“Ora Lugano è la mia nuova casa” – Nadia Ghisolfi intervistata da Francesco De Maria

Dell’assemblea elettorale del PPD al Capannone di Pregassona hanno parlato a lungo i giornali e i portali. I colpi di scena antecedenti (le voci su Lombardi, le dimissioni improvvise del presidente), l’affollamento dei delegati, l’ansia di contarsi, l’incertezza dell’esito, l’esclusione di Sara a sorpresa, le lacrime. Sono rimasto lì per tre lunghe ore a cercar di capire, a parlare con la gente.

Nadia Ghisolfi,  non proposta dalla Commissione cerca, è stata scelta, con altri cinque, dall’assemblea. Un’intervista la merita certo, e già quella stessa sera avevo deciso di proporgliela. Ora l’abbiamo realizzata e la pubblichiamo oggi. Il lettore non si aspetti misteri tenebrosi o rivelazioni eclatanti. Alle domande Nadia Ghisolfi risponde in modo semplice e logico; è lieta di poter competere, per sé e per il suo partito, in fondo era tutto ciò che chiedeva.

Un’intervista di Francesco De Maria.

Nasdia Ghisolfi  Credo che l’esperienza maturata in 12 anni di legislativo cantonale, toccando da vicino temi che hanno un impatto importante anche e proprio a Lugano, nonché l’attività maturata in qualità di responsabile regionale del sindacato transfair, partner sociale delle aziende della Confederazione e con sede nel luganese, mi hanno permesso di conoscere da vicino le problematiche, le necessità e le virtù della realtà luganese. Il mio trasferimento a Lugano non è mai stato legato a un’opportunità politica, bensì a ragioni esclusivamente personali. Come sempre fatto in passato, credo in quello che faccio e lo porto avanti in maniera concreta. Con questo spirito mi metto a disposizione, e vorrei impegnarmi e portare le mie esperienze nell’esecutivo di Lugano. Credo infine che forse un approccio anche di una persona “nuova”, ma con qualche esperienza nella cosa pubblica, possa dare un contributo innovativo e diverso alla gestione di Lugano, che secondo me necessita di nuove energie e visioni. E’ un polo troppo importante per il cantone tutto.

Quando lei ha manifestato la sua disponibilità a correre per il municipio pensava che sarebbero sorte delle difficoltà?

Alcuni rappresentanti della commissione cerca hanno chiesto la mia disponibilità a candidarmi. Ho valutato attentamente la proposta, considerando diversi aspetti, i miei impegni lavorativi, politici e familiari. Ho riflettuto sulla situazione del partito a Lugano e su quello che potevo apportare alla lista. Ho dato la mia disponibilità solo dopo aver valutato e ponderato tutti questi aspetti. Le difficoltà che sono seguite fanno parte del processo democratico di selezione di una lista, anche perché chi è davvero attivo in politica di solito non fa mai l’unanimità, salvo non prendere mai posizione. In parte comprendo un poco di fastidio da parte di alcuni a pensare che una persona a Lugano “da solo dieci mesi” possa occuparsi della città. Io credo che i problemi siano problemi ovunque, così come la visione, la mia energia, la mia linearità sono ciò che desidero offrire alla città che mi ha accolto. E mi creda, le periferie su tutto: l’aggregazione deve essere vera e vissuta secondo me.

La vicenda – che è finita sui giornali e sui portali – si è risolta con il voto al Capannone. Non sarebbe stata possibile una soluzione concordata, che accontentasse tutti?

L’Ufficio presidenziale luganese del PPD ha agito in modo autonomo. Hanno adottato una strategia che rispetto e alle cui regole mi sono attenuta sin dal principio. Queste prevedono che la scelta della lista venga fatta dalla base, quindi dall’Assemblea, e come gli altri candidati ho accettato di sottopormi al voto della stessa.

Alcuni hanno commentato: “una donna ha buttato fuori una donna”. Secondo me le cose non sono andate affatto così. Ma lei mi può dare la sua lettura…

Come gli altri candidati, sono stata proposta e ho avuto la possibilità di presentarmi e motivare la mia candidatura di fronte all’Assemblea, che poi aveva la piena e libera possibilità di votare da uno a sei candidati (il settimo posto era riservato al candidato dei Verdi Liberali). C’erano sette candidati per sei posti; sapevamo a priori le regole del gioco ed abbiamo accettato di presentarci, consapevoli che uno o una di noi sarebbe rimasto fuori. Mi dispiace molto per Sara e per tutto quello che ha dato al partito, ma dire che l’abbia fatta fuori io è semplicemente falso o magari confortevole per fare notizia. Forse si sarebbe potuto gestire meglio e in anticipo la cosa, ma questo non rientra nelle mie competenze e responsabilità.

Adesso c’è pace? Tutti al lavoro d’amore e d’accordo per il bene del partito?

Penso che ognuno di noi, con le proprie peculiarità e i propri momenti di confronto, in realtà non abbia mai smesso di agire per il bene del partito, che è chiamato a un’importante sfida a Lugano. Io per carattere sono persona positiva, sorridente, determinata e orientata all’obiettivo. Lo ribadisco, specialmente le periferie di Lugano mi stanno molto a cuore, so bene per le mie esperienze precedenti quanto sentirsi parte di una grande città, tutti assieme, sia cruciale.

I rossoverdi si uniscono e vanno crescendo; e la destra populista non è debole. Perciò il centro è soggetto a una forte pressione. Stiamo vivendo il tramonto del centro? Del PPD ? Del PLR ?

Stanno cambiando determinate dinamiche e in Ticino alle ultime elezioni partiti ritenuti più piccoli si sono imposti in maniera importante. Le sfide alle quali siamo confrontanti e la pressione, penso in particolare a quella nel mondo del lavoro, richiedono delle risposte decise e concrete. A volte temo che i partiti di centro abbiamo il problema di essere compresi dal popolo che vota, rispetto a apparenti risposte urlate. E’ difficile governare o cercare di farlo con concretezza e realismo, nel breve sembra quasi non pagare. Ma io personalmente ne ho fatto un tema della mia vita politica, non desidero rinunciarci, consapevole che questo può costarmi un’elezione. Ma la coerenza è un principio troppo importante per me.

Lei come sindacalista appartiene alla sinistra del suo partito?

Sia nel sindacato che nel partito mi impegno per i lavoratori e per i ticinesi. Non credo che questo abbia un colore politico. Magari sarebbe giusto dire che ho una sensabilità sociale, allora sì in questo mi riconosco.

Se in qualità di municipale lei dovesse sovrintendere alla mobilità cittadina (PVP, trasporti urbani) quali sarebbero i suoi concetti di base?

Sicuramente sarei a favore di un rafforzamento del trasporto pubblico e dei mezzi elettrici o ibridi, o ad ogni modo per un concetto di mobilità sostenibile. Ritengo inoltre importante analizzare in dettaglio come la gente si sposti e quando, soprattutto dopo che verrà introdotto il nuovo servizio di trasporto pubblico grazie alla galleria di base del Ceneri. So che le risposte devono essere brevi, ma questo è un caso che merita di essere studiato per dare risposte reali.

Quanto è verde Nadia Ghisolfi e quanto è verde il PPD di Lugano? Mi suggerisca un bel progetto per la Lugano verde.

Ognuno di noi deve rendersi conto delle sfide dell’ambiente ed essere un po’ più attento all’ambiente ed al cambiamento climatico nel proprio quotidiano. Personalmente ho portato avanti delle scelte quando mi si è presentata l’occasione (per es. ho recentemente cambiato l’auto e ho optato per una elettrica ed ho rinunciato al consumo di carne). Dev’essere una questione che esula dalla mera politica. I progetti per la Lugano verde devono essere tanti e diffusi su tutto il territorio cittadino e nei quartieri, a partire come detto prima da incentivi per il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile. Importante creare, ricreare e valorizzare spazi verdi anche in centro, anche per soddisfare le esigenze di zone d’ombra nei periodi estivi che permettono di combattere le isole di calore. Attenzione particolare deve essere data anche ai sistemi di riscaldamento e per l’approvvigionamento di elettricità, favorendo le energie rinnovabili (solare, idroelettrico) senza dimenticare il risanamento degli stabili esistenti e i criteri per le nuove costruzioni.

 Senza un aeroporto con voli di linea Lugano sarebbe una città di serie B ? Come salvarlo dal declino? Mi faccia un pronostico ragionato sull’esito dei due referendum (il cantonale va alle urne il 26 aprile).

Fatico a legare Lugano alla serie B per definizione, ma verrebbe a mancare un importante tassello (che già esiste!)  per permettere di mantenere e creare tutta una serie di investimenti e sviluppi ulteriori. Partendo dai dipendenti che perderebbero il loro posto di lavoro ed arrivando al fatto che tutta una serie di servizi ed opportunità verrebbero a mancare (scuole, formazione, voli privati e turistici, ecc).  È necessario, in questo settore come in altri, pensare a rafforzare il partenariato pubblico-privato, grazie al quale si possano trovare soluzioni a beneficio di tutta la comunità. Sul risultato del voto: spero vinca la ragione e il pensare al futuro, ho la sensazione che anche qui il tema sia oggetto di molta retorica e populismo.

Come condurrà la sua campagna elettorale? Organizzerà eventi? Ha coniato uno slogan accattivante?

Sto pianificando alcuni eventi nei quali spero di avere la possibilità di conoscere nuove persone e sentire e raccogliere impressioni, riscontri e necessità. Cercherò poi di partecipare agli incontri ed eventi che già si svolgono nel territorio, ed essere a disposizione di chi vuole conoscermi, contattarmi e coinvolgermi. A me piace ascoltare, capire, e poi farmi una mia opinione. Non ho concetti preventivi, ma molta voglia di fare. Non appartengo a caste, gruppi di potere, famiglie. Sono una persona semplice che lavora per la cosa pubblica perché mi piace. E ora Lugano è la mia nuova casa.

Esclusiva di Ticinolive