Riccardo Pasqualin rievoca Vittorio Barzoni, intellettuale dissidente alla fine della Serenissima

Lonato, Brescia, 1797. L’invasione napoleonica e la caduta della Serenissima, in successione alla Rivoluzione Francese, sono una pugnalata piombante sugli ideali conservatori e anti tirannici al contempo (no, non è un ossimoro), del letterato e scrittore politico Vittorio Barzoni, allora ventenne.

Riccardo Pasqualin, dottore con Lode in Lettere Moderne a Padova, ha pubblicato diversi saggi in varie riviste di storia, e negli ultimi anni ha organizzato alcune conferenze presso il Museo Storico della Terza Armata di Padova.

Riccardo Pasqualin, classe 1992, laureato con lode in Filologia Moderna a Padova, ricostruisce con straordinaria determinazione ed efficacia le vicende del suo connazionale veneto, vissuto duecento cinquantanni or sono, contemporaneo di grandi nomi ed altrettanto altere personalità quali Ugo Foscolo e Melchiorre Cesarotti.

Di due anni maggiore di Napoleone Bonaparte, il letterato bresciano ha l’ardore, che l’autore del saggio storico giustamente noma “leonino” d’opporsi al titano dei suoi tempi, prima con la dichiarata opposizione, che gli costa anche una condanna a morte in contumacia, scampata con l’esilio, poi con libelli anonimi, di pronto successo contro il regime tirannico.

Vittorio Barzoni, personaggio ingiustamente poco noto all’Italia (a differenza che al Veneto), vede la caduta della Serenissima, poi fugge a Firenze e a Vienna, dove è tradito suo malgrado dalla polizia austriaca ed è quindi costretto a ripararsi a Malta, dominio della “libera Inghilterra”. Da qui, sovvenzionato dagli inglesi, scrive, sogna, combatte.

Il Leone di Lonato – di Riccardo Pasqualin

Riccardo Pasqualin con garbato ardore e metodo scientifico fa emergere dal suo saggio non già storia pura e avvolgente, ma, oltre alle opere del Barzoni riportate e analizzate nella seconda parte del libro, scene vivide e pulsanti, come quella in cui il ventenne Ugo Foscolo, all’epoca ancor sostenitore di Bonaparte, ma già anti tirannico, conficca il pugnale su una balaustra della platea dei municipalisti, accusando il Barzoni d’esser sostenitore “dei tiranni conservatori”. Un bonapartista anti tirannico, un conservatore egualmente anti tirannico che, ben prima del poeta, scoprì “la vera natura” del Bonaparte. Ossimori solo apparenti, poiché la Storia, in realtà, è ben più variegata di quanto il popolo la possa intendere e solo studiandone le mille sfumature, ci si addentra, come nel riflesso della luce d’un diamante, nella maravigliosa, struggente e terribile avventura che i suoi protagonisti vissero. Vittorio Barzoni fu tra codesti protagonisti, mirabile, ed egli rivive, nelle pagine del dottor Pasqualin con straordinaria passione e vitalità.