Addio allo storico Giampaolo Pansa | Ci ha insegnato che la Storia non è “dogma”

Storico e giornalista, Giampaolo Pansa si è spento a Roma all’età di 84 anni. Assistito dalla moglie, la scrittrice Adele Grisendi, era stato toccato dal lutto nel 2016 del figlio Alessandro, ex amministratore delegato di Finmeccanica, morto a 55 anni. Un dolore dal quale lo scrittore non si era mai ripreso.

Piemontese, nato a Casale Monferrato, si era sempre distinto per ricerche storiche personali, formulate da un pensiero personale, portato avanti distintamente, anche quando si era trovato nella difficile situazione di essere controcorrente. Allievo di Alessandro Galante Garrone, esordì nel giornalismo con La Stampa, passando da Repubblica a l’Espresso (con il quale entrò in contrasto con la linea editoriale), collaborando poi dal Giorno, al Messaggero, al Corriere della Sera, al Libero, Il Post Internazionale e Panorama.

Gli era costata l’accusa di “revisionismo storico” l’aver indagato i crimini dei partigiani compiuti dopo il ’45, nel libro Il Sangue dei Vinti, (2003) poiché la Storia è Storia, ma se la si vede come plurima forma di consistenti e sussistenti polisemiche verità, per alcuni non è più storia ma soltanto politica e, come tale, ecco che accende la scintilla per dibattiti e polemiche.

Autore di innumerevoli saggi, pamphlet, indagini su “la guerra sporca” di partigiani e fascisti, sulla guerra civile italiana, sulla tragica situazione storico-politico-socio economica in cui l’Italia – e volenti o nolenti non lo si può negare – ha sempre versato dalla Prima Guerra Mondiale, al secondo Dopo Guerra. Indagatore serrato e dinamico di Destra e di Sinistra, Giampaolo PAnsa lascia un incolmabile vuoto nel panorama culturale italiano, in termini di cultura. E di dibattiti.

Giampaolo Pansa ci ha senza dubbio insegnato che la Storia tratta di eventi e di fatti, non di verità dogmatiche fideistiche,  poiché in quanto Storia, tratta di uomini e non di dei.