In Emilia Romagna vince Bonaccini. Un commento da sinistra – Professor Pietro Ichino

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Il professor Pietro Ichino, grande esperto di diritto del lavoro, è una importante personalità della sinistra.

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Bene la vittoria di Bonaccini; ma i moltissimi voti per Lucia Borgonzoni sono l’espressione di un Paese che ha vissuto per mezzo secolo spendendo più di quanto produceva, insofferente verso chi gli propone di smettere di farlo

dal portale www.pietroichino.it

Dai primi exit-poll sembra che in Emilia Romagna il centrosinistra di Stefano Bonaccini, sia pure per un soffio, stia vincendo. Questo primo commento, però, sarebbe identico se alla fine il risultato fosse quello inverso. Il fatto politico rilevante non è la manciata di voti che fa pendere la bilancia a favore dell’una o dell’altra parte: è invece il fatto che il leader di un partito con radici maggioritarie profondissime nella regione, che può vantare decenni di buon governo, con risultati economici e sociali di prim’ordine, possa vedersi contendere efficacemente la vittoria elettorale da una sconosciuta, la quale non ha neppure sostanzialmente fatto la campagna elettorale.

Il fatto politico rilevante è che sulla scelta elettorale del governo regionale possano avere un’influenza determinante non la valutazione di quanto è stato fatto e/o la prospettiva di quel che potrà farsi su questo piano, bensì temi che si collocano su un piano diverso. Quali? Le ansie originate dalla globalizzazione, o dall’immigrazione irregolare? In qualche misura certamente. Ma azzardo l’ipotesi che a far la differenza rispetto al resto dell’Occidente sia la peculiarità di un Paese che ha vissuto per mezzo secolo spendendo più di quanto produceva e che non intende smettere di farlo; donde il rancore diffuso contro qualsiasi messaggio politico – venga esso da sinistra o da destra – tendente a mettere il Paese stesso di fronte alle sue responsabilità, ad avvertirlo che occorre rinunciare al “pasto gratis” di cui ha goduto fin qui.

La metà dell’elettorato che ha votato per Lucia Borgonzoni preferisce di gran lunga sentirsi dire che il pensionamento a 60 anni, o magari a 58, è un diritto acquisito; che altrettanto acquisito è il diritto al generoso ombrello militare americano; che sono solo i burocrati dell’UE a chiedere, irragionevolmente, la riduzione del nostro debito pubblico di 2400 miliardi. Questo è il problema: abbiamo bisogno di picchiare ancora la testa contro la realtà, come è già accaduto, per convincerci di quanto essa (intendo la realtà) sia dura.

prof. Pietro Ichino