Il Duomo di Milano, un cantiere senza fine – Intervista ad Achille Colombo Clerici

Sabato prossimo RAIuno visitera’ il Duomo di Milano, salendo sul tetto e tra le guglie, con Alberto Angela accompagnato dall’étoile, il ballerino Roberto Bolle.

Foto Pixabay

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Intervista flash al presidente di Assoedilizia e di Amici di Milano Achille Colombo Clerici

Può fornirci qualche dato storico e tecnico?

Il Duomo di Milano, monumento simbolo del capoluogo lombardo per superficie è la quarta chiesa d’Europa, dopo San Pietro in Vaticano, Saint Paul’s a Londra e la cattedrale di Siviglia. Con 11.700 m² di superficie in pianta e 440.000 m³ di volume è la chiesa più grande d’Italia.

Gianantonio Borgonovo, Arciprete del Duomo di Milano con Armando Torno e Achille Colombo Clerici

La costruzione inizio’ nel 1386, ma le ultime guglie e decorazioni architettoniche vennero realizzate nel XIX secolo. Le porte in legno vennero sostituite dalle attuali in bronzo addirittura nel dopoguerra.

In totale il Duomo conta 3400 statue, di cui 2300 esterne, innumerevoli altorilievi, 96 giganti sui doccioni, 135 guglie tra cui il Guglione ( la guglia maggiore) che regge la statua della Madonnina a 108,50 metri dal suolo.

Negli anni ’60 l’inquinamento atmosferico, l’abbassamento della falda freatica e le vibrazioni del traffico della vicina linea della metropolitana, unite al degrado naturale dei materiali e ad alcuni errori nella costruzione, portarono a una grave situazione di rischio, che minò seriamente la stabilità dei quattro pilastri che reggono il tiburio. Il restauro statico venne concluso nel 1986 in occasione del seicentenario della costruzione.

Ancor oggi la manutenzione della cattedrale è affidata alla Veneranda fabbrica del Duomo i cui interventi sono continui tanto da far nascere l’espressione milanese “Longh comm la fabrica del Domm”, per significare qualcosa di interminabile.

In che cosa sono consistiti i restauri del Guglione e delle altre guglie?

Le guglie sono soggette ad un fenomeno di lenta, ma progressiva obsolescenza: il marmo di Candoglia, un carbonato di calcio delicatissimo, si consuma per l’inquinamento, e per l’escursione termica di oltre 70 gradi. Il degrado è particolarmente sensibile sulla Guglia Maggiore.

La Fabbrica non “restaura” propriamente: sostituisce intere parti del Duomo, tanto che all’esterno, si dice, non ci sia più nulla di “originale”. La bravura della Fabbrica è di avere maestranze capaci di riprodurre fedelmente ogni dettaglio, statua, ornato. In un certo senso è ancora un cantiere medioevale in epoca moderna.

Qualche anno fa per i lavori di restauro del Guglione venne usata una gigantesca gru. Qual era la sua funzione e quali sono i dettagli della struttura?

La gigantesca gru e’ stata di per se stessa un intervento straordinario: lunga 160 metri, è una delle più imponenti macchine di questo tipo disponibili in Italia. Anche nei lavori del passato non ci sono stati macchinari di tale rilevanza: l’anno precedente era stata usata un’altra gru alta “appena” 106 metri.

Tutto ciò è giustificato dagli spostamenti (“tiri” come li chiamano in cantiere) di materiali (in particolari ornati e lastre di marmo di Candoglia) che devono essere portati sulla Guglia maggiore.