La crisi dell’aeroporto e i referendum. “L’asso nella manica è diventato il due di picche” – Nicola Schönenberger intervistato da Francesco De Maria

Il titolo fa riferimento al famoso studio dell’Università di san Gallo (v. intervista)

Che cosa ci interessa? Ci interessa proporre e gestire un dibattito:  A) sull’aeroporto e sui due referendum  B) sulle elezioni comunali a Lugano (ed eventualmente in altri comuni). 

I temi, ovviamente, interagiscono e si intrecciano.

Noi non abbiamo voti da arraffare o soldi da guadagnare (per nostra somma fortuna). Tutti coloro che partecipano al dibattito con un contributo personale (rossi, verdi, bianchi o blu; populisti, castristi o radicalchic) ci sono simpatici.

Oggi intervistiamo il leader dei Verdi Nicola Schönenberger, in corsa per un ambitissimo seggio in Municipio. Ha accettato senza esitare la nostra proposta e ci ha fornito, molto rapidamente, questo pregevole testo. Grazie Nicola.

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Francesco De Maria  Come si sente nel ruolo del cattivo?

Nicola Schönenberger  È il ruolo che tentano di affibbiarci alcuni fautori dei crediti per l’aeroporto. Dal punto di vista della buona gestione della cosa pubblica (razionale e non emotiva), dell’onestà verso i cittadini (inclusi i dipendenti), dell’accuratezza della spesa pubblica e degli sforzi per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, la prospettiva si capovolge.

Zali ha scritto uno o due giorni fa: e pensare che l’aeroporto era salvo! Il Gran Consiglio e il Consiglio Comunale lo avevano salvato? Perché mai sabotare la salvezza?

Non si salva una struttura che non fa che accumulare buchi finanziari semplicemente tappandoli a ripetizione (oltre 40 milioni in un decennio). Al limite la si salva ripensandola. Nella storia di LASA questo è il terzo “salvataggio” di questo tipo. In occasione del “salvataggio” precedente abbiamo sempre espresso l’intenzione di impugnare il referendum qualora non ci fosse stato un cambiamento di visione strategica ma solo un’ulteriore richiesta di crediti tappa buchi, basata su visioni immancabilmente sconfessate e su fumosi piani B, piani C o piani Z. I governi di Lugano e Bellinzona sono rimasti rigidi, non hanno avuto il coraggio di affrontare il dibattito sul futuro dello scalo. Ed ecco il prevedibilissimo referendum. Ora sembra che il governo giochi a poker o che, nel profondo, voglia cogliere l’occasione di liberarsi definitivamente dall’impiccio di un aeroporto senza futuro, scaricando la responsabilità sui referendisti e sul popolo che vota.

Gli oppositori hanno certamente delle ragioni. Ma quanto è stato approvato, a Bellinzona e a Lugano, non potrebbe anch’esso avere un senso? Come estremo tentativo, per essere sicuri di non avere tralasciato nulla…

Nell’aula del Consiglio Comunale a Lugano e del Gran Consiglio, il dibattito verteva sull’importanza di sanare i debiti e ricapitalizzare per poter avviare le trattative con i privati. Alla nostra domanda sullo stato di avanzamento delle trattative, il Municipio di Lugano ha risposto di aver saputo dell’interesse per l’aeroporto da parte di uno specifico gruppo di privati dai giornali e di averli in seguito incontrati informalmente per un caffè. Nessuna lettera di intenti, nessuna tabella di marcia, solo un caffè, ecco su quale base il Municipio luganese ha fatto votare 5.76 milioni al proprio parlamento. L’ipotesi che avrebbe dovuto giustificare la massiccia iniezione di capitale espressa nei messaggi governativi, ovvero lo studio di rilancio iperottimista dell’Uni di San Gallo, al momento dei dibattimenti nei parlamenti, era già cestinata, sconfessata dalla realtà a pochi mesi dalla sua pubblicazione.

Una sola domanda sul passato, io non voglio infierire. Per quanti anni, e come, si è sbagliato? Chi sono i colpevoli?

Non ci sono colpevoli. È il mercato ad aver decretato la fine dei voli di linea ad Agno, e con essa anche la fine della valenza pubblica e di buona parte della valenza strategica dello scalo. Si è sbagliato a non volere riconoscere (e tantomeno ad anticipare) una mutata realtà, condizionata dalla vicinanza degli scali lombardi, da Alptransit e dalla fine della piazza bancaria. Il chiaro segnale dato dal fatto che le compagnie che volavano o che avrebbero dovuto volare da Lugano si siano ritirate o siano fallite l’una dopo l’altra, è stato bellamente ignorato. Al più tardi dopo il fallimento di Darwin (a fine 2017) ma in verità già con la messa in servizio del tunnel di base del San Gottardo (dicembre 2016), il management di LASA, il suo Consiglio di Amministrazione e l’azionista avrebbero dovuto avviare profonde riflessioni strategiche. A queste si sono purtroppo preferiti gli atti di fede.

I voli di linea non ci sono più, nemmeno uno. Se i referendisti saranno sconfitti, torneranno?

I voli di linea non torneranno perché la situazione di mercato non non cambierà (vedi sopra). Anzi, in un’ epoca dove è necessario ridurre sempre più le emissioni di CO2, quel vettore dei trasporti  (l’aeronautica) che più di ogni altro è responsabile dei cambi climatici (in termini di kg x km trasportati), sarà sempre più sotto pressione. Gestire in proprio delle linee aeree, invece, costerebbe uno sproposito e non sarebbe efficiente.

Supponiamo che il Cantone dica No e Lugano Sì. A quel punto cosa succede?

Lugano avrebbe la forza di assumersi da sola l’onere di finanziare lo scalo. Si tornerebbe tuttavia alla situazione precedente con il Cantone disinteressato anche dal punto di vista strategico.

La sinistra rosso-verde ha promosso i referendum. Perciò viene aspramente accusata di buttare i lavoratori in strada…

È un’ accusa poco onesta e strumentale al voto. Non è il referendum che ha creato la disoccupazione all’Aeroporto di Lugano Agno ma la cessazione dei voli di linea, senza i quali circa 50 dei 75 collaboratori non sono più occupabili e questo già da ottobre 2019. I referendisti invece da mesi chiedono il finanziamento e la messa in opera rapida ed efficace di un ricollocamento nel settore privato, pubblico e parapubblico (trasporti, logistica, sicurezza…). I dipendenti sono stati strumentalizzati nel dibattito e, peggio ancora, a loro sono state date false speranze.

L’asso nella manica dei fautori è il famoso studio dell’università di San Gallo. Che giudizio ne dà?

In poco tempo da asso nella manica è diventato un due di picche, poiché alcune ipotesi che stavano alla sua base – voli di linea in primis – sono rapidamente cadute. Anche sul calcolo economico dell’indotto e dell’occupazione indiretta lo studio presenta debolezze metodologiche che portano a stime eccessive e business plans fantasiosi. Ma il problema di fondo non è tanto lo studio, quanto l’incapacità della committenza (il Municipio) nel definire realisticamente le ipotesi strategiche che lo studio avrebbe dovuto valutare. Un Municipio che nuovamente crede che le soluzioni arrivino senza dover fare alcuna riflessione, senza doversi assumere una leadership, ma semplicemente ingaggiando un consulente.

Lugano Airport produce – è stato a più riprese affermato –  200 milioni di indotto, un importo altissimo. A suo avviso è una stima affidabile?

La cifra non è stata rilevata statisticamente ma è essenzialmente estrapolata da dati provenienti da altri aeroporti regionali e da discussioni o sondaggi presso i portatori di interesse. Secondo questa stima, l’indotto relativo dell’aeroporto di Lugano – definito in termini di franchi di valore aggiunto prodotti dalle imprese all’esterno dell’aeroporto per ogni franco prodotto dentro l’aeroporto – sarebbe ben superiore a quello di Zurigo (ad Agno, ogni franco di VA prodotto dalle imprese dentro l’aeroporto di Agno ne genererebbe 2.55 supplementari; per l’aeroporto di Zurigo solo 1.63). Ci si può dunque interrogare sulla credibilità del valore aggiunto economico stimato a quasi 200 milioni di franchi.

Formulo un’ipotesi (tutto sommato plausibile): Lugano Airport sopravvive e continua, ma con la sola aviazione generale. Mi descriva e mi quantifichi il danno che ne avrebbe la città.

Se l’aeroporto dovesse sopravvivere si presenterebbero degli importanti costi di opportunità, (maggior beneficio di un investimento alternativo rispetto a quello prospettato). Nel caso dell’aeroporto ci si dovrebbe quindi chiedere se non sia più efficiente destinare i molti milioni previsti per tenerlo in vita alla formazione, ricerca, mobilità terrestre, riduzione delle emissioni a effetto serra, contenimento dei costi della salute, sostegno ai bassi redditi, sicurezza, alloggio accessibile, città più verde e attraente.

Da lungo tempo l’aeroporto declina, ma gli ultimi tre anni sono stati tremendi. Si ha il diritto di dire: hanno avuto tanta, tanta sfortuna?

Non mi è mai capitato di sentir parlare di sfortuna quando un’azienda è in difficoltà, a meno che le difficoltà non fossero causate da catastrofi naturali, da guerre o crisi politiche. Normalmente si parla di debolezze di conduzione, di errori strategici o di aziende vittime dell’innovazione dirompente in grado di travolgere e spazzare via interi rami di attività. È inconcepibile che LASA e Municipio si siano fatti sorprendere dal tracollo dell’aeroporto, annunciato da mille segnali, senza essere pronti né all’alternativa di un aeroporto senza voli di linea, né a quella della sua dismissione ordinata.

È una mia personale impressione che, mentre la Lega mostra determinazione e compattezza assolute, PLR e PPD si muovano sostanzialmente “a rimorchio”, sollevando obiezioni, esigendo garanzie, promettendo rigore… ma in un quadro di sostanziale accettazione. In particolare il PLR, dopo alcuni “sussulti dimostrativi”, si è allineato alle posizioni della Lega. Io non me l’aspettavo. E lei?

Speravo in una posizione più chiara da parte del PPD e, in particolare del PLR. Dopo aver criticato a gran voce il Messaggio municipale chiedendone il ritiro, il PLR non è riuscito a rimanere coerente al proprio pensiero e non ha osato andare fino in fondo. Il fatto che avremmo impugnato il referendum qualora fosse passata la linea del Municipo era annunciato e evidente da tempo. il PLR ha tentato una terza via con il proprio rapporto ma questo era carente, sia concettualmente che politicamente. Alla fine il PLR non ha voluto (o potuto) allearsi con la sinistra e ha preferito allinearsi alla lega, venendo meno, a mio modo di vedere, ai principi ideologici del partito stesso.

(una domanda birichina) Pensiamo alla campagna come confronto di idee e non come rissa. Se lei ricevesse l’incarico di concepire e allestire la propaganda del SÌ, quali argomenti userebbe?

Sapendo di non avere buoni argomenti razionali per difendere il sì, farei una campagna da un lato incentrata sull’onestà, ammettendo gli errori e presentando una progettualità concreta e credibile per ovviare ad essi. Dall’altro lato farei una campagna basata sulle emozioni, sul sogno di volare e sul sentimento di libertà che questo convoglia. In nessun momento userei i dipendenti come scudo umano per scongiurare il no o colpevolizzerei il cittadino che vota. Ambedue le cose sono irrispettose delle persone.

Le Comunali 2020 sono alle porte e la competizione a Lugano sarà molto dura. Il tema Aeroporto sarà al centro delle schermaglie. Ne trarranno un vantaggio i RossoVerdi? Oppure la Lega?

Se tutte le persone contrarie ai crediti per l’aeroporto votassero rosso-verde stravinceremmo. Evidentemente non sarà così e la competizione sarà serrata. Spero che l’approccio serio e responsabile che abbiamo con il dossier dell’aeroporto sia interpretato come esempio per l’approccio a tutti i dossier. Nella Lega, come d’altronde anche in altri partiti, ci sono numerosi contrari al credito LASA. Purtroppo vengono messi a tacere dai vertici del partito. Non è un bel segnale.

Ultima domanda. Le viene conferita, per miracolo, l’Onnipotenza (la sua parola è legge) e, con essa, il compito imperativo di alleviare il calvario di Lugano Airport. Che cosa fa?

Hahaha. Chiuderei l’aeroporto, offrirei ai dipendenti alternative professionali che corrispondano alle loro passioni e permettano loro di crescere ulteriormente. Sul sedime liberato creerei il terzo politecnico federale svizzero, lo stadio cantonale (non lo farei a Cornaredo) e il parco fluviale del Vedeggio. Riordinerei il complicato disegno del traffico nel comparto, ora tributario delle visioni di massiccio sviluppo delle attività aeroportuali, rendendolo più efficiente sia per i collegamenti che per l’uso parsimonioso del suolo.

Esclusiva di Ticinolive