Un raggio di speranza – di Davide Rossi

Il trionfo di Johnson visto dalla sinistra marxista

Elogio dello sconfitto Corbyn

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Abbiamo trovato sui social questo corposo commento, nella sua linea comunista perfettamente logico e competente. Il titolo del pezzo in verità ci lascia perplessi: a nostro avviso il “raggio di speranza” brilla per noi.

Sino a che punto la Brexit, ormai inevitabile, cambierà l’Unione? Potrà fungere da apripista per ulteriori defezioni? Indebolirà il sistema? Potrà dare, di riflesso, una chance a una Svizzera timorosa e vacillante sotto la pressione di Bruxelles?

La sensazione dominante è il sollievo: dopo 3 anni e mezzo non se ne poteva più!

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Finalmente il teatrino della Brexit ha fine, esce la nazione che giustamente de Gaulle non voleva in Europa perché parte strutturante del sistema imperialistico occidentale insieme agli Stati Uniti e alle multinazionali che controllano entrambi i paesi e che si fanno scudo della NATO.

Tuttavia il voto britannico mi pare offra altri due e più significativi risultati, il primo è che i conservatori non prendono voti o quasi in Scozia, Irlanda del Nord e Galles, ovvero son diventati il partito nazionalista inglese, una realtà con cui dovranno fare i conti in futuro, sia per un eventuale auto-smembramento del Regno Unito, sia perché è difficile governare uno stato quadri-nazionale senza alcun consenso nei tre quarti dello stesso, seppur strutturali e non demografici.

Il secondo e anche più interessante è che i lavoratori precari e i poveri, i dipendenti pubblici e i pensionati, come da decine e decine di interviste, hanno ripetuto che avrebbero votato laburista perché Corbyn voleva permettere loro di arrivare alla fine del mese e avere l’abbonamento gratis dei mezzi pubblici. Questo significa che le masse popolari, i poveri, al contrario dell’Europa continentale (con rare eccezioni principalmente in Francia con Melanchon e in Portogallo con il PCP) non sono costrette a votare le destre sociali per vedere difesi i loro diritti, ma possono votare a sinistra.

Ora non sappiamo che cosa accadrà nel partito laburista, l’auspicio è che tutti i liberal-liberisti che ancora vi vegetano dai tempi blairiani se ne vadano, si uniscano agli estremisti liberisti liberal-democratici e formino quel partito che nell’Europa continentale è rappresentato dalla socialdemocrazia (dal PD italiano alla SPD tedesca, a tutti gli altri), se non accadrà, sarà Corbyn e chi lo sostiene a dover fondare un nuovo partito di sinistra, perché, come hanno ripetuto con terrore gli anticomunisti di tutto il mondo, vedasi ad esempio il commento al voto della stimata politologa Annalisa Chirico che ha affermato: “Corbyn è un’autentica iattura: è un radicale antisemita, con un programma sovietico che mira a innalzare le tasse e a nazionalizzare tutto, dalle Ferrovie ai provider di Internet. Un incubo.”

D’altronde l’amico e compagno Carlo Formenti ricordava che: “Corbyn il rosso terrorizza il capitalismo inglese (e anche quello europeo e mondiale) presentando il seguente programma politico che un tremebondo Corriere della Sera illustrava: confisca del 10% delle azioni delle imprese con più di 250 dipendenti (da distribuire ai lavoratori); nazionalizzazioni a manetta (ferrovie, industria energetica, autobus, acqua); tasse al 45% per chi guadagna più di 80.000 sterline e al 50% per chi supera le 125.000; prelievo fiscale dal 19 al 26% per le imprese.”

Ancora, era Leonardo Clausi, sul Manifesto a ricordare che: “Una figura come quella di Corbyn pone una situazione inedita: per la prima volta nella storia della nazione inglese – istituzionalmente monarchica e moderata in politica interna, imperialista e filo Usa/Israele/Arabia Saudita in politica estera e filo-mercato in politica economica” avrebbe potuto avere “un primo ministro di simpatie repubblicane e socialista nel vero senso della parola, critico degli Usa, filopalestinese, statalista e campione del settore pubblico”, aggiungendo “tutti i livelli dell’establishment economico e finanziario stanno vivendo un autentico panico politico, stanno contemplando il rischio di vedere il loro mondo capovolgersi.”

Il mondo capitalistico britannico non si è capovolto, ma la chiarezza dei messaggi emersi è evidente, il blocco borghese ritiene che sia possibile vivere sulle spalle dei proletari, i proletari hanno capito che possono avere voce, avendo trovato una rappresentanza politica che, pur con tutti i limiti che tanti amici marxisti mi hanno segnalato, esiste. Piove a Londra e uragana con un po’ di neve sull’Europa continentale, ma oggi in fondo possiamo intravvedere un raggio di speranza.

prof. Davide Rossi