Comportamenti incivili: Orwell 1984

di Vittorio Volpi

In alcuni paesi è diventato ordinario l’uso di tecnologie innovative da parte delle autorità che sono al limite dell’accettabile o del proibito. In particolare la tecnologia detta “facial recognition”, ovvero il riconoscimento/identificazione facciale, in tempo reale,  che permette di vedere e giudicare il comportamento di ognuno, presente o passato. Una specie di ”grande fratello” con un occhio costantemente puntato e che non rispetta alcuna privacy dell’individuo, anche se talvolta a fin di bene.

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Nell’interesse della comunità è concessa l’identificazione ed eventualmente una punizione per chi non rispetta le regole.

Il problema è, lo si può immaginare, che le autorità si comportano come il grande fratello di  “1984” di George Orwell, anche grande autore della “Fattoria degli animali” e di un bellissimo “Omaggio alla Catalonia” che ben descrive cosa sono i modelli totalitari ed in particolare del comunismo in Spagna, dove Orwell fu reporter, per poi tornare ferito in Inghilterra.  Orwell aveva ben prefigurato le pecche dei regimi totalitari e quanto la tecnologia li avrebbe resi invasivi alla ennesima potenza.

Ci offre un esempio banale la giornalista Ami Qin in un interessante articolo “chinese city uses facial recognition…”( una città della Cina usa tecnologia per identificazione facciale) . La Qin scrive che nella città di Suzhou in Cina, 6 milioni di abitanti, le autorità locali hanno usato la tecnologia di “riconoscimento facciale” per umiliare dei cittadini che escono di casa con il pigiama e girano per le strade così agghindati anche per fare shopping. Le autorità hanno ragione ad educarli, ciò vale anche per altri paesi dell’Estremo Oriente perché violano l’etica  pubblica,  ma dove si esagera è nell’usare la tecnologia per additare “i colpevoli” al pubblico ludibrio..

L’episodio però è stato criticato per l’uso improprio della tecnologia che metteva in croce i poveracci con il pigiama.  C’è stata una sollevazione per l’accaduto e le autorità hanno prontamente chiesto scusa per il loro operato. Anche il giornale “Sina Weibo” – apparentemente –  ha ammonito che il riconoscimento facciale deve essere usato “con cautela”. È un esempio banale, ma anche da noi l’uso di queste tecnologie digitali si sta espandendo a macchia d’olio. Giusto? Sbagliato? Certamente come possiamo osservare dalla cronaca nera, l’utilità delle telecamere risulta essere utile, quasi indispensabile, ma al contrario,  l’utilizzo del riconoscimento per scopi diversi,  è molto discutibile.

In alcune città degli Stati Uniti per esempio, tale tecnologia è vietata e vista negativamente, essendo considerata  una specie di  “totalitarismo digitale”. Occorrerebbe  a questo punto una discussione profonda con i cittadini sui diritti della privacy. Oggi, prima che sia tardi, si devono stabilire quali siano i limiti dello Stato ed allo stesso tempo, anche approfondire i comportamenti dei governi, della politica.

Non dobbiamo aspettare Wikileaks, ad esempio, che ci riveli cose che avremmo il diritto di sapere ufficialmente in quanto cittadini.

In Giappone per esempio ogni giorno i maggiori quotidiani pubblicano il carnet di visite, non solo del  Primo Ministro, ma anche dei ministri di maggior rilievo. Questi politici in fondo lavorano per noi e pure li paghiamo. . Perché secretare così tanto? Non abbiamo diritto di sapere cosa si dicono due “papaveri” da noi eletti e che in teoria ci rappresentano durante i loro incontri politici/burocratici? Perché non ci vogliono informare?

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Proseguendo sull’argomento,  ho visto spesso in questi giorni la pubblicità televisiva di Apple in merito alla privacy. Interessante perché più o meno dice questo: il vostro telefono contiene più informazioni di quello che avete in casa, tutti i vostri segreti. Noi di Apple vi proteggiamo.

Il messaggio è molto criptico, ma chiaramente  politico. È sicuramente mirato a Huawei. In modo subliminale vuole dire “non comprate cellulari/ipad cinesi”.

Siete in pericolo perché rischiate che i vostri dati con la tecnologia 5G siano a disposizione dei cinesi… È una tesi controversa perché anche con apparecchi Huawei, se le nostre conversazioni sono criptate, non corriamo alcun pericolo.

Cosa ci fa capire tutto questo? Che è in atto una tremenda  guerra commerciale USA-Cina e che è solo all’inizio:  senza esclusione di colpi. Vedasi la richiesta USA al Canada di estradare la figlia del fondatore di Huawei, rea, secondo Washington di aver venduto prodotti/componenti “made in USA” a paesi sotto embargo.

E di più.  L’Inghilterra al traino degli USA sta approntando una legge che  fissi un tetto ai prodotti Huawei venduti nel Regno Unito. Una quota di fatto.

Un amico, Gerry Yang, nato a Taiwan e fondatore di Yahoo, parlando dei suoi nonni, saggezza cinese, mi confidava quanto gli dicevano “ti auguriamo di vivere in momenti di cambiamenti”.. Quando tutto cambia è più facile cercare successi…

E  non c’è dubbio che siamo in un secolo di grandi cambiamenti e stravolgimenti:  che però noi cittadini dovremmo cavalcare e non solo subire….