Appartenersi , il teatro come esperienza di vita e comunità: esempi italiani

di Cristina T. Chiochia

L’Italia patria accogliente di quel senso di “appartenersi”, del teatro come esperienza di vita. Che sorprende e continua ad offrire ottimi spunti ed esempi di buone pratiche, nazionali ed internazionali. Approderà nella regione della Liguria in Italia dal 29 Febbraio 2020 al 1° Marzo 2020, il progetto “Il mio teatro è la mia città” con esperienze di teatro e cittadinanza – Audience engagement in Italia e in Europa . Il teatro come esperienza comunitaria per due intere giornate di studio a Sori e Camogli, con incontri al pubblico ed incontri internazionali.Il teatro come spazio pubblico ideale quindi, come focus su percorsi artistici che si inserisce in nuove forme, altre esperienze.Il mio teatro è una città , ideato da Sergio Maifredi, scritto da Gian Luca Favetto prodotto da Teatro Pubblico Ligure e organizzato da Teatro Pubblico Ligure e Fondazione Teatro Sociale di Camogli, in collaborazione con il Goethe Institut Genua ed ha ricevuto il riconoscimento della Compagnia di San Paolo come progetto Open Lab.

Un convegno  che vuole essere, come recita il comunicato stampa “un focus, il primo a livello nazionale, che parte dal percorso artistico costruito con Atlante del Gran Kan in Italia, percorso che si inserisce nel solco di altre esperienze europee: pensiamo ai Rimini Protokoll con il progetto 100% Berlino, premiati con il Premio Ubu nel 2018 e ad Jens Hillje, con il suo lavoro alla Schaubuhne prima e al Maxim Gorki Theater di Berlino ora, per cui ha ricevuto il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia 2019), e a Milo Rau, direttore e regista del NT Gent Theater di Gand in Belgio dove in marzo metterà in scena Lam Gods, un grande progetto che coinvolge la comunità di Gent attorno alla celebre pala d’altare raffigurante l’Agnello Mistico dei fratelli Hubert e Jan van Eyck, in un affascinante percorso di teatro di comunità”.

Altro ottimo esempio di teatro, come esperienza di vita in Italia è stato quello proposto due settimane fa, presso FE:fabbrica dell’esperienza. Infatti, “fe” in spagnolo significa fede, fiducia, speranza, questo posto, fabbrica dell’esperienza è un centro di ricerca, formazione e creazione artistica. E’ nato dall’incontro di diverse realta’ artistiche che collaborano perche’ hanno una visione comune. L’arte come esperienza dal teatro del gruppo “Comuna Baires”, nato alla fine degli anni 60 in Argentina, paese da cui tutti i fondatori provenivano e che fu un gruppo di ricerca teatrale celebre, grazie al suo fondatore, a cui oggi è dedicata la sala di FE, Renzo Casali.

Il teatro come spazio pubblico ideale quindi, come focus su percorsi artistici che si inserisce in nuove forme, altre esperienze. Un bellissimo esempio quindi spettacolo “Katie’s tales” in lingua originale inglese, monologo di e con Agnieszka Kazimierska, membro dell’Open Program fondato da Grotowski e Richards in Toscana a Pontendera, con la regia di Mario Biagini. Un microcosmo di personaggi con un’unica voce narrante, quella della protagonista che, sola in scena, all’ombra dei ciliegi ideali nella sua mente, evoca visitatori e una storia attorno ad una sedia ed un tavolo, la sua storia. Di abito, mantello, sciarpa e ricordi. Una donna sola. Che padroneggia il senso della “S”toria in rapporto alla sua “s”toria personale e la rende fitta di non detti, di canzoni, di fisicità quasi “clandestine” incarnando, quasi invitando il pubblico (in una sala da tutto esaurito ma silenziosa ed attenta) ad innamorarsi, quanto lei del suo innamorato.Lo spazio scenico come una quinta, non quarta parete del teatro: per appartenersi, per non separare il pubblico ed il palco con l’ artista. Sensazione che si è percepita e confermata, assistendo a uno spettacolo nella sala Renzo Casali appunto.

Sensazione non solo dovuta per il luogo fisico in cui ci si trovava ma anche  perchè aveva qualcosa di inclusivo lo stare lì: il senso di celebrare una grande festa comunitaria insieme, in cui era anche possibile non riconoscersi, ma in cui non ci si sentiva estranei, in modo accogliente, caldo, luminoso, inclusivo. Per questo spiega, Irina Casali figlia del maestro è uno spazio aperto, aperto alla città per eventi, aperto per gli spettacoli,conferenze e workshop e che non riceve alcuna sovvenzione.  Esempi internazionali di teatro italiano perchè, in fondo, il teatro, è o dovrebbe essere, la città di tutti.