Italia: società signorile di massa – di Vittorio Volpi

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Se un marziano arrivasse in Italia, se ne tornerebbe sul pianeta rosso confuso. Fra la narrativa corrente di un paese di disoccupati e poveri e quella invece di una realtà di finti poveri che invece vivono benissimo (Berlusconi: tutti si lamentano, ma i ristoranti sono tutti pieni!),  giunge a fare chiarezza uno scritto che ci aiuta a capire come stanno le cose. Il titolo apparentemente banale di un libro di un sociologo di prima qualità, Luca Ricolfi. Un’analisi del problema Italia ben documentata, mai improvvisata che dovrebbe essere lettura “obbligatoria” per tutti quelli che si occupano di futuro, della nostra vita attuale e dell’avvenire:  e non riguarda solo l’Italia…

La ricerca di Ricolfi è supportata dall’eccellente lavoro della Fondazione David Hume, la quale ha evidenziato perché in Italia i giovani non hanno lavoro, non hanno prospettive, ma in genere vivono bene, anzi, se la spassano pure in modo “signorile” (un Eden), ovvero con consumi e comportamenti “opulenti” che non hanno pari confrontati con altri paesi europei. Si divertono con viaggi di un certo livello, consumi di qualità senza troppo preoccuparsi e, sostiene lo studio, soprattutto senza partecipare alla creazione della ricchezza, cioè, lavorare!

La domanda che Ricolfi ci  pone e si pone è come sia possibile che per ora tutto funzioni, tenendo conto dei seguenti fattori:

  • L’Italia è il paese dove gli occupati sono il più basso numero d’Europa. Lavora solo il 39.9% degli italiani a fronte di un 52.2% che non lavora. È un dato incredibile e crescerà in vista dei pensionamenti e della bassa natalità (1.35) contro l’indicazione OCSE di almeno 2 figli per poter mantenere il livello presente della popolazione. Sempre meno cittadini giovani ed il rischio è di inceppare il meccanismo che crea i fondi per le pensioni, la sanità e l’educazione pubblica. È un fenomeno reversibile la bassa natalità? Probabilmente no, aiuterebbe certamente a compensare una “buona” immigrazione, ma non sembra essere il modello che si sta seguendo.
  • La produttività e la crescita economica non aiutano. I dati confermano che il paese è il fanalino di coda della UE e la mancanza di una buona politica economica/industriale ad hoc aggrava ancora di più la situazione. Nell’immediato c’è poco da sperare che il tutto cambi; inoltre i giovani bravi e volonterosi prendono la strada dell’estero verso il cammino della speranza.
  • L’armata di riserva dell’Italia (gli immigrati) fa i lavori sottopagati, con scarso valore aggiunto e che gli italiani non vogliono più fare.  Ricolfi li definisce “l’infrastruttura paraschiavistica” che aiuta a far girare il sistema che altrimenti si bloccherebbe (7.9% dell’occupazione).
  • Il pilastro che regge il modello Italia (modello è un parolone…) è la grande ricchezza accumulata dalle due generazioni precedenti. Una “rendita” (un surplus) fatta di pensioni, case di proprietà, risparmi accumulati che consentono alla “classe signorile di massa” di campare (i giovani) senza eccessive preoccupazioni o sacrifici.

Una domanda sorge spontanea, cioè “fino a quando questo modello, basato prevalentemente sulla rendita e non sul lavoro potrà continuare”? La Costituzione non poneva come assioma che la Repubblica fosse fondata sul lavoro?

In sostanza il modello “società signorile di massa” si regge sul lavoro di una minoranza con l’appoggio delle rendite (pensioni, ricchezze e risparmi accumulati) e dei trasferimenti statali, come il reddito di cittadinanza ad esempio e  si basa su  3 condizioni che lo verificano :

1- il numero degli italiani che lavora è di gran lunga superiore a quelli che non lavorano

2- l’accesso ai consumi opulenti da parte dei cittadini che non lavorano è diventato di massa

3- il sovraprodotto (PIL) ha cessato di crescere, soprattutto dal 2008 con una conseguente stagnazione economica che se prolungata può significare declino economico.  Siamo dunque di fronte ad un grave fenomeno epocale che non sembra per ora avere una soluzione in vista.

Potrebbero esserci quindi due alternative divergenti.

Quella buona è che una serie di circostanze endogene o esterne diano una scossa al sistema e quindi portino di nuovo alla crescita, dinamismo, stimoli e quindi nuovo slancio. E questa è la speranza.

Oppure, la soluzione negativa, che si continui così, dilapidando le “rendite” (il surplus), impoverendo il paese, minando la pace sociale in un mondo instabile.

L’autore ha definito questa ipotesi (negativa) come un processo di “argentinizzazione” (riferimento all’Argentina) che chi segue i casi del mondo riconosce.

La “società signorile di massa”, questo splendido saggio, è degno di riflessione e non vale solo per gli italiani, ma anche per altri paesi UE,  e non solo, che vivono alla giornata senza rendersi conto di ciò che è e ciò che potrebbe essere.

È chiaro che la seconda ipotesi (negativa) spaventa, tenendo conto che l’economia  è in fase di traslazione verso Oriente e che il quadro dell’UE è pessimo, vedere Brexit.

Ricolfi è la solita Cassandra di turno? Non sembra e perciò è lecito domandarsi che futuro si prospetta per i nostri figli?

Vittorio Volpi