinesi è ovviamente favorevole all’applicazione della volontà popolare e deplora che questo avvenga a geometria variabile. Infatti, la decisione del popolo sull’introduzione di contingenti all’immigrazione e della preferenza indigena non è in alcun modo applicata. Né a livello federale, né a livello cantonale.

La Lega dei Ticinesi è favorevole a quelle misure che giovano ai lavoratori ticinesi, mentre è contraria ai regali ai frontalieri, la cui unica conseguenza è quella di rendere il nostro Cantone ancora più attrattivo per quest’ultima categoria, a tutto danno dei Ticinesi.

Si ricorda infatti che, a seguito della devastante libera circolazione voluta dal triciclo PLR-PPD-PSS, Verdi ovviamente inclusi, il numero dei frontalieri in Ticino sfiora ormai quota 70mila. Un simile quantitativo non risponde ad alcuna logica, è  assolutamente insostenibile ed ha conseguenze economiche e sociali deleterie per la popolazione residente. La tendenza va dunque invertita e non certo incoraggiata.

La Lega dei Ticinesi è di principio favorevole a un salario minimo che però deve:

–  Permettere ai ticinesi di vivere dignitosamente

–  NON deve costituire un regalo ai frontalieri;  e al proposito, va tenuto presente  che i coniugi entrambi frontalieri non sono dei casi isolati:  per queste economie domestiche italiane, il regalo  diventa dunque doppio.

La Lega dei Ticinesi ritiene pertanto che l’introduzione del salario minimo debba essere accompagnata dal ritorno alla preferenza indigena.

Finché i datori di lavoro (non di rado italiani) avranno la possibilità di assumere indiscriminatamente frontalieri, senza alcun riguardo per la disponibilità di personale ticinese disoccupato, il salario minimo rischia di diventare un ulteriore attrattore per frontalieri e di penalizzare contemporaneamente i ticinesi che hanno salari superiori al minimo, esercitando una pressione al ribasso, che potrebbe rivelarsi nefasta in particolare per quelle paghe che sono di poco superiori al minimo.

Di conseguenza, come la Lega ha già avuto modo di ribadire in passato, il salario minimo deve accompagnarsi al ritorno della preferenza indigena. Il che può accadere o tramite applicazione di “prima i nostri”, oppure tramite abolizione della libera circolazione delle persone.

La Lega dei Ticinesi pertanto sosterrà proposte in questo senso.

Sì al compromesso sul salario minimo firmato dai nostri rappresentanti e uscito dalla Gestione dopo quasi cinque anni di tentennamenti, ma anche sì all’emendamento UDC per applicare Prima i Nostri.

Salario minimo e preferenza indigena, rispettivamente fine della libera circolazione delle persone senza limiti, sono due facce della stessa medaglia.

La Lega dei Ticinesi si aspetta pertanto che le forze politiche che hanno promosso il salario minimo, e che si riempiono la bocca con la lotta al dumping salariale, saranno coerentemente anch’esse in prima fila nel richiedere, in occasione della votazione popolare che si terrà il prossimo mese di maggio, l’abolizione della libera circolazione delle persone ed il ritorno alla preferenza indigena, peraltro votata dal popolo sia a livello federale che cantonale.

Lega dei Ticinesi