Il cuore malvagio di Macbeth sondato dalla psicoanalisi – La prima al LAC questa sera

Carmelo Rifici firma progetto e regia di Macbeth, le cose nascoste, riscrittura della tragedia shakespeariana.

Lo spettacolo debutta in prima assoluta al LAC giovedì 9 gennaio 2020 alle ore 20:30 (replica venerdì 10 alla stessa ora).

Foto: LAC

Un lavoro importante e delicato, esito di una minuziosa ricerca drammaturgica e scenica, realizzato anche grazie alla collaborazione con il Centro Teatrale Santacristina, luogo ideale per le prove che si sono successivamente completate al LAC; un lungo viaggio in cui Carmelo Rifici si è fatto accompagnare da Angela Demattè, sua fedele compagna di lavoro e scrittura, e da Simona Gonella qui in veste di dramaturg.

Carmelo Rifici

Un Macbeth in cui il personaggio del titolo si fa letteralmente in tre grazie a Tindaro Granata, Christian La Rosa e Angelo Di Genio, tutti Premi Ubu, le cui mogli/ladies sono incarnate da Elena Rivoltini (giovane attrice ne I Cenci di Giorgio Battistelli), Leda Kreider (che a breve vedremo al LAC in Scene da Faust di Federico Tiezzi) e Maria Pilar Pérez Aspa (già Polina Andreevna nel Gabbiano di Rifici) mentre il giovane Alessandro Bandini, recente vincitore del Premio Scenario, impersona gli sfortunati figli della tragedia scozzese. Gli attori tutti affondano nel magma archetipico che il Bardo fa affiorare nei personaggi delle streghe.

Il delicato compito di accompagnare la visione è affidato a Zeno Gabaglio, musicista e compositore già autore delle musiche di Gabbiano, Purgatorio, Ifigenia, liberata e all’artista Piritta Martikainen, finlandese di nascita e svizzera di adozione, autrice del video che esplora il legame tra natura e subconscio, tra passato e presente, immaginazione e realtà.

Angela Demattè

Tre anni dopo Ifigenia, liberata, Carmelo Rifici prosegue la sua ricerca sulla riscrittura dei classici e sugli archetipi dell’inconscio collettivo. Analogamente a Ifigenia, liberata, ma con una modalità che ne svela una rinnovata urgenza, Rifici cerca uno spazio di possibile condivisione tra attori e spettatori; se la filosofia è stata lo strumento che ha accompagnato il lavoro di analisi e lettura di Ifigenia, la psicoanalisi è quello che ha accompagnato la genesi e il farsi del Macbeth.

Il progetto si è sviluppato anche attraverso a delle vere e proprie sedute di analisi, guidate da Giuseppe Lombardi, psicoanalista junghiano, e Luciana Vigato, psicoterapeuta. Ciascun attore è stato invitato a riflettere sui temi suggeriti dalla tragedia shakespeariana in relazione al loro vissuto. Il materiale raccolto è diventato materia viva della scrittura drammaturgica. Vedremo lo psicoanalista e parte delle sedute su un grande schermo che abita, insieme a pochi altri elementi, lo spazio scenico disegnato da Paolo Di Benedetto ed illuminato da Gianni Staropoli, che per il suo lavoro di light designer ha appena ricevuto il terzo Premio Ubu. Margherita Baldoni è l’autrice dei costumi di ispirazione contemporanea.

LAC – FotoStudio Pagi

“Il progetto – ha dichiarato Carmelo Rifici – prevede tre parti: la prima consiste in un’analisi degli attori coinvolti nello spettacolo. Dai loro lati “nascosti” si passa al lavoro sui personaggi: Macbeth vuole scoprire che cosa c’è oltre le cose conosciute, vuole distruggere il senso delle cose. Prima di lasciarglielo fare era importante entrare nell’universo privato dell’attore. La terza parte è invece legata al mondo infero delle streghe, Ecate, il mare nero nel quale nuota inconsapevolmente la collettività, la comunità degli uomini. Il mare nero ci spaventa e ci seduce, senza però la sapienza antica delle streghe saremmo persi, saremmo uomini senza inconscio: un’ipotesi di futuro terribile che speriamo di non vedere mai.”

Macbeth, le cose nascoste è prodotto da LAC Lugano Arte Cultura e coprodotto da Teatro Metastasio di Prato, TPE – Teatro Piemonte Europa, ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione, in collaborazione con Centro Teatrale Santacristina.